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Cisl Università: Lettera aperta al Ministro Zecchino sul ddl che riforma lo stato giuridico dei docneti universitari

Il Ministro scopre che nell'Università è necessaria, per la didattica, una figura di supporto alla stessa.

06/03/2000
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AL SIG. MINISTRO
DELL'UNIVERSITÀ E DELLA RICERCA SCIENTIFICA E TECNOLOGICA

Il Ministro scopre che nell'Università è necessaria, per la didattica, una figura di supporto alla stessa.

Individua, a tal fine, nel ricercatore universitario lo strumento idoneo per svolgere questo "delicatissimo compito".

È logico domandarsi se, nel replicare in VII Commissione, il Ministro abbia dimenticato che esistono già precise norme legislative le quali assegnano anche al ricercatore universitario l'attività piena di svolgere una funzione docente.

Dimentica, altresì, che sul tema di assegnare ai soggetti che in questi ultimi 20 anni si sono sforzati di impegnarsi per il fine istituzionale dell'Università, che da 2 anni quasi tante componenti accademiche, politiche, e sindacali hanno offerto delle loro valutazioni tese a suffragare l'accettazione del principio che anche i ricercatori universitari contribuiscono alla didattica e alla ricerca e che gli stessi sono anche interessati a sottoporre la loro attività al giudizio sia della comunità scientifica e sia della società civile.

Appare dunque quanto mai sorprendente che nel momento in cui si sta ipotizzando una nuova figura del docente universitario da offrire per il pieno raggiungimento degli obiettivi che le nuove disposizioni normative sulla didattica si prefiggono, il Ministro decida di "inventare" una nuova figura di supporto alla didattica.

È ancora più sconcertante l'affermazione testuale secondo cui "la questione della istituzione della III fascia docente sia non questione di principio ma contingente".

È lecito domandarsi se nel giudizio del Signor Ministro questa componente del mondo universitario sia solo un peso che si deve rendere marginale.

Appare, altresì, chiaro, che si creeranno seri problemi interni nella categoria dei ricercatori se dovesse avere una conseguenza pratica l'affermazione dello stesso Ministro circa la necessità che si debbano distinguere due categorie di ricercatori, quelle che hanno affidamenti e quella che non li hanno. Ora dobbiamo ricordare che se non tutti i ricercatori sono pienamente impegnati con affidamenti didattici, ciò è stato conseguenza delle specifiche scelte di alcune Facoltà, che hanno inteso rinunziare a queste risorse umane, e non per la mancanza di requisiti scientifici nei ricercatori.

Infine dobbiamo segnalare che, a fronte di una valutazione residuale del problema e dei soggetti, lo stesso Ministro replicando sul tema delle fasce docenti si intrattiene ben più a lungo di quanto egli stesso non faccia su altri punti significativi del suo DDL. Allora delle due l'una, o il tema dei docenti è per il Ministro veramente centrale (e dunque va chiarito anche a lui che le diversità funzionali delle varie fasce della docenza sono il risultato di un sistema fortemente concentrato sul ruolo) oppure è auspicabile si finisca di tirare in ballo la dignità della docenza al solo scopo di conseguire obiettivi diversi e non conclamati.

Ed in ultimo dobbiamo con dispiacere constatare che, innovare costa e che se manca il coraggio di muoversi nella direzione del riformismo vero probabilmente non si ha neanche il diritto di assumersi rilevanti responsabilità politiche.

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