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Secondo ciclo: le osservazioni della FLC Cgil sul regolamento dei licei

Inviato nei giorni scorsi un documento al MIUR sulla bozza di regolamento dei licei.

11/06/2009
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A seguito dell’incontro del 4 giugno scorso sul regolamento relativo ai licei la FLC Cgil ha inviato nei giorni scorsi al MIUR il documento che segue che contiene pareri e osservazioni sulle principali novità del testo. Va da se che le critiche qui contenute si sommano a quelle più generali espresse in documenti precedenti. Nuovi approfondimenti sui diversi aspetti verranno da noi pubblicati nei prossimi giorni.

Roma, 11 giugno 2009
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Osservazioni della FLC Cgil in merito alla bozza di regolamento dei licei

La FLC Cgil esprime apprezzamento per il fatto che anche il MIUR abbia convenuto che il Liceo scientifico tecnologico ed un indirizzo liceale di tipo sociale, già diffusi sul territorio nazionale in via sperimentale, andassero mantenuti, così come per il fatto che anche quel passaggio che per il solo liceo classico indicava la preparazione ai fini di tutte le facoltà universitarie sia stato tolto. E’ la dimostrazione che se il confronto fosse più costante forse si potrebbero o si sarebbero potute smussare anche altre questioni.

In merito al settore dei licei, infatti, quello di venerdì scorso è stato il secondo incontro: il precedente risale alla metà di ottobre. Tutto il resto è stato frutto o di un dialogo a distanza, o di incontri di corridoio o di occasionali confronti in qualche convegno periferico. Qualche incontro ufficiale in più è stato fatto per gli istituti tecnici e professionali, nulla sul fronte del riordino delle classi di concorso (quello di lunedì 8 giugno è il primo e, temiamo, anche l’ultimo in merito a questo complicato argomento.
Nel prendere atto di questi pochi miglioramenti del testo, rileviamo, però, la mancata presa in considerazione di molte delle osservazioni che la FLC Cgil aveva già avanzato. Anzi denunciamo il peggioramento di alcune delle misure e delle condizioni di attuazione, quasi a compensazione della “apertura” su alcune istanze.

Di seguito i punti che riteniamo più critici:

  • La mancanza di unitarietà. Il sistema dei licei si presenta come privo di coerenze, sia al suo interno e che col resto della secondaria superiore, e la mancanza di un’area comune soprattutto nei bienni lascia intendere che l’innalzamento dell’obbligo a 16 anni, che partirà dal prossimo settembre parrebbe essere un “problema” dei soli tecnici e professionali (che invece hanno un biennio fra loro unitario), mentre i licei continuano ad essere “un’altra cosa”: in qualche modo si prefigura una struttura pesantemente duale dell’intera scuola secondaria superiore, in cui sarà pressoché impossibile ripensare e rivedere le scelte iniziali.

  • L’avvio sulle prime e sulle seconde. L’idea di partire con i nuovi ordinamenti nel 2010 non solo con le prime ma anche con le seconde classi, nega, smentendo in modo a dir poco discutibile il fondamento del patto formativo fatto all’inizio del percorso con le famiglie; mette gli alunni in difficoltà, di fronte ad un percorso illogico, non coerente con lo svolgimento dei programmi, e svela, ancora una volta, che la finalità di queste misure non è quella di offrire agli alunni una preparazione efficace, ma solo quella di fare cassa. C’è da chiedersi come faranno quelle scuole che cessano del tutto indirizzi e sperimentazioni perché soppresse dal novo ordinamento: costringeranno gli alunni di seconda a traslocare in nuove sezioni o persino in nuove scuole o già da quest’anno 2009-10 per queste scuole avrà di fatto inizio l’attuazione, in forma di chiusura di alcuni indirizzi?

  • L’orario ridotto dei bienni. I licei (tranne gli artistici e i musicali) presentano un orario di 27 ore nel primo biennio (parzialmente compensato solo nel liceo classico da un triennio a 31 ore): si tratta di un arretramento pesante sia per gli alunni sia per gli insegnanti, con effetti che accentuano le differenze interne al sistema secondario e persino all’interno di quello liceale e che servono soprattutto ad un fine contabile producendo un taglio ulteriore di organici variabile dal 2% all’8% a seconda delle sezioni di liceo.

  • Il comitato scientifico. Avanza anche qui l’idea della gestione paritetica con il mondo aziendale e le sue logiche. La sua sede viene “addolcita” con la definizione “comitato scientifico” anziché “comitato tecnico-scientifico” come nel caso dell’istruzione tecnica e professionale. Ma la scomparsa del termine “tecnico” rivela al tempo stesso ignoranza sul senso di questi comitati (che non sono tecnici perché sono negli istituti tecnici, ma perché svolgono un compito tecnico!) e prevenzione verso tutto ciò che è concreto, manuale, operativo. In altre parole la scuola secondaria superiore pare debba essere fortemente duale e segregante nella testa di chi la sta delineando, mentre quello che conta è costruire un comitato con la presenza aziendale, che risponda cioè a logiche di potere, non tanto perché abbia una sua logica ed utilità!

  • La limitazione dell’opzione scientifico-tecnologica ai soli licei. Oggi circa i due terzi delle sperimentazioni scientifico tecnologiche sono negli istituti tecnici. Pur comprendendo che dal punto di vista ordinamentale il diploma scientifico-tecnologico appartiene all’area scientifica, va tenuto presente il valore che ha rappresentato l’introduzione di uno sbocco scientifico negli istituti tecnici proprio alla luce di quella caratteristica di innovazione e di mobilità verso gli studi universitari che si è voluta sottolineare per gli istituti tecnici in tutti gli attuali documenti. D’altra parte la rigidità amministrativa è finita con la fine delle direzioni generali nazionali di settore e anche da parte di questo Ministero si è sempre sottolineato il fatto che le future scuole sarebbero state per lo più Istituti di Istruzione Secondaria Superiore multindirizzi e multisezioni. Ha forse cambiato idea il Ministero? O forse questo non vale per i licei?

  • La mancanza di laboratori nell’opzione scientifico-tecnologica. Il Ministero insiste molto sulla laboratorialità Ma poi dice che la laboratorialità non va confusa con i laboratori. Ma è pensabile una opzione scientifica e un’opzione scientifico-tecnologica senza i laboratori? Sappiamo bene che questo comporta un organico di insegnanti tecnico-pratici Ma il Ministero si è dimenticato che ha ereditato una quota di insegnanti di laboratorio dalle province e li ha parcheggiati in una classe C900 considerandoli in soprannumero? La laboratorialità non si esaurisce certo nei laboratori, ma non può farne a meno, tanto più quando, come nel caso dei licei, si tratta di laboratori sperimentali, non di laboratori applicativi.

  • La limitazione ai licei musicali. Si prevedono 40 licei musicali e 10 coreutici: non si dà alcuna spiegazione, né appare comprensibile quella eventualmente implicita, di questi numeri che risultano piuttosto casuali, non corrispondendo neppure alle sedi dei Conservatori, che sono circa 80, a cui pure li si vorrebbe legare. Oltre al dato numerico “esoterico”, la giudichiamo una misura fuori luogo e non corrispondente alla necessità, da anni rilevata, di dotare il sistema di istruzione secondario del nostro paese di un percorso educativo specifico per la musica e le arti, complessivamente intese. Il liceo musicale e coreutico deve essere un nuovo liceo a tutti gli effetti, che nasce con tutte le garanzie di qualunque altro liceo, con la sua identità educativa, che lo ponga esattamente sullo stesso piano degli altri licei, nessuno dei quali ha finalità professionalizzanti, pur essendo articolati in diversi indirizzi; con un suo organico, definito sulla base del profilo educativo che si vuole realizzare. La cura e la formazione del solo “genio” artistico non può essere la motivazione della sua istituzione, che invece va realizzata per una educazione corretta e compiuta di giovani che possono, una volta acquisita la giusta formazione liceale, decidere di svolgere le tante e diversificate funzioni in ambito musicale e coreutico, ben al di là del solo concertista o ballerino, come pure di proseguire studi universitari e/o terzari di altro genere. Va, quindi, modificata nella sostanza la scelta indicata nella proposta, delineando per tali licei un futuro prossimo, a regime, autonomo e ben definito nella sua identità e autonomia, ancorché prefigurando una fase di transizione di legame con i conservatori, che abbia però una scadenza precisa.

  • L’assorbimento degli istituti d’arte. Si dà per scontata una condivisione generalizzata dell’assorbimento degli istituti d’arte nei licei artistici e per questo si insiste su una maggior caratterizzazione dell’opzione design, all’interno dell’indirizzo architettura, ambiente e design. Ma in questo modo avremmo di fatto tanti indirizzi quanti sono, per lo meno, i materiali su cui si esercita questo design. In altre parole si comprimono le specializzazioni, azzerando quel patrimonio, tutto italiano, frutto di una preparazione artistica, manuale diffusa, ad oggi garantita dagli istituti d’arte, che consentono anche una qualificata attività di conservazione del nostro ricchissimo patrimonio artistico, ma nello stesso tempo la semplificazione di cui tanto si parla rimane solo sulla carta E poi la possibilità, inserita nell’ultima versione, di convenzioni con le regioni ai fini, presumiamo, del rilascio di qualifiche triennali, risulta un ibrido, che non risolve i problemi derivanti da una soppressione degli attuali istituti d’arte e rende confusa e contraddittoria la loro collocazione nel sistema dei licei.

  • Sezioni, indirizzi, opzioni, flessibilità e materie facoltative. Il Ministero ha molto sbandierato i termini “riordino” e “semplificazione” contro un presunto disordine dovuto al moltiplicarsi di ordinamenti e sperimentazioni, ma in realtà i 6 licei ufficiali, a loro volta articolati in sezioni, indirizzi e opzioni, diventano 12 (in origine quelli ufficiali, di ordinamento, erano solo 3: classico, scientifico, artistico).

    Molti dell’artistico poi si differenzieranno per i diversi materiali (design del metallo e del legno non sono la stessa cosa!).

    Inoltre si prevede un 20% di flessibilità nel primo biennio e all’ultimo anno e un 30% nel secondo biennio: vuol dire che da 5 a 10 ore settimanali, ovvero una a quattro materie, a seconda dell’indirizzo e della classe, potrebbero cambiare. E questo cambiamento può essere deciso non solo dalla scuola ma anche dalla regione.

    Inoltre il Ministero prevede, in organico di diritto, una serie di materie opzionali in base a presunti soprannumeri che risulterebbero dalle operazioni di taglio, ma che potrebbero essere consolidati grazie al ricorso a dotazioni “private” delle scuole, in qualche modo anticipando il ricorso a risorse private che potrebbero essere acquisite con le fondazioni.

    Pur non essendo contrari all’arricchimento dell’offerta formativa e alla curvatura delle risorse secondo le esigenze, ci pare che l’insieme di tutti questi elementi, incerti e molto diversi fra loro, produca una situazione di grandi disparità fra i diversi licei e territori e soprattutto di grande confusione, se non si pongono “paletti” adeguati.

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