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AFAM e pandemia: l’inerzia del Ministero alimenta il disorientamento delle istituzioni

Occorre conciliare il diritto alla formazione con il diritto alla salute e alla sicurezza sul posto di lavoro.

16/11/2020
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Il 6 novembre 2020 è entrato in vigore il decreto del presidente del consiglio dei ministri del 3 novembre 2020 che prevede ulteriori restrizioni finalizzate a ridurre l’impatto sempre più devastante, della pandemia in corso ormai da mesi nel nostro Paese come in gran parte del mondo.

La novità più rilevante del provvedimento è la classificazione delle Regioni in tre aree corrispondenti a differenti livelli di criticità.

Dal 15 novembre, in base alle ordinanze del Ministero della salute del 4 e del 13 novembre 2020, le Regioni sono così classificate:

Area gialla: Lazio, Molise, Provincia autonoma di Trento, Sardegna, Veneto

Area arancione: Abruzzo, Basilicata, Emilia Romagna, Friuli Venezia Giulia, Liguria, Marche, Puglia, Sicilia, Umbria

Area rossa: Calabria, Campania, Lombardia, Piemonte, Provincia autonoma di Bolzano, Toscana, Valle d'Aosta.

Per ciascuna di queste aree sono previste sia disposizioni di carattere generale che specifiche riguardo alle istituzioni dell’alta formazione artistica e musicale.

Era necessario, a questo punto, che il Ministero dell’Università e della Ricerca emanasse specifiche indicazioni nazionali, molte delle quali devono essere condivise con le organizzazioni sindacali per le evidenti ricadute sul rapporto di lavoro. Stiamo assistendo, invece, ad un imbarazzante silenzio del MUR che sta alimentando un grave disorientamento nelle istituzioni che stanno adottando provvedimenti spesso totalmente in contraddizione l’uno con l’altro.

Vediamo alcuni dei punti (non tutti) che richiederebbero un urgentissimo intervento:

  • Spostamenti. Nelle istituzioni afam è normale che vi siano docenti e/o studenti che si spostano settimanalmente da una parte all’altra dell’Italia. Il MUR deve chiarire, assumendosi le relative responsabilità, se questi spostamenti siano coerenti con le disposizioni generali che limitano il più possibile la mobilità delle persone, tenuto altresì conto che l’anno accademico terminerà tra undici mesi e mezzo. Ciò è particolarmente rilevante per coloro che lavorano o studiano nelle “regioni rosse” e per coloro che abitano in tali regioni e si devono recare in altra regione soprattutto con diverso grado di criticità (giallo e arancione). È chiaro che una decisione di questo tipo non può essere demandata alla singola istituzione o al singolo docente.
  • Comitato regionale di coordinamento delle Università. Il dpcm del 3 novembre riguardo alle attività didattiche delle università e alle attività direttamente o indirettamente connesse, fa riferimento al comitato regionale di coordinamento delle Università. Secondo alcuni tale comitato fornirebbe pareri per la ripresa delle attività anche per le istituzioni afam. Senza entrare in diatribe di tipo normativo, segnaliamo che nella quasi totalità delle regioni a tale comitato non partecipano le istituzioni afam. Laddove il comitato ha fornito delle indicazioni la situazione è la seguente:
    • in Lombardia tutte le istituzioni hanno sospeso le attività in presenza (compresa l’Accademia di Brera che è la più grande istituzione afam del nostro Paese), tranne il Conservatorio di Milano. Ad eccezione di quest’ultima, nessun’altra istituzione cita nei provvedimenti di sospensione il parere del comitato di coordinamento
    • in Piemonte i Conservatori continuano, con diverse modalità, ad essere aperti, mentre l’Accademia di Torino ha sospeso le lezioni in presenza.

È evidente che nell’attuale quadro normativo, è il MUR a dover fornire indicazioni e non i comitati regionali.

Da segnalare, riguardo alle altre regioni rosse alla data del 14 novembre, che in Calabria, in provincia di Bolzano e in Valle d’Aosta le istituzioni, nessuna esclusa, hanno sospeso l’attività in presenza.

  • Laboratori. Secondo il dpcm del 3 novembre 2020 possono essere consentite le attività di laboratorio. In assenza di indicazioni da parte del MUR, questa volta da concordare con le organizzazioni sindacali viste le ricadute sulla prestazione di lavoro, la situazione è la seguente:
    • Per alcune istituzioni ricadono nelle suddette attività quelle che prevedono l’uso di laboratori
    • Per altre ci si deve riferire, invece, alle attività indicate in specifiche disposizioni ministeriali relative alla definizione della frazione dell’impegno orario di lezione per credito formativo che deve essere riservata alle diverse tipologie dell’offerta formativa. In particolare
  • per i Conservatori si tratta dell’art. 1 del DM 154/09

Tipologia dell’offerta formativa

Percentuale delle ore di lezione per credito formativo

Lezione individuale

da 6% a 24%

Lezione d’insieme o di gruppo

da 12% a 48%

Lezione collettiva teorica o pratica

da 24% a 60%

Laboratorio

da 32% a 80%

  • per le Accademie di Belle arti l’articolo 1 del DM 158/09

Tipologia dell’offerta formativa

Ore di lezione per credito formativo

Lezione teoriche

da 6 a 9

Attività teorico-pratiche

da 10 a 15

Attività di laboratorio

da 20 a 30

  • Per alcune istituzioni tranne le discipline teoriche, tutte le altre sono assimilabili a laboratorio
  • Per alcuni Conservatori sono possibili solo le lezioni collettive (ad es. il Conservatorio di Torino) per altri sono consentite solo quelle individuali.

Appare evidente che sia necessario un forte intervento nazionale che serva a superare la confusione tra diversi livelli di governo che, scaricandosi sulle singole istituzioni accademiche, ha fatto emergere come rebus irrisolvibile la conciliazione del diritto alla formazione con il diritto alla salute e alla sicurezza sul posto di lavoro, troppo spesso facendo ricorso, facile scorciatoia, al principio della responsabilità individuale.

Al tempo stesso è necessario arginare il fai da te dietro cui c’è una concezione del tutto errata di autonomia delle istituzioni che rischia di trasformarsi in disordine sistemico ed endemico del sistema delle autonomie.

Al contrario occorre rafforzare l’idea di un sistema nazionale dell’alta formazione artistica e musicale che garantisca gli stessi diritti a tutti i lavoratori e a tutti gli studenti in ogni parte del Paese.

Tutto ciò anche per non disperdere gli sforzi in atto e che condividiamo, per ridare slancio a un settore da troppi anni messo ai margini delle scelte strategiche ministeriali.