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Linee guida sulla Didattica Digitale Integrata: i contenuti del decreto ministeriale

Principali novità previste e il giudizio della FLC CGIL.

13/08/2020
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Il 7 agosto 2020 il Ministero dell’Istruzione ha emanato il Decreto Ministeriale 89 con allegate le Linee guida sulla Didattica Digitale Integrata. Il DM predispone una serie di indicazioni per le scuole, ma non recepisce gli importanti rilievi del CSPI espressi nel parere del 5 agosto 2020, ad eccezione di alcune circoscritte indicazioni normative.

Le Linee guida prevedono sostanzialmente la predisposizione da parte dei Collegi dei docenti di tutte le scuole di un piano di lavoro organizzato su una didattica mista, in presenza e a distanza in un equilibrato bilanciamento tra attività sincrone e asincrone, immediatamente operativo per la secondaria di secondo grado e che diventerà totalmente a distanza in tutti i gradi di scuola in caso di aggravamento della situazione epidemiologica. Le scuole dovranno, inoltre, procedere ad una rilevazione sistematica del fabbisogno di strumentazione tecnologica e connettività da parte degli studenti e, in via residuale, dei docenti a tempo determinato, in considerazione del fatto che i docenti a tempo indeterminato dovrebbero essere forniti di strumentazione informatica perché già destinatari della Carta del Docente.

Il Collegio docenti dovrà adattare la progettazione educativa e didattica già prevista in presenza, definendo criteri e modalità per erogare le attività con modalità a distanza anche in maniera complementare. I consigli di classe avranno il compito di rimodulare le progettazioni didattiche individuando i contenuti essenziali delle discipline, riservando attenzione agli alunni più fragili. I docenti di sostegno curano l’interazione tra tutti gli studenti e con gli altri docenti curricolari.

Le scuole individueranno la piattaforma da utilizzare per la didattica a distanza, avendo cura di scegliere quella che risponda ai necessari requisiti di sicurezza dei dati a garanzia della privacy. L’uso del registro elettronico sarà riservato per gli adempimenti amministrativi, per le comunicazioni scuola-famiglia e l’annotazione dei compiti giornalieri. Sarà necessario prevedere una combinazione adeguata di attività in modalità sincrona e asincrona, con sufficienti momenti di pausa. Nel caso di eventuali nuove situazioni di lockdown, ma anche a fronte di eventuali necessità di contenimento del contagio, bisognerà definire quote orarie settimanali minime di lezione (almeno 15 ore per il primo ciclo e almeno 20 per la secondaria) e la quota oraria di didattica digitale integrata prevista per ciascun docente nei limiti dell’orario di servizio previsto dal CCNL, con un adeguato equilibrio tra tutte le discipline. Si suggerisce l’utilizzo di tutte le forme di flessibilità consentite dall’autonomia scolastica (riduzione dell’unità oraria di lezione, compattazione delle discipline, etc.). Le scuole dovranno integrare il Regolamento d’Istituto, il Patto educativo di corresponsabilità e il Regolamento di disciplina degli alunni e delle alunne, degli studenti e delle studentesse della scuola primaria e secondaria di I e II grado in merito alle norme di comportamento da tenere durante i collegamenti da parte di tutte le componenti della comunità scolastica con particolare attenzione ai rischi derivanti dall’utilizzo della rete e al reato di cyberbullismo.

La FLC CGIL aveva già avuto modo di intervenire sul provvedimento, soprattutto in relazione ai carichi di lavoro, che saranno condizionati da questa modalità di fare scuola ed ha ottenuto l’attivazione di specifiche relazioni contrattuali, tanto che l’ultima versione del DM fa riferimento ad un “apposito tavolo negoziale con le Organizzazioni sindacali rappresentative del comparto “Istruzione e Ricerca” e della dirigenza scolastica”, di cui siamo in attesa di convocazione.

