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L’Associazione “Clio ‘92” sulle modifiche ai programmi di storia

L’Associazione professionale “Clio ‘92” ha analizzato gli allegati a quello che è diventato il primo Decreto legislativo attuativo della Legge Moratti, approvato dal Consiglio dei Ministri il 23 gennaio 2004, relativi a storia.

09/02/2004
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L’Associazione professionale “Clio ‘92” ha analizzato gli allegati a quello che è diventato il primo Decreto legislativo attuativo della Legge Moratti, approvato dal Consiglio dei Ministri il 23 gennaio 2004, relativi a storia.
Ne ha tratto una serie di considerazioni molto puntuali che confermano, a nostro avviso, la pochezza ed i grandi limiti dei materiali che le scuole dovrebbero applicare ak posto degli attuali programmi.
Per tempo abbiamo segnalato i profondi limiti, gli errori, le vere e proprie regressioni culturali delle Raccomandazioni, delle Indicazioni (“…mal concepite e scritte peggio nella definizione degli obiettivi specifici…” scrive l’Associazione “Clio ‘92”), dei Profili.
Abbiamo messo a disposizione il parere del Consiglio Universitario Nazionale che, nell’aprile 2003, ha espresso una serie di critiche molto pesanti a questi materiali.
E’ dei giorni scorsi una lettera firmata da alcune delle più significative personalità della nostra cultura per denunciare la scomparsa della narrativa nella scuola elementare.
Pubblicheremo man mano altri materiali che dovessero essere resi noti su questi allegati.
Riteniamo che siano state fatte scelte sbagliate, oltre che veri e propri errori, ed abbiamo intenzione di non passare sotto silenzio nulla: non lo abbiamo mai fatto.
C’è una ragione n più che ci spinge a farlo: la nostra è una scuola colta, i programmi di insegnamento sono sempre stati il frutto di un lungo e paziente lavoro di commissioni autorevoli e rappresentative.
Ora, gruppi non noti nella loro composizione (per cui nessuno è in grado di valutare le storie professionali che legittimano i singoli componenti) hanno prodotto materiali che nessuno ha potuto discutere e sui quali nessuno è potuto intervenire.
Per farli passare hanno anche aggirato la stessa Legge 53 che prevede, all’art. 7, comma I “1. Mediante uno o più regolamenti da adottare a norma dell'articolo 117, sesto comma, della Costituzione e dell'articolo 17, comma 2, della legge 23 agosto 1988, n. 400, sentite le Commissioni parlamentari competenti, nel rispetto dell'autonomia delle istituzioni scolastiche, si provvede:
a) alla individuazione del nucleo essenziale dei piani di studio scolastici per la quota nazionale relativamente agli obiettivi specifici di apprendimento, alle discipline e alle attività costituenti la quota nazionale dei piani di studio, agli orari, ai limiti di flessibilità interni nell'organizzazione delle discipline”
Inventandosi la definizione di sperimentali hanno pensato di aggirare le norme allegando Indicazioni e Piani al Decreto.
Con questo Governo cambia il senso stesso delle parole.
Riforma diventa un termine usato per giustificare l’espulsione dall’accesso ai livelli alti del sapere di centinaia di migliaia di persone.
Sperimentale, termine con il quale fino a pochi anni fa si indicava una delle pratiche professionali colte della nostra scuola, ora diventa sinonimo di escamotage per giustificare l’avvio dei contenuti della futura Legge 53 nella scuola o l’invio di prodotti scadenti come se alla sperimentazione si potesse applicare quel vecchio detto della pubblicità. “Tutto fa brodo”.!
L’autonomia della scuola (che è autonomia didattica e di ricerca) è stata elevata al rango di risorsa costituzionale con il Titolo V° della nostra Costituzione.
Le scuole autonome, se vogliono, possono decidere che la sperimentazioni di Indicazioni e profili sperimentali non la attuano.
Anche la dignità è un valore.

