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Vertenza precari: per la Commissione Europea l'Italia non rispetta il diritto comunitario

È questo il parere espresso dalla Commissione UE in previsione dell'udienza che si terrà presso la Corte di Giustizia Europea. Diventano più concrete le prospettive di stabilizzazione dei precari.

17/10/2013
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La Commissione Europea ha depositato le proprie osservazioni in previsione dell’udienza che si terrà prossimamente presso la Corte di Giustizia Europea in merito alla vertenza dei precari della scuola.

Tutte le diverse parti coinvolte nella vertenza sono state chiamate ad esprimere il proprio parere e tra queste la FLC e la CGIL che si sono costituite nel procedimento e hanno già presentato le proprie osservazioni a sostegno della causa dei precari e a favore della loro stabilizzazione.
Opposte invece le valutazioni dello Stato italiano che ha difeso il proprio operato circa la legittimità della reiterazione dei contratti a tempo determinato oltre il limite dei tre anni fissato dalle disposizioni comunitarie.

Ora anche la Commissione Europea ha depositato le proprie osservazioni dando un significativo riconoscimento alle ragioni dei precari. Per la Commissione UE, infatti, non può ritenersi obiettivamente giustificata una legislazione nazionale -come quella italiana- che consente il rinnovo senza limiti dei contratti a tempo determinato.

Questo autorevole parere della Commissione assume un’importanza molto rilevante in previsione della definizione del giudizio della Corte di Giustizia. Se la Corte dovesse accogliere le osservazioni della Commissione UE migliaia di precari finalmente otterrebbero giustizia e lo Stato italiano si vedrebbe costretto ad adempiere a quanto indicato dai giudici europei stabilizzando tutti i precari che hanno maturato i requisiti previsti.

Quanto affermato dalla Commissione Europea da ragione della battaglia avviata dalla FLC CGIL a tutela dei lavoratori precari e incoraggia a proseguire con più forza e fiducia fino al completo superamento del precariato nei settori della conoscenza.