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L'Anvur scopre l'acqua calda e si diverte a stilare classifiche

La presentazione dei dati relativi alla Valutazione della Qualità della Ricerca (VQR) per gli anni 2004-2010 conferma tutte le nostre perplessità circa le metodologie e l'impianto ideologico imposto dal consiglio direttivo dell'ANVUR.

17/07/2013
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Presentati dall’ANVUR i dati della VQR 2004-2010 (Valutazione della Qualità della Ricerca) relativi a 95 Università, 12 Enti di Ricerca vigilati dal MIUR, oltre a 26 tra Consorzi Universitari ed altri Enti di Ricerca che si sono volontariamente sottoposti alla valutazione.

Dopo una breve introduzione del Presidente dell’ANVUR, i dati sono stati illustrati dal Prof. Sergio Benedetto, coordinatore della VQR.

La mole di informazioni e di dati è imponente, sono ben 186.000 i prodotti presi in considerazione. I rapporti dei GEV, insieme alle numerose tabelle, propongono un quadro  di sicuro interesse per i tantissimi elementi di riflessione, per l'estensione e il dettaglio dei dati, e meritano quindi una lettura attenta e cauta da parte dell'intero sistema della ricerca italiano. Invece il lavoro di 2 anni, costato certamente non poco in termini di impegno e di risorse, è stato ridotto a scoop giornalistico e ad una sequela di inutili pagelline su chi è più bravo e su chi è più ciuccio. Che questi sarebbero stati gli esiti di un approccio “ideologico” alla valutazione lo avevamo previsto. Appare invece evidente che la metodologia utilizzata per stilare questi elenchi non trova riscontro in alcun paese al mondo dove esiste una analoga agenzia o un analogo esercizio di valutazione come ad esempio quello inglese.

Con queste classifiche si è “scoperto l’acqua calda”, premiando strutture più ricche e collocate in contesti territoriali ed economici in cui è più facile attrarre risorse. E si è stilato inutili e fuorvianti elenchi di strutture più o meno cattive che non tengono adeguatamente conto di dimensioni, caratteristiche territoriali e storiche, specificità e articolazioni interne. È quindi evidente che, per rincorrere i titoli sui giornali, si è fatta un’operazione di presentazione di dati, che importanti ed utili se ben intepretati e ponderati, diventano così fuorvianti anche per famiglie e studenti ed in generale per il Paese.

Lo scopo della valutazione di sistema, pur necessaria, viene in tal modo travisato nelle finalità. Invece che strumento di sostegno al ministero ai fini di raccogliere quegli elementi informativi utili al miglioramento del sistema, diventa strumento di natura punitiva che rischia solo di scatenare una competizione infruttuosa, se non dannosa, tra i nostri atenei e enti di ricerca nonché la giustificazione per un'ulteriore riduzione della spesa.

Pensare che parte consistente del finanziamento alle Università, e agli Enti di Ricerca vigilati dal Miur possa essere ripartita tramite una lettura distorta e ingenua dei prodotti della ricerca è cosa allarmante. Indipendentemente dalla quantità di dati raccolti si tratta comunque di decidere come valutare i risultati e rifiutare parte consistente della metodologia adottata dall'Anvur. Del resto, in questi due anni sono stati rilevati più volte i limiti di questo esercizio di valutazione – sistematicamente ignorati dall'Anvur bollando tutto ciò che veniva loro obiettato con “non vi ascoltiamo perché voi non volete la valutazione”. Ci limitiamo a segnalare l'interessante articolo pubblicato su ROARS che evidenzia come la distribuzione statistica dei dati, se utilizzata per stilare classifiche, finisce per favorire tendenzialmente le strutture più piccole su quelle più grandi falsando ogni lista di più o meno meritevoli.

Pertanto bene ha fatto il Ministro Carrozza, nel concludere i lavori, a ricordare che spetta alla politica decidere come allocare le risorse utilizzando i dati raccolti. Ma la preoccupazione resta forte ed occorrerà essere molto attenti perché in sede di approvazione del FFO (fondo per il finanziamento ordinario) alle Università si analizzino correttamente e con attenzione i dati raccolti non affidandosi alle classifiche Anvur. Ed importante sarà il ruolo che potrà svolgere in questo caso il Consiglio Universitario Nazionale, organo di consulenza del Ministro ma anche rappresentativo dell’intero sistema universitario.

Il caso specifico degli enti di ricerca è ancora più pernicioso. La scelta di obbligare i ricercatori degli enti a presentare 6 prodotti anziché 3 come se l'attività di trasfermimento tecnologico, servizio, monitoraggio e in generale tutta la terza missione degli enti sia secondaria era ed è palesemente sbagliata. Ma non solo. La stessa comparazione tra strutture così diverse è seplicemente puerile oltre scientificamente falsa.

Come si potrebbe dubitare che un ente nato nel 2003 come l'IIT - quindi con 0 attività in quell'anno - abbia nel tempo, ed in corrispondenza di un enorme finanziamento che non ha equivalenti nelle strutture statali, un indice di miglioramento clamoroso rispetto a una grande struttura come il CNR, che risente di una ventennale politica di definanziamento? Oppure che utilizzare ingenti risorse per finanziare progetti di ricerca esterni all'ente con firme pesanti, come nel caso dell' IIT incrementa qualunque indice citazionale? La domanda verà da porsi è, semmai, per quale ragione un ente nato per produrre innovazione tecnologica finanzia la ricerca pura. Forse perchè è l'unico modo di incrementare il proprio peso nella comunità scientifica a fronte di una debolezza plateale di risultati della missione principale per cui è nato?

In sostanza gli indicatori utilizzati dall'Anvur sono, per gli enti valutati, platealmente parziali e non funzionali ad un'efficace analisi comparativa delle performance. Ragion per cui il Ministro ha affermato che i dati NON saranno utilizzati per ripartire la quota premiale del FOE che richiede come già ricordato dalle Commissioni cultura di Camera e Senato una profonda revisione.

Il sistema degli enti richiede, invece, interventi urgenti come indicato nel volantino distribuito dalle organizzazioni sindacali ieri alla presentazione dei dati VQR.

Il modello di lettura di questi dati elaborato dall'ANVUR, come da noi spesso denunciato, si dimostra alla prova dei fatti dannoso e inadeguato, in ritardo rispetto ai sistemi di valutazione adottati dagli altri paesi occidentali e inutilmente arrogante nello stilare punteggi per strutture talora spesso incomparabili. Se c’è qualcuno da bocciare questo è proprio l’ANVUR.