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Approvato il ddl n. 4735 sullo stato giuridico della docenza universitaria

d.d.l. governativo n. 4735 sullo stato giuridico della docenza universitaria

01/09/2004
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La Segreteria nazionale della Federazione lavoratori della Conoscenza - CGIL, nel prendere atto dell'approvazione da parte della Commissione Istruzione della Camera del d.d.l. governativo n. 4735 sullo stato giuridico della docenza universitaria, deve constatare che le modifiche apportate all'originario d.d.l. sono ben lontane dall'accogliere le istanze avanzate dal grande movimento di protesta che si è sollevato contro le proposte del Governo.
In primo luogo, la tecnica normativa utilizzata rimane quella della delega al Governo, che sottrae al dibattito in Parlamento e con le forze sociali la effettiva definizione delle norme.

Nel merito, restano inaccettabili
- la messa ad esaurimento del ruolo dei ricercatori,
- l'articolazione, a regime, della docenza su due sole fasce e la permanente confusione tra reclutamento e progressione di carriera,
- l'abolizione della distinzione tra tempo pieno e tempo definito, che consente ai docenti di svolgere indiscriminatamente libera attività professionale, sottraendo tempo ed impegno alle attività istituzionali
- la troppo ampia possibilità di affidare insegnamenti a personale reclutato senza concorso, il cui trattamento economico e normativo è lasciato nel vago.

In questo quadro, la stessa limitazione nel tempo dei contratti di avviamento alla docenza, in sé positiva, è destinata a rimanere un dato meramente formale, essendo facile prevedere che, senza un adeguato incremento del numero dei professori di ruolo, agli otto anni previsti dal d.d.l. si aggiungerà un numero indeterminato di anni con contratti di insegnamento prima di poter accedere ad un concorso. Inoltre, gli attuali ricercatori sono ingiustificatamente penalizzati: vengono infatti chiusi nel ghetto del ruolo ad esaurimento e da esso usciranno con grande difficoltà, essendo facile prevedere che incontreranno notevoli ostacoli per vincere un concorso nelle fasce superiori in concorrenza con i più giovani perché questi ultimi, se non vincono il concorso, dovranno lasciare l'Università. Il contentino dell'attribuzione del titolo di professore aggiunto, senza il diritto ad insegnare e subordinata ad una valutazione di idoneità da parte di una commissione nominata dalla facoltà, è solo una parodia del ricco dibattito sul riconoscimento della funzione docente.
Né è accettabile l'introduzione di una parte variabile nella retribuzione del docente senza prevedere alcuna forma di contrattazione collettiva sui criteri di attribuzione e di variazione.

Le modifiche apportate confermano sostanzialmente il disegno complessivo di una Università che deve affrontare compiti sempre più complessi con un numero d docenti stabili sempre più ridotto, affidando una parte crescente dei compiti didattici a personale precario, reclutato senza concorso e privi di ogni garanzia di un trattamento economico e normativo dignitoso. Questo disegno ha come ovvia conseguenza il decadimento dell'intero sistema e l'indebolimento della sua funzione sociale di promozione di un sistema produttivo fondato sulla ricerca, l'innovazione e la qualità delle risorse umane. Ed è questo, appunto, che rifiutiamo. E' evidente come, con questo disegno, si sconti - o, forse, si persegua - un decadimento dell'intero sistema ed un indebolimento della sua funzione sociale (salvi, naturalmente, pochi fiori all'occhiello: le cd. punte di eccellenza).

Roma, 1 settembre 2004