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Il Mattino di Napoli: Ricercatori-professori: la Camera boccia la riforma

Maggioranza battuta in aula alla Camera sul provvedimento che avrebbe trasformato i ricercatori universitari in professori di "terza fascia".

07/03/2001
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Maggioranza battuta in aula alla Camera sul provvedimento che avrebbe trasformato i ricercatori universitari in professori di "terza fascia". A sorpresa è stato bocciato per una manciata di voti il primo articolo del testo, che contiene proprio la norma che istituisce questo nuovo ruolo dei docenti degli atenei. Il provvedimento di fatto è bocciato e visto che la legislatura è agli sgoccioli difficilmente potrà vedere la luce.

E ovviamente c'è stato un momento di forte sconcerto in aula al momento della proclamazione del risultato. I no sono stati 208 (tra cui numerosi esponenti della maggioranza), 191 i sì, 13 gli astenuti.

I Ds hanno accusato il Polo e il "partito trasversale"che vuole mantenere lo status quo negli atenei. Fabrizio Bracco, Giuseppe Petrella e Giovanna Griffagnini sostengono che "la Casa delle libertà ed il partito trasversale di coloro che vogliono difendere lo status quo nelle Università italiane hanno affossato in Parlamento, dopo un iter di tre anni, il disegno di legge che avrebbe finalmente riconosciuto ai ricercatori italiani ciò che hanno fatto e fanno da dieci anni, cioè insegnare".

"È un voto vergognoso - tuonano i Ds - che dovranno giustificare a migliaia e migliaia di persone che con grande sacrificio e dignità insegnano anche in nome ed in conto di chi oggi non ha voluto riconoscere un loro diritto. Non approvando questa legge hanno anche precluso a tanti giovani la strada dei contratti di ricerca e di avviamento all'insegnamento, nuovi strumenti di reclutamento".

"Molto si è detto e scritto in questi giorni, attribuendo ai sostenitori del provvedimento l'intenzione di disgregare l'Università italiana. In realtà ciò che si voleva ostacolare - sostengono i deputati della Quercia - era l'estensione ai ricercatori dell'elettorato attivo e la possibilità di partecipare agli organi accademici, consentendo il loro coinvolgimento diretto nelle decisioni relative all'organizzazione della vita didattica. Per noi si trattava di concludere una storia, iniziata nel 1980 con la legge 382, che voleva favorire una riorganizzazione della docenza universitaria capace di combinare una crescente qualificazione dei docenti e dei ricercatori con la necessità di prevedere diversi gradi di docenza".

Ovviamente la Casa delle Libertà rigetta e ribalta le accuse dei Ds. "La responsabilità della bocciatura della norma, che intendeva trasformare i ricercatori in professori di terza fascia, è tutta del governo e di una parte della maggioranza. Si è voluta forzare la situazione senza dare risposte alle innumerevoli proposte di compromesso avanzate in Commissione e in conferenza dei capigruppo da molti gruppi parlamentari", questo il commento di Forza Italia alla Camera.

"Non abbiamo mai avuto nulla contro i ricercatori - osserva Giuseppe Palumbo - ma la norma così come il governo e i Ds volevano portare avanti aveva più i connotati di una sanatoria preelettorale che quella di una revisione dello stato giuridico della docenza universitaria, che deve essere attuato al più presto. Governo e Ds sono stati sordi alle nostre proposte. Hanno bloccato il provvedimento generale di riordino della docenza, cercando il colpo di mano sui ricercatori".