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A giorni al Senato la legge sulla docenza universitaria. Prevede per ricercatori e assistenti gli stessi diritti e doveri degli altri docenti.

Arriva in dirittura di avvio al Senato la proposta di legge che prevede provvedimenti urgenti sulla docenza universitaria e in particolare sui ricercatori.

23/02/1999
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di Domenico Iervolino
Commissione Cultura
Comitato politico nazionale del PRC

Arriva in dirittura di avvio al Senato la proposta di legge che prevede provvedimenti urgenti sulla docenza universitaria e in particolare sui ricercatori.

Si tratta di un testo che unifica le proposte di vari gruppi fra cui quello di Rifondazione comunista Russo Spena e Cò. La legge, se approvata in tempi rapidi, oltre a riguardare direttamente circa ventimila docenti, rappresenterebbe un passo avanti nella democratizzazione dell'università.

La proposta prevede, infatti, che ricercatori e assistenti di ruolo vengano riconosciuti come professori di terza fascia con diritti e doveri uguali agli altri docenti, sia per quel che riguarda l'autogoverno dell'università che la gestione dell'attività didattica e di ricerca.

Nel 1981 la figura dei ricercatori fu istituita senza emanare contestualmente il relativo stato giuridico. Ma in concorsi svoltisi in questi 17 anni non sono riusciti a trasformare i ricercatori in docenti a pieno titolo, sia per l'esiguità dei posti disponibili, a causa dei tagli per la spesa dell'istruzione, sia per le ben note distorsioni con cui i concorsi sono gestiti nel nostro Paese, sicché i ricercatori sono restati in una sorta di limbo giuridico, mentre sempre più con l'andar del tempo una parte crescente dell'attività didattica è stata ad essi affidata ed è anche cresciuta la mole dei contributi scientifici da loro forniti.

Ormai è divenuto un dato di conoscenza comune a livello internazionale che non c'è corrispondenza in Italia tra gerarchie accademiche e qualità scientifica dei singoli. Gli Statuti delle università hanno in molti casi ampliato funzioni e diritti degli strati inferiori della docenza. Ma anche queste limitate conquiste sono ora in forse, in mancanza di una legge, per effetto di una recente sentenza del TAR di Palermo che, su istanza dei settori più conservatori delle gerarchie accademiche, ha invalidato lo Statuto dell'Ateneo palermitano, determinando la crisi degli organi di autogoverno. Tale sentenza rischia di fare testo in tutta Italia.

Peraltro, c'è una diffusa consapevolezza della necessità di dare ai ricercatori una sorta di risarcimento, riconoscendone le funzioni effettivamente svolte e i diritti di cittadinanza all'interno dell'università. Vari gruppi senatoriali hanno perciò presentato proposte: la Commissione competente ha proceduto ad unificarle in un testo unico, nel quale sono state recepite in buona parte le posizioni di Rifondazione che, a sua volta, aveva tenuto conto, nella stesura del proprio progetto, delle richieste unitarie delle organizzazioni sindacali, confederali e non. Ulteriori miglioramenti al testo possono essere ancora ottenuti: di nuovo, i senatori di Rifondazione hanno fatto proprie tutte le proposte di emendamento unitariamente presentate dalla categoria.

Ma è soprattutto necessario battere le resistenze sorde degli ambienti più conservatori delle università e vincere le timidezze del Governo e della maggioranza nei loro confronti (mentre settori della destra politica cercano, invece, di cavalcare lo scontento della base).

Di qui l'importanza dell'iniziativa di Rifondazione, che deve svolgere il ruolo di punto di riferimento a sinistra in tutta questa spinosa materia. La proposta in questione è solo un segmento del discorso del nostro partito sia sull'università che sulla docenza universitaria. Noi ci siamo dichiarati da sempre, infatti, per un ruolo unico dei docenti, per congrui aumenti degli organici che permettano l'accesso di forze nuove di giovani studiosi in connessione con l'espansione del diritto allo studio e per meccanismi di avanzamento all'interno del corpo docente basati su periodiche verifiche per tutti i professori ad ogni livello e non su concorsi che restano, anche con la nuova normativa approvata lo scorso anno, sottoposti in ampia misura al controllo dei gruppi di potere accademico, che procedono inevitabilmente con logiche di cooptazione. Abbiamo presentato organiche proposte nelle scorse legislature ed all'inizio dell'attuale, indicando come priorità lo stato giuridico dei docenti che, come abbiamo visto, si attende da anni e che, presumibilmente, nemmeno questo Governo varerà.

Abbiamo ragione per temere che ancora una volta le prospettive di una seria riforma vengano rinviate o stravolte, e si proceda con provvedimenti o di tipo corporativo o in direzione del rapporto privilegiato università-industria.

Per questo riteniamo importante ottenere dei provvedimenti urgenti, anche parziali, che rafforzino la possibilità di sviluppare un movimento di lotta per la democratizzazione della docenza universitaria, obiettivo essenziale non solo per gli strati attualmente emarginati della docenza universitaria, ma per tutti coloro che nell'università operano, avendo di mira un'università democratica e capace di soddisfare la domanda sociale di istruzione e cultura.