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Scuola: Prove di riforma. I provvedimenti varati dal Consiglio dei Ministri

Il Consiglio dei Ministri con il decreto Bersani sulle liberalizzazioni e un disegno di legge, introduce modifiche al sistema scolastico nella scuola superiore. Previste anche agevolazioni fiscali per le donazioni.

29/01/2007
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Un decreto e un disegno di legge per introdurre alcune modifiche all’impianto della Legge 53/03 riguardante la scuola superiore e per introdurre le stesse agevolazioni fiscali previste per le donazioni alle fondazioni, anche alle scuole.
Con questi mezzi il Ministro Fioroni ha scelto di avviare la “sua” riforma della scuola, in particolar modo di quella superiore. Le due misure sono state varate ieri dal Consiglio dei Ministri, con molta enfasi sui giornali che si sono sbilanciati a parlare di cancellazione della riforma Moratti. In realtà di questa sono cancellati solo due licei, il tecnologico e l’economico, per ridare spazio agli attuali istituti tecnici e professionali, con qualche aggiustamento a quanto sembra.

Ma andiamo con ordine: dei due provvedimenti il primo, cioè il decreto, sarà contenuto all’interno del decreto Bersani (e quindi avrà una più rapida attivazione, salvo eventuali modifiche in sede di conversione parlamentare), il secondo, cioè il disegno di legge, avrà un iter proprio, con tanto di approvazione parlamentare (e quindi con tempi più lunghi).

Il decreto prevede sostanzialmente tre punti:

  1. il già citato mantenimento degli istituti tecnici e professionali che sostituiscono i licei economico e tecnologico, definiti dalla Legge 53/03 e dal D.lgs 226/05;

  2. la costituzione di poli tecnico-professionali (almeno uno per provincia) in cui convivono istituti tecnici, istituti professionali, le strutture formative previste dalla finanziaria 2007 che deriveranno da accordi fra il MPI e le singole regioni, e gli IFTS (trasformati in non meglio precisati istituti tecnici superiori );

  3. la detassazione delle donazioni a favore della scuola, finalizzate all’innovazione tecnologica, all’edilizia scolastica e all’ampliamento dell’offerta formativa. I soggetti che fanno le donazioni non potranno far parte del consiglio d’istituto e della giunta esecutiva delle scuole che ricevono tali donazioni.

Per quello che riguarda la scuola superiore, il decreto sembra riportare la situazione a quella attuale con il recupero degli istituti tecnici e di quelli professionali, si apre invece un grosso punto interrogativo sui cosiddetti poli tecnico-professionali che comprendono le fantomatiche strutture formative, e la formazione tecnica superiore.
Una riverniciata e una sistematizzazione di pezzi che attualmente già agiscono nel sistema dell’istruzione: istituti, IFTS, percorsi triennali (ma non dovevano andare ad esaurimento?), enti di formazione, con una discreta confusione su ruoli, compiti e funzioni, soprattutto nei riguardi dell’obbligo di istruzione.
Per quello che riguarda il terzo punto, le agevolazioni fiscali per le donazioni, è evidente il forte rischio di distribuzione ineguale di tali finanziamenti e quindi di sostanziale iniquità fra le scuole più fortunate e scuole meno fortunate. La promessa di istituire un fondo di perequazione conferma tale rischio, non sventandolo completamente, infatti la sua efficace applicazione desta più di un sospetto.

Il disegno di legge prevede invece una più organica, ma non meno discutibile, trattazione dell’impianto scolastico attraverso:

  1. un non meglio precisato potenziamento dell’istruzione tecnica e professionale che dovrebbe consistere in un avvicinamento ulteriore dei due percorsi e in raccordo con la formazione professionale, l’università, la ricerca e il mondo del lavoro, nonché in una delega al Ministro a ridurre il numero degli indirizzi;

  2. un raccordo tra gli istituti tecnici e professionali e l’istruzione e formazione professionale (il quadro si complica ulteriormente, e tornano i dubbi sul reale significato dell’innovazione);

  3. una delega al Ministro per la revisione degli organi collegiali che preveda l’ingresso nella giunta esecutiva di rappresentanti di enti locali, aziende, terzo settore ecc. (ma non gli autori delle donazioni) e l’istituzione di un comitato tecnico che monitori il pof;

  4. l’istituzione di un fondo perequativo per compensare i dislivelli di donazioni tra le scuole.

Nel merito del disegno di legge, per i primi due punti rimandiamo a quanto pubblicato due giorni fa, per il resto:

  • il testo continua a muoversi nell’equivoco sull’esistenza di un secondo canale annacquato nel gioco molteplice e confuso dei raccordi ( e delle denominazioni);

  • si ipotizza un sistema di deleghe anche su punti ampi e scottanti come la riforma degli organi collegiali;

  • si tenta di parare con qualche garanzia (il fondo perequativo, la non partecipazione dei “donatori” alla gestione scolastica) le critiche emerse sull’assimilazione delle scuole alle fondazioni.

Occorre tenere presente che il disegno di legge, essendo sottoposto all’approvazione parlamentare, potrà essere oggetto di una battaglia e di un confronto più lungo.

Entrambi i provvedimenti meritano alcune nostre osservazioni sul metodo e nel merito:

Sul metodo: per l’ennesima volta siamo di fronte a scelte in cui la scuola reale non è stata coinvolta né direttamente né attraverso le sue rappresentanze più significative: in perfetta continuità con il passato si continua a fare “riforme” in perfetta solitudine, all’ombra di commissioni misteriose, senza alcuna interlocuzione democratica, ...salvo per il "Progetto ASCOLTO".

Nel merito: anche a voler prendere per buone le rassicurazioni sulle fondazioni (ma persino l’analogia è inopportuna!), nell’insieme il modello che ne esce non è per niente rassicurante.
Riesce difficile districarsi nella pluralità di definizioni e comprendere il progetto che sta dietro: “istruzione tecnico-professionale”, “istituti tecnici”, “istituti professionali”, “poli tecnico-professionali”, “formazione professionale”, “istruzione e formazione professionale”, “istruzione e formazione tecnica superiore”, “istituti tecnici superiori” e persino “strutture formative accreditate per il conseguimento di qualifiche professionali”.
E’ difficile sfuggire all’impressione di un pasticcio rimescolato, che cerca di salvare capra e cavoli!

Roma, 29 gennaio 2006

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