Le linee guida prospettano per la ripartenza di settembre 2020, soluzioni di facile attuazione per l’Amministrazione e di difficile realizzazione didattica per le scuole. Infatti, nonostante, in questi mesi il dibattito pubblico, sostenuto dagli interventi di autorevoli pedagogisti, abbia sottolineato la estrema povertà della didattica a distanza, nonostante si sia verificata, secondo dati ministeriali, l’impossibilità di raggiungere un milione di studenti che ne sono rimasti tagliati fuori, il MI non ha scelto di investire sulla didattica in presenza con una articolazione delle classi in piccoli gruppi con il supporto di un sufficiente numero di docenti e personale ATA, precisamente quantificato in base alle capienze delle aule. La scelta è stata al ribasso: le scuole del primo ciclo, con le limitate risorse messe a disposizione, potranno, in accordo con gli EE.LL., provare a strutturare le lezioni in presenza cercando ambienti adatti; mentre le scuole del secondo grado dovranno attrezzarsi con la didattica digitale, prevista come “complementare” d’ufficio, ignorando le situazioni degli istituti tecnici e professionali o di licei e istituti artistici in cui la manualità è difficilmente sostituibile dallo strumento informatico. Sottolineiamo, in proposito, che la dispersione scolastica, caratteristica di alcuni settori e di alcuni territori, viene totalmente ignorata dal documento, che, ancora una volta, scarica le questioni più problematiche sulla responsabilità delle scuole con il generico appello all’attenzione per le situazioni di fragilità, accomunando disagio, BES, diverse abilità. Rileviamo, inoltre, la mancanza di indicazioni relative alla predisposizione dei PCTO (ex Alternanza scuola lavoro), che, almeno per l’anno scolastico 2020/2021, andrebbero sospesi a garanzia della salute degli studenti e dei lavoratori con cui questi ultimi dovrebbero entrare in contatto.

La FLC CGIL ritiene che il Ministero avrebbe dovuto a tenere in grande considerazione il parere del CSPI laddove ha indicato la necessità di prevedere il ricorso alla DDI in funzione di strumento d’emergenza, “come attività necessaria (meglio ancora suggerita) in caso di sospensione didattica. In tal caso, inoltre, anziché assegnare ai docenti il compito di individuare i contenuti essenziali delle discipline, sarebbe stato opportuno affidare questo ruolo alla struttura tecnica del Ministero, per garantire la coerenza rispetto agli ordinamenti e l’omogeneità sul territorio nazionale. Purtroppo, invece, le Linee Guida non forniscono indicazioni di natura metodologico didattica, ad esempio chiarendo quali possono essere considerate le attività da realizzare in modalità sincrona o asincrona e in che misura debba essere definito il bilanciamento tra i due tipi di attività. Consideriamo pedagogicamente e metodologicamente errato proporre alle scuole la contemporaneità tra attività a distanza e attività in presenza, ciò, oltre a risultare scarsamente efficace ed inclusivo rispetto agli studenti, comporta una notevole complicazione sul piano operativo e gestionale da parte del docente, così come la richiesta di prevedere ulteriori attività in piccoli gruppi.

Presentare la lezione in videoconferenza come uno strumento educativo avanzato, che, secondo il DM, “agevola il ricorso a metodologie didattiche più centrate sul protagonismo degli alunni”, appare in realtà una artificiosa argomentazione, smentita da qualunque riflessione pedagogica. Si rappresenta la didattica a distanza come innovazione solo perché in mancanza di docenti e spazi adeguati, non si è pienamente realizzata la didattica in presenza. Lo strumento digitale, al contrario, può addirittura diventare funzionale a modalità di insegnamento meramente trasmissive; mentre rinnovamento, innovazione e inclusività passano attraverso la formazione didattico-pedagogica dei docenti e la radicale trasformazione ordinamentale.

La FLC CGIL, infine, ritiene necessaria una soluzione nazionale ai problemi di privacy e di sicurezza che al momento ricadono interamente sulla responsabilità dei singoli dirigenti scolastici, mediante la creazione di una piattaforma digitale pubblica o, almeno, la sottoscrizione di un accordo nazionale con i gestori privati. Rispetto all’utilizzo del registro elettronico, riteniamo che possa esse utile nella comunicazione con colleghi, alunni e famiglie, ma non idoneo alla rilevazione della presenza in servizio dei docenti nelle attività a distanza e solleveremo il tema nell’ambito della prevista sessione contrattuale.

Le Linee guida sulla Didattica Digitale Integrata scaricano sulle scuole la responsabilità di “inventare” soluzioni metodologiche miste ancora inesplorate, ma di fatto propongono una didattica incapace di raggiungere la totalità degli studenti ed inefficace per chi è in difficoltà. C’è bisogno di maggiori e immediati investimenti per affrontare la riapertura e, soprattutto, per restituire alla scuola le risorse tagliate, scelte che hanno fatto del nostro paese il fanalino di coda per investimenti in istruzione tra i paesi OCSE.

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