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La valutazione oltre l’ideologia. Problemi e prospettive per il sistema universitario

A Roma il 27 giugno se ne discute in una tavola rotonda con la Ministra Valeria Fedeli.

26/06/2017
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Il 27 giugno alle ore 14,30 si terrà presso la sede della CGIL in corso Italia 25 una tavola rotonda sul tema della valutazione in Università.

Alla tavola rotonda parteciperà, oltre a Francesco Sinopoli, segretario generale della FLC CGIL, la Ministra Valeria Fedeli, il Rettore dell’Università del Salento Vincenzo Zara e il Prof. Alberto Baccini dell’Università di Siena. Coordinerà la discussione Alessandro Arienzo della FLC CGIL.

La tavola rotonda sarà trasmessa in diretta da Radio articolo 1.

Non vi è dubbio che gli attuali sistemi di valutazione e accreditamento, le loro concrete modalità di attuazione e gli esiti che ne stanno discendendo abbiano bisogno di una urgente e non rinviabile inversione di rotta.

La “valutazione” non deve essere usata come strumento punitivo o premiale, peraltro a invarianza di risorse, ma come aiuto ad individuare le criticità del sistema e a porvi rimedio. Le politiche di accreditamento e di certificazione di qualità non debbono essere strumento per la censura amministrativa degli atenei o avere come esito la burocratizzazione degli atenei.

Il sistema delle “classifiche” non funziona. La cosiddetta meritocrazia sta frammentando il sistema universitario italiano, indebolendolo, e legittima le diseguaglianze. L’università italiana, questo è un dato certo, ha perso dal 2008 migliaia di studenti (nonostante il recupero di immatricolati registrato quest’anno), di docenti, di personale tecnico-amministrativo e di dottorandi. I governi hanno ridotto i finanziamenti e l’Italia spende poco per il diritto allo studio, benché le tasse siano tra le più alte d’Europa. Il nostro paese investe percentualmente pochissimo nella ricerca.

Pensiamo che ci siano le condizioni per un diverso modello di valutazione, perché la “politica” riprenda il suo spazio di direzione e l’autonomia universitaria non sia svilita e sbeffeggiata.

Per fare questo occorre che il decisore politico e l’intera comunità universitaria prendano atto della necessità di cambiare a partire da investimenti concreti in diritto allo studio, personale e attività di ricerca.

Non servono per l’Università “superdipartimenti” o “superprofessori”, non servono risorse come quelle accantonate e non spese dal Istituto Italiano di tecnologia, serve più semplicemente incentivare i giovani allo studio, ridurre il precariato, rinnovare i contratti, sbloccare il turn over, dare dignità al lavoro. Cose che dovrebbero essere “normali” in un Paese moderno, ma che da noi appaiono invece come “straordinarie”.

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