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Rispediamo al mittente le accuse di Berlusconi!

Un coro unanime reagisce con indignazione alle affermazioni del Presidente del Consiglio. Scrivi a rispondiamoaberlusconi@flcgil.it

03/03/2011
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È una scuola indignata quella che risponde alle recenti affermazioni del Presidente del Consiglio, di un'indignazione che percorre in lungo e in largo l'Italia, che si esprime in centinaia di messaggi sui blog, sui giornali, sui siti di informazione scolastica.

Leggi i messaggi che abbiamo ricevuto all'indirizzo rispondiamoaberlusconi@flcgil.it.

A Udine si organizza la giornata dell'”orgoglio docente”, dall'intera provincia di Bologna arriva il messaggio dei Presidenti dei Consigli d'Istituto e di Circolo che si schierano in prima linea contro le parole del premier.

Non ci sta il popolo della scuola pubblica a essere ancora una volta offeso, è stanco della campagna di denigrazione in atto negli ultimi anni, dalla retorica del “fannullone” alle accuse di inculcare valori contrari a quelli delle famiglie.

Perché come ci scrive Mariella “sono 30 anni che lavoro nella scuola, ho passato ministri di tutte le estrazioni politiche, sono riuscita a sopravvivere alle varie "onde" di cambiamento, ma mai nessun altro come Lei vorrebbe farmi sentire completamente inutile”.

Così i lavoratori della scuola pubblica rispediscono al mittente le accuse di Berlusconi, scrivendo numerosissimi all'indirizzo rispondiamoaberlusconi@flcgil.it che abbiamo messo a loro disposizione. E l'immagine che ne viene fuori è quella di una scuola orgogliosa, stanca di essere sottovalutata, consapevole del suo grande valore.

Uomini e donne che nel loro lavoro sono chiamati ad affrontare difficoltà di ogni tipo senza clamori e nell'assoluto anonimato ma non per questo desistono, come Rita, che scrive: “non ho paura di lavorare con trenta alunni, non temo la mancanza di strumenti e non uso fatti per sensibilizzare l'opinione pubblica e ricevere solidarietà e pietà: io farò comunque professionalmente il mio lavoro”.

Non li fermano i tagli che avviliscono sempre più la scuola pubblica, non li ferma il precariato che non consente di costruirsi un futuro.

Sono felici nonostante tutto questi docenti, felici di insegnare ogni giorno la curiosità, la solidarietà, il rispetto, come fa Daniele, che così risponde al premier:

Caro Presidente del Consiglio,
sono precario ma sono felice di poter insegnare,
sono precario e sono felice di vedere ogni mattina i miei ragazzi,
sono precario e lavoro su tre sedi, ma sono felice,
sono precario ed insegno su tredici classi, ma sono felice,
sono precario e i miei 400 alunni non lo sanno, ma sono felice,
sono precario e non so mai se potrò insegnare l'anno dopo, ma questo non mi impedisce di essere felice,
sono precario e sopporto tutto, perché voglio dare ai ragazzi la possibilità di essere felici.

Io "inculco" la felicità, Lei "inculca" la tristezza del mondo che invecchia.

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