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AFAM: inspiegabile ritardo del MIUR nell’attuazione del Decreto che prevede la stabilizzazione di 191 posti di personale TA

La FLC CGIL chiede l’immediata pubblicazione delle graduatorie, dando sicurezza al personale interessato.

31/10/2019
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Lo scorso 2 settembre abbiamo espresso grande soddisfazione per il Decreto del presidente della Repubblica del 23 agosto 2019 con cui il MIUR è stato autorizzato ad assumere a tempo indeterminato 191 unità di personale Tecnico e Amministrativo del settore AFAM a decorrere dall’anno accademico 2018/2019.

Il Decreto, tra l’altro, ha recepito l’articolo 1 comma 653 della Legge di bilancio 2018 (legge 205/17) che consente la maggiorazione del 10% della spesa per le stabilizzazioni, come la FLC CGIL ha sempre chiesto all’Amministrazione.

Ad oggi il MIUR continua a bloccare la pubblicazione della graduatoria degli aventi diritto alla stabilizzazione e ad ignorare la richiesta della FLC e delle altre sigle sindacali per un incontro sui criteri di ripartizione del contingente e sulla tempistica delle assunzioni.

Tale ritardo sta comportando un forte disorientamento nelle istituzioni rispetto alla possibilità di prorogare i contratti in essere in mancanza di chiare indicazioni ministeriali, con possibili conseguenze sulla continuità nell’erogazione degli stipendi. Una situazione davvero grave in gran parte determinata, da un lato, dal forte ritardo con cui si sta realizzando la riorganizzazione del MIUR e, dall’altro, del depauperamento di personale della struttura ministeriale deputata a seguire l’Afam. È comunque intollerabile che queste vicende ricadano sulle spalle dei lavoratori precari che operano nelle istituzioni.

Torniamo a segnalare che nonostante la consistenza dei numeri di assunzione a tempo indeterminato, nell’anno accademico 2019/2020 rimarranno comunque privi di titolare oltre 200 posti di personale TA. È urgente la definizione di un piano assunzionale che riduca a livelli fisiologici l’utilizzo del personale precario, come tra l’altro l’Unione europea continua a chiedere all’Italia.