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Aspettando Godot

L'annuncio dei 2.500 posti da professore associato.

25/09/2012
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A dispetto della tradizionale riservatezza ligure, il Ministro Francesco Profumo non perde un’occasione per dare sfogo alla sua loquacità, puntualmente amplificata dalla stampa. Dopo il lancio del concorso sulla scuola, l’ultima réclame del ministro è il finanziamento della seconda tranche del reclutamento (straordinario) da parte del Miur di 2.500 docenti di seconda fascia, da realizzarsi a marzo 2013. Ci eravamo certamente accorti che una “stanca” campagna elettorale era iniziata e che l’ex rettore del Politecnico subalpino nutrisse ambizioni politiche, ma la gravità della depressione economica e finanziaria imporrebbe serietà e non annunci. Il ministro ricorda invece Pozzo, uno dei personaggi del capolavoro di Beckett, e si comporta con la stessa durezza (verso i precari, gli studenti fuoricorso, gli statuti universitari che deviano dalla legge Gelmini) e benevolenza, annunciando lo stanziamento di ipotetiche risorse.

Il proclama del ministro ha due obiettivi: il primo è quello attirarsi del consenso, di far intravedere delle possibilità di reclutamento alle Università che tirano la cinghia in virtù del DLgs 49 del 28 marzo 2012 (era Profumo) e della spending review, come se la legge tremontiana 133/2008 non fosse bastata; il secondo è quello di dare una giustificazione all’Anvur, il Moloch burocratico che ha di fatto esautorato la competenze ministeriali per l’università e la ricerca. L’Agenzia nazionale per la valutazione, bandendo il concorso per l’abilitazione nazionale ha dato una grande prova di volubilità, alternando darwinismo sociale e aggiustamenti opachi, balzi in avanti e immediati contorcimenti, in sintesi un efficientismo sbandierato e rinnegato nei fatti.

Il reclutamento universitario è una materia seria e 2.500 posti da associato, pur sembrando un numero straordinario in periodo di blocco del turn over, sono una vera miseria in confronto ad un sistema universitario che dal 2009 perde 2.000 docenti (professori e ricercatori) di ruolo all’anno. Bisognerebbe invertire questa tendenza invece di alimentare la solita guerra tra i ricercatori a tempo indeterminato (di ruolo) la manciata di ricercatori a tempo determinato di tipo “b” e la marea di ricercatori precari che a migliaia sono stati dismessi dal 2009 con uno stillicidio calcolato. Quest’ultimi, nel caso avessero l’abilitazione dovrebbero superare un concorso locale, che gli atenei non bandiranno data la scarsità di risorse.

Questa è la parola chiave: le risorse che non verranno stanziate e saranno difficilmente reperibili da questo governo, che continua nella logica neoliberista dei tagli al settore pubblico. Con il calo programmato del Pil, dovuto anche alle manovre restrittive dell’esecutivo Monti, e la mancata volontà politica di combattere l’evasione fiscale, si può davvero credere che ci saranno i soldi per finanziare 2.500 associati? Che sarebbero soltanto un pannicello caldo per la decadenza dell’università e della ricerca italiana. Il ministro conosce bene la strategia di investimenti nella scuola e nell’università adottata venti anni fa in Corea del Sud: reclutamento e risorse crescenti al sistema della formazione e della ricerca. Invece di adottare soltanto la parte punitiva (l’indebitamento degli studenti per sostenersi agli studi), caldeggi quella positiva fatta da un ampio reclutamento programmato negli anni e di stanziamenti per la ricerca, che ci porti alla pari con i paesi davvero sviluppati, come la Germania. E’ diventato oramai common sense che senza investimenti nei settori della conoscenza non si esce dalla crisi e soprattutto non si sviluppa una politica economica adeguata al presente. Ma i “professori” del governo sono impermeabili a questa argomentazione, nella ricerca di risparmi che colpiscono il Welfare state e, nel frattempo, 3.800 scuole pubbliche dovranno staccare internet perché non possono pagare la bolletta.

Se proprio si vuol imporre un’avvedutezza nella gestione dei fondi statali, si dovrebbe chiudere l’Anvur, nata male e cresciuta peggio, il cui numero di commissari, esperti valutatori, tagliatori di teste a vario titolo costa un patrimonio. Si riservino queste risorse a concorrere allo sblocco del turn over e ad una crescita dell’organico universitario.

Tuttavia sappiamo già che il ministro continuerà la sua politica degli annunci e di rottamazione del sistema formativo italiano Aspettando Godot, anzi En Attendant Godot, per avere un’aurea internazionale ed essere filologicamente precisi.

Nel frattempo non stiamo ad aspettare e scendiamo in piazza il 28 settembre con lo sciopero generale dei comparti Afam, Università, Ricerca insieme al pubblico impiego, per continuare la mobilitazione per tutto i mese di ottobre.

Coordinamento nazionale lavoratori precari della conoscenza FLC CGIL