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L'ANVUR scarica sul ministero gli errori e le incertezze dell'abilitazione scientifica nazionale

La FLC CGIL chiede la rimozione dei vertici dell'agenzia.

18/09/2012
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Nel suo documento del 14 settembre l'Anvur ha risposto in maniera parziale alle richieste di chiarimenti circa le modalità di calcolo delle mediane e le procedure per le abilitazioni nazionali, scaricando le responsabilità per le difficoltà incontrate sull'impianto normativo ambiguo e sul ministero.

L'Anvur ammette di aver lavorato su una banca dati largamente incompleta e scarsamente affidabile, basata su dati volontariamente inseriti dai docenti, e richiama la necessità di dotarsi quanto prima del'ANPReS, l'Anagrafe nominativa dei professori ordinari e associati e dei ricercatori e delle pubblicazioni scientifiche. Se il richiamo a dotarsi di una vera ed efficace anagrafe nazionale della ricerca è condivisibile - più volte in questi anni la nostra organizzazione ha richiamato tale necessità - appare tardiva l'ammissione dell'Anvur dei limiti delle banche dati adottate per costruire gli indicatori della produttività scientifica nazionale e definire delle mediane, limiti che fino ad oggi questa Agenzia ha sempre minimizzato.

L'Anvur ammette quindi le difficoltà incontrate nel portare a termine il proprio lavoro nei tempi stretti dettati dal Ministero. Se non possiamo che essere solidali con tutti quei lavoratori e collaboratori dell'Anvur che hanno dovuto lavorare anche in pieno agosto nella convinzione di essere impegnati in una importante opera di servizio al sistema della ricerca del paese, dobbiamo ricordare che di queste complessità del sistema la responsabilità è in primo luogo dell'Anvur. Non è infatti accettabile che nel documento pubblicato si richiamino le ambiguità connesse al calcolo della mediana addebitandole al DM 76, quindi in buona sostanza al Governo. È necessario infatti ricordare che è stata l'Anvur stessa, in contrasto col parere dell'intera comunità scientifica a proporre il criterio della mediana come strumento per la costruzione degli indicatori di produttività scientifica nei suoi documenti preparatori. Allo stesso modo è l'Anvur che ha voluto a tutti i costi individuare e selezionare riviste di cosiddetta "classe A" a dispetto delle cautele cui più volte l'intera comunità scientifica ha richiamato. Nei fatti, ci pare che il DM 76 abbia recepito le ambiguità di un processo voluto in questa forma e in queste modalità innanzitutto dall'Anvur, e ci preme ricordare come, fino a ieri, evidentemente ancora ignaro dei nuovi orientamenti dell'Agenzia, qualche collaboratore abbia addirittura difeso le ingiustizie che un tale sistema poteva determinare rivendicando una funzione d/Epurativa.

L'Anvur ammette, peraltro, e con uno sconcertante candore, che "l'algoritmo basato sulle mediane è decisamente più selettivo per i settori bibliometrici che per quelli non bibliometrici". Che questo sia l'effetto dell'applicazione di uno strumento inadeguato, della volontà di favorire alcuni settori a scapito di altri, o - per contro - del sostanziale disinteresse verso le scienze umane e sociali, crediamo renda palese il fallimento di questo sistema.

Ancora, e senza entrare nel merito delle ragioni "tecniche" e degli errori che hanno spinto a modificare più volte le mediane - errori di cui pagheranno le conseguenze i nostri ricercatori e il sistema della ricerca nel suo complesso - appare dallo stesso documento Anvur come siano state necessarie operazioni di modifica, aggiustamento e "pesatura" dei dati che vanno al di là del mandato del decreto.

Appare tardivo anche il tentativo di allegerire le critiche e tacitare i malumori della comunità scientifica, e magari di evitare i prossimi ricorsi, affermando che le commissioni possono decidere di abilitare anche candidati che non superino le mediane. Come se si possano ignorare o giustificare i gravissimi limiti pur di dotare le commissioni di indicatori quantitativi quali che siano dati "gli esiti non ottimali" dei precedenti meccanismi concorsuali. Secondo l'Anvur - che fa' proprio un ruolo di chiarificazione legislativa che non gli spetta - il DM 76 sarebbe sufficientemente chiaro circa l'autonomia delle commissioni, e sarebbe colpa della malizia di qualche "esegeta" se pochi negli atenei italiani hanno capito come stanno veramente le cose. Che a chiedere chiarimenti sia stato lo stesso CUN  evidentemente non basta a suggerire all'Anvur che, forse, la scarsa chiarezza era nelle continue e contraddittorie affermazioni dei membri del Suo direttivo e dei suoi collaboratori oltre che in un decreto mal scritto.

Per quanto ci riguarda, riteniamo che solo il Ministro possa fare chiarezza sulla corretta interpretazione del decreto anche se, a questo punto, riteniamo urgente che si intervenga con un nuovo dispositivo regolamentare che azzeri le inaffidabili mediane prodotte dall'Anvur sostituendole, quali indicatori di produttività scientifica, con i parametri CUN.

Ci pare insostenibile correre il rischio che il percorso abilitativo venga bloccato dai ricorsi che vengono in queste ore preparati e che quanto scritto nel documento Anvur non farà che alimentare. Sorge quasi il sospetto che si volesse fin dall'inizio far arenare il percorso abilitativo così da bloccare sine die ogni reclutamento nei nostri atenei. Chiediamo quindi al Ministero che dia da subito certezze sui tempi dei prossimi bandi per contrastare quella attesa "da ultima spiaggia" che si respira nei nostri atenei. Peraltro, in assenza di scadenze precise e di una periodicità certa dei bandi temiamo il riprodursi di conflitti e lacerazioni nei nostri atenei tra futuri abilitati in attesa di opportunità di concorsi o chiamate e docenti non abilitati in attesa dell'opportunità di abilitazione.

Per contro continuiamo a ritenere che un ruolo autorevole ed effettivamente autonomo dell'Anvur sia auspicabile e necessario, e siamo preoccupati che la cattiva conduzione della Vqr prima, e delle procedure abilitative oggi, possano azzerare la credibilità dell'Agenzia e del suo ruolo cui, non dimentichiamo, sarà demandato a breve l'avvio dei percorsi di accreditamento di corsi e sedi. Riteniamo pertanto che sia necessario un rapido cambiamento dei suoi attuali vertici.