Roma, 9 febbraio 2004

Testo lettera

LETTERA APERTA AL PROF. GIUSEPPE BERTAGNA SULLE MODIFICHE AI PROGRAMMI DI STORIA NELLA SCUOLA ELEMENTARE

Gentile prof. Bertagna,
siamo insegnanti e ricercatori e ricercatrici sulla didattica della Storia aderenti alla associazione “Clio ’92”. Abbiamo svolto un seminario a Bellaria nei giorni 6-7-8 dicembre 2003 per analizzare i materiali di fonte MIUR finalizzati alla applicazione della Legge 53/2003, per quanto concerne la disciplina Storia nella scuola primaria, e contenuti nei documenti seguenti:

- Raccomandazioni
- Indicazioni nazionali
- Profilo educativo dello studente alla fine del primo ciclo.

Abbiamo rilevato molte contraddizioni tra i diversi documenti come se fossero stati concepiti e scritti da menti diverse. Ci teniamo a segnalarle a lei poiché non sappiamo chi altro responsabile ministeriale potrebbe avere la sensibilità di comprendere i nostri argomenti.

Abbiamo rilevato
1. che le”Raccomandazioni”, sia nella parte generale che in quella riferita alla Storia, raccolgono gran parte della riflessione di carattere epistemologico, metodologico e didattico, maturata dalla comunità scientifica dei docenti e ricercatori di Storia negli ultimi 20 anni. Nonostante ciò, non vi si ravvisano riferimenti alle strategie modulari nell’organizzazione delle unità di apprendimento, pur essendo le prime già da tempo patrimonio acquisito nell’esperienza didattica nei vari ordini di scuola; né, inoltre, si trovano enunciate le modalità didattiche finora elaborate, sperimentate e sedimentate nell’insegnamento della Storia;

2. che le “Indicazioni” per la Storia risultano in gran parte incongruenti con gli enunciati delle “ Raccomandazioni”, tradendone più volte l’impianto epistemologico, in quanto vengono enunciate come sequenza gerarchica di capacità/competenze e contenuti da raggiungere in modo avulso da una coerente mediazione metodologico/didattica, nonché mancanti di quel filo conduttore che mantenga ed intrecci, dalla prima classe al secondo biennio della scuola elementare, premesse e sviluppi dell’impianto curriculare delle operazioni cognitive caratteristiche della disciplina Storia (evento /mutamento /permanenza /durata /periodo /ciclo….). In particolare consideriamo deleteria la scomparsa della dimensione mondiale all’interno dei contenuti per il secondo biennio. Infine non viene considerato lo status della storia quale disciplina sociale, con inevitabili conseguenze sul piano didattico;

3. che le Indicazioni troncano le conoscenze sul passato alla fine dell’impero romano, senza tener conto dell’importanza formativa dell’ intreccio tra conoscenze del passato recente e di quello remoto che è uno dei punti di forza dell’innovazione didattica negli ultimi anni;

4. che il “Profilo educativo”, per quanto riguarda le competenze storiche, non esplicita le necessarie connessioni didattiche ed i processi di continuità nel passaggio dalla scuola primaria alla scuola media;

Alla luce della nostra analisi, l’associazione Clio ’92 – conscia dell’importanza del livello formativo di base per la storia - si impegna a far valere nelle scuole le seguenti scelte strategiche per assicurare una formazione storica coerente con i più recenti e promettenti esiti della riflessione metodologico-didattica:

a) garantire le condizioni di realizzazione dei processi di continuità tra scuola primaria e scuola media, affinché la curriculazione delle capacità/competenze come dei contenuti disciplinari sia un percorso vincolante e dichiarato;

b) sviluppare all’interno degli Istituti una mediazione metodologico-didattica tra “ Raccomandazioni” ed “Indicazioni” tramite percorsi di formazione curricolare e l’istituzione per la didattica della storia di commissioni di studio, laboratori e