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No alla privatizzazione dei corsi di lingua e cultura: l’interrogazione parlamentare al Ministro Terzi dell’on. Gianni Farina del PD

Dopo l’approvazione al Senato il decreto sulla spending review passa all’esame della Camera. L'On Farina avverte che, qualora il Parlamento trasformasse senza modifiche quanto previsto dal Governo, si determinerebbe, a regime, l'annullamento di ogni presenza pubblica nell'insegnamento della lingua italiana all'estero e, di conseguenza, di ogni collegamento con il nostro sistema scolastico nazionale.

11/06/2012
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Non v’è dubbio che se il progetto di totale esternalizzazione dei corsi di lingua e cultura dovesse trovare suo pieno recepimento anche alla Camera ci troveremo di fronte ad un vero e proprio colpo di mano da parte del Ministro Terzi tanto da segnare, in maniera inequivocabile, una pericolosa deriva privatistico/populista senza precedenti per l’intero sistema nazionale di istruzione.

Nella sua  interrogazione parlamentare, urgente e con risposta scritta, l’on.le Gianni Farina - deputato del PD eletto nella circoscrizione estero - mette in piena evidenza i pericoli,  le  criticità e le contraddizioni presenti nel disegno ministeriale.

L’operazione centrata sul ritiro, benché graduale, del contingente statale utilizzato per lo più nell’area europea, produrrebbe un duplice effetto negativo. Da un lato farebbe crescere ulteriormente la spesa anziché ridurla, per via del costo del lavoro più oneroso del personale assunto in loco. Dall’altro segnerebbe, in via definitiva,  la fine del sistema dei corsi di lingua e cultura italiana all’estero voluto prima dal legislatore della legge 153/71, recepita dal D.Lvo 297/94 ovvero dal Testo Unico sulla Scuola, fortemente legato al nostro sistema nazionale di istruzione.

L’attuale sistema, fondato su una presenza qualificata e diretta della iniziativa pubblica sebbene ridotta, verrebbe sostituito da un altro alternativo tutto  incentrato sulla iniziativa del privato e del privato sociale finanziato lautamente dallo Stato, connotato fortemente da una totale assenza di regole, privo di una qualsiasi governance  pubblica e decisamente discutibile sia sotto ogni profilo giuridico/ordinamentale/istituzionale che didattico/pedagogico.

Il Ministro Terzi, più che ragionare con l’accetta e con la logica di accontentare le istanze di feudalizzazione in nome di una pseudo spending review, deve convincersi che il sistema dei corsi di lingua e cultura italiana all’estero ha urgentemente bisogno di essere riformato come invocano i nostri connazionali all’estero e i vari progetti di legge presentati in Parlamento, tra i quali quello dello stesso on. le Gianni Farina. Sarebbe ora che quei disegni di legge e quelle istanze, fortemente ancorate sulla centralità dell’intervento pubblico,  vengano presi in debita considerazione. Come pure sarebbe ora che il Ministro Terzi e tutto l’apparato burocratico/diplomatico del MAE cominciassero a pensare alla scuola, alle istituzioni e alle iniziative scolastiche italiane all’estero come un investimento determinante per rilanciare la nostra politica culturale che proprio sulla promozione della lingua e della cultura italiana nel mondo ha il suo asse strategico.

Il Ministro Terzi deve convincersi che la razionalizzazione della spesa del MAE deve passare inevitabilmente aggredendo altre voci di spreco e di privilegi di cui il bilancio del suo dicastero è pieno  eppure  non vengono nemmeno sfiorate dalla sua proposta di “spending review”.

Giustamente l’on.le Farina nell’interrogazione chiede al Ministro il perché prima di recepire la “famigerata” relazione finale della commissione da lui stesso voluta non abbia preso in considerazione di convocare le Organizzazioni sindacali della scuola, titolari di contrattazione con il MAE dando, così, piena esigibilità all’accordo sul lavoro pubblico recentemente sottoscritto con il Ministro della Funzione pubblica.

In questa circostanza il metodo è anche merito soprattutto perché quella relazione, come lo stesso on.le Farina sottolinea e come ha evidenziato la FLC CGIL, è decisamente carente da un punto di vista dell’analisi in quanto non vengono presi in piena considerazione le ricadute economiche, politiche, istituzionali e giuridiche di una proposta costruita solo a scopi puramente ideologici e quindi strumentali.

Una scelta a dir poco discutibile sul piano delle relazioni sindacali, tanto che le OO.SS. hanno chiesto un urgente incontro già prima che la spending review fosse varata dal Senato.

Solo grazie all’interrogazione parlamentare o alle pressioni esercitate dalle OO.SS. il Ministro ha finalmente convocato le Confederazioni della scuola per il giorno 12 giugno p.v.  Per quell’incontro il Ministro ha delegato altri a rappresentarlo, ossia l’amb. Maurizio Melani e Min.Plen. Carla Zuppetti,  Direttori Generali rispettivamente del Sistema Paese e degli Italiani all’Estero, evitando di fatto di assumersi la responsabilità diretta del confronto.

Ciononostante la FLC CGIL e le altre OO.SS. ci saranno ed esprimeranno le ragioni della loro posizione di netta contrarietà alla privatizzazione del sistema e la richiesta esplicita di ritiro della proposta del MAE, dichiarandosi pronti ad un confronto serio e costruttivo per un organico riordino del sistema per dare ai nostri connazionali all’estero un sistema pubblico di istruzione e formazione di qualità.

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