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Un altro stanziamento della legge 440…

...naturalmente “piegato” pro riforma.

11/10/2005
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Con la nota Prot. 5568/A5 sul “Piano pluriennale per la valorizzazione e il potenziamento dell’educazione motoria, fisica e sportiva nella Scuola Primaria nel contesto dell’educazione globale della persona come previsto dalla Legge 18 marzo 2003 n. 53” il MIUR compie un nuovo intervento, presentato con prassi amministrativa, nei confronti delle scuole.

Ancora una volta dobbiamo sottolineare che il direttore del dipartimento non ha ritenuto di informare le organizzazioni sindacali del progetto, finanziato con 10 milioni di euro della 440/97, pur prevedendo un utilizzo del personale non proprio coerente con le norme contrattuali sottoscritte e condivise anche dal Ministro.

L’iniziativa, sorta per “valorizzare e potenziare l'educazione motoria, fisica e sportiva nella scuola Primaria e dare attuazione alle Indicazioni Nazionali della Riforma della scuola” prevede che le scuole, per l’arricchimento dell’offerta formativa, possano richiedere risorse per implementare le attività motorie in orario obbligatorio.

L’accesso alle risorse presuppone che le scuole presentino propri specifici progetti la cui valutazione e validazione è affidata agli uffici provinciali (che grande nostalgia per i vecchi provveditorati e il burocratico centralismo amministrativo) e regionali di Educazione Fisica.

I progetti, non obbligatori, per promuovere l’educazione motoria devono rispondere alle Indicazioni Nazionali, al Profilo educativo, culturale e professionale (PECUP) e agli obiettivi specifici di apprendimento (OSA).

Per realizzarli si afferma che possono “ essere inseriti, se necessario, docenti e/o esperti con specifiche esperienze, professionalità e competenze in ordine alla progettazione, programmazione e realizzazione delle attività ludico-motorie e presportive nell’ambito della scuola Primaria (docenti in possesso della laurea in Scienze motorie o del diploma ISEF, docenti di educazione fisica in servizio all’interno dell’istituto comprensivo, docente di educazione fisica di altra scuola collegata in rete; laureati in Scienze motorie o diplomati ISEF operanti in associazioni sportive del territorio, o esperti a contratto presso le istituzioni scolastiche).

Può capitare che le scuole si rivolgano ad esperti esterni, anche se l’attività motoria, soprattutto nella scuola primaria, dovrebbe indirizzarsi alla crescita unitaria e armoniosa delle bambine e dei bambini, nel rispetto dei diversi ritmi di crescita, favorendo l’unitarietà dell’apprendimento.

Per questo diventa difficile capire come un esperto possa (e debba?) possedere una: “una progettualità scolastica scandita per unità di apprendimento, proponendo compiti adatti ai bisogni degli alunni, capaci di far maturare le competenze richieste dalle diverse aree del profilo, attraverso lo strumento specifico dell'attività motoria, fisica e sportiva”. E soprattutto chi ne misura e valuta tali competenze che, per inciso, sono proprie della professionalità docente?

FLC ritiene ancora più grave che, per gli insegnanti che partecipino all’attività con l’esperto (ritenuto evidentemente il detentore della progettualità scolastica, non una competenza al servizio della progettualità collegiale dei docenti) venga “promesso” un premio, il riconoscimento di attività di formazione in servizio, secondo parametri che verranno definiti a livello nazionale (quando? Da chi? A posteriori?) certificata dal Dirigente scolastico. E, promessa ancora più ambigua, “sono promosse” (Da chi? Quando? Per chi?) “intese con le Università per l’eventuale riconoscimento di crediti formativi”.

FLC, pur ritenendo importante l’attività motoria per la crescita armoniosa e serena di ogni alunno, considera che la responsabilità del progetto educativo è e resta della scuola, degli insegnati che elaborano ogni giorno strategie didattiche in base ai bambini “veri” che hanno di fronte, le cui competenze non possono in alcun modo essere delegate ad altri.

Di conseguenza la funzione degli esperti non può che essere quella di supporto al progetto didattico, non sostitutiva; in realtà il testo sembra preludere più ad una lettura dell’attività “pro legge 53” che ad una scelta funzionale all’attività motoria, basta vedere la misera quantità di risorse impegnate per capire la pregnanza dell’obiettivo.

Infine il riconoscimento della formazione in servizio ai docenti, nella forma generica, ammiccante ed indefinita con cui è scritto, nega quanto previsto nel CCNL e mette in discussione il lavoro collegiale della progettazione, oltre al profilo professionale dei docenti.

Roma, 11 ottobre 2005

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