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La certificazione dei rapporti di lavoro: Quale ruolo per le università?

Tra le molte novità contenute nel d. lgs. 10 settembre 2003, n. 276, attuativo delle deleghe contenute nella l. 14 febbraio 2003, n. 30, novità volte in vario modo a riformare il mercato del lavoro, particolare attenzione merita la nuova procedura di certificazione dei rapporti di lavoro.

05/11/2003
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Tra le molte novità contenute nel d. lgs. 10 settembre 2003, n. 276, attuativo delle deleghe contenute nella l. 14 febbraio 2003, n. 30, novità volte in vario modo a riformare il mercato del lavoro, particolare attenzione merita la nuova procedura di certificazione dei rapporti di lavoro.

La certificazione, nelle intenzioni del legislatore, ha molteplici finalità: tra l’altro, l’istituto dovrebbe ridurre l’incertezza in materia di qualificazione del rapporto di lavoro sia tra le parti del rapporto sia, soprattutto, nei confronti degli enti previdenziali e del fisco; ma dovrebbe anche consentire alle parti di realizzare un programma negoziale derogando ad alcune discipline altrimenti inderogabili.

È noto come già oggi le Università siano impegnate in un processo di riorganizzazione degli studi diretto a garantire una immediata "professionalizzazione" degli studenti. Ed è altresì noto come ormai il funzionamento delle Università, la loro crescita o, talvolta, la loro stessa sopravvivenza, dipendano sempre più dall’utilizzo di finanziamenti di privati a loro volta condizionati alla immediata utilizzabilità di invenzioni e brevetti oppure alla potenziale occupabilità a breve termine degli studenti e/o laureati.

In questo contesto, il d. lgs. n. 276/2003 amplia ulteriormente i compiti delle Università consentendo loro di svolgere un’attività organizzata di intermediazione tra domanda e offerta di lavoro e di reperire così opportunità di impiego per i propri studenti; ma anche di assistenza delle parti nella fase di stipulazione di alcuni particolari tipi di contratto di lavoro nonché di mediazione nel corso del tentativo obbligatorio di conciliazione che precede la fase giudiziale della lite.

Le nuove funzioni attribuite alle Università sembrano modificare sostanzialmente il loro ruolo e pongono numerosi dubbi e perplessità.

Vi è anzitutto il rischio che l’intero sistema educativo e formativo, e in particolare il ciclo di studi universitari, sia esclusivamente orientato verso contenuti e competenze che – essendo specificati in relazione ad una data impresa o alle imprese di un dato settore merceologico – migliorino l’immediata adattabilità dello studente ad un determinato contesto organizzativo e produttivo, ma a scapito di quella formazione di base, culturale e critica, fondamentale in sistemi basati sull’apprendimento continuo.

A mero titolo di esempio, merita poi di essere discussa l’idea di attribuire questi compiti ai docenti universitari, che in questo modo sottrarrebbero tempo e risorse preziosi alla ricerca e alla didattica per dedicarli alle nuove funzioni.

L’aspetto che più ci preme rilevare è l’attribuzione alle Università del ruolo di certificatore, vale a dire l’affidamento delle funzioni in questione ai docenti di diritto del lavoro.

Il compito più importante dei professori di diritto del lavoro è, infatti, quello di interpretare le leggi e il complessivo sistema normativo e quest’attività è posta in essere in continua dialettica con i giudici. Questo rapporto dialettico, che si nutre e proprio perché si nutre anche di reciproche critiche, si è sempre sviluppato in modo sereno portando a risultati scientifici assai fecondi. Da questo punto di vista, l’attribuzione del compito di certificatori ad una categoria così legata alla magistratura sembrerebbe voler attribuire all’atto di certificazione una sorta di resistenza maggiore nei confronti dell’accertamento del giudice. Tra l’altro, poiché in base allo schema di decreto legislativo l’attività di certificazione dovrebbe essere svolta sulla base di criteri e di indici elaborati dal Ministero del lavoro e non di quelli elaborati dalla giurisprudenza anche tenendo conto del contributo degli studiosi di diritto del lavoro, vi è il rischio di alterare e di minare quel rapporto di serena dialettica tra i giudici e i professori di diritto del lavoro.

A prescindere dalle valutazioni giuridiche e di politica del diritto, spesso contrapposte, espresse in relazione alla procedura di certificazione, pertanto, i sottoscrittori di questa nota ritengono indispensabile sottolineare e discutere pubblicamente gli aspetti critici e i rischi connessi al coinvolgimento nella "certificazione" delle Università e dei docenti di diritto del lavoro, così come previsto dall’art. 76 del decreto legislativo n. 276/2003. Alcuni sottoscrittori ritengono che i dubbi e i problemi sopra evidenziati siano di rilevanza tale da rendere inopportuno il coinvolgimento delle Università nell’attività di certificazione; altri ritengono invece che sia comunque indispensabile individuare e istituire regole e garanzie da osservare nell'esercizio della certificazione (quale, ad esempio, il divieto di certificare rapporti di lavoro il cui soggetto datore o committente risulti tra i finanziatori diretti o indiretti dell'università stessa, di iniziative di ricerca, convegni, ecc. o il divieto di affidare la certificazione a docenti che svolgano la professione legale). In ogni caso tutti riteniamo irrinunciabile una più approfondita e condivisa riflessione sul ruolo dell’istituzione universitaria, sui compiti del docente (anche nella sua veste di attore della giurisprudenza scientifica) nonché sulle connessioni esistenti tra Università, formazione e dinamiche del lavoro.

Invitiamo pertanto gli studiosi di diritto del lavoro e, in generale, coloro che si riconoscono nelle considerazioni svolte, ad inviare una mail di adesione all’indirizzo: appello_certificazione@yahoo.it , e invitiamo in ogni caso tutti, anche coloro che non condividono i contenuti del presente appello, a partecipare alla discussione, inviando il proprio contributo al forum che è stato aperto sul sito Labour Web (il forum è raggiungibile all’indirizzo http://www.lex.unict.it/eurolabor/forum/; per parteciparvi è necessario iscriversi prima al forum generale, seguendo le procedure indicate sul sito).

Hanno finora dato la loro adesione (in ordine alfabetico):

CRISTINA ALESSI, UNIVERSITÀ DI BRESCIA

P. GIOVANNI ALLEVA, UNIVERSITA' DI ANCONA

AMOS ANDREONI, UNIVERSITA' LA SAPIENZA DI ROMA

MARZIA BARBERA, UNIVERSITA' DI BRESCIA

VINCENZO BAVARO, UNIVERSITA' DI BARI

OLIVIA BONARDI, UNIVERSITA' DI MILANO

ANTONIO DI STASI, UNIVERSITA' DI ANCONA

M. GIOVANNI GAROFALO, UNIVERSITA' DI BARI

GIORGIO GHEZZI, UNIVERSITA' DI BOLOGNA

LUCIANA GUAGLIANONE, UNIVERSITÀ DI PAVIA

NICOLETTA LAZZARINI, UNIVERSITA' DI MILANO

VITO LECCESE, UNIVERSITA' DI BARI

ANTONIO LO FARO, UNIVERSITÀ DI CATANIA

MASSIMO PALLINI, UNIVERSITA' DI MILANO

VITO PINTO, UNIVERSITA' DI BARI

FRANCO SCARPELLI, UNIVERSITA' DI MILANO-BICOCCA

CARLO SMURAGLIA, UNIVERSITA' DI MILANO

TIZIANA VETTOR, UNIVERSITA' DI MILANO-BICOCCA

GAETANO ZILIO GRANDI, UNIVERSITA' DI VENEZIA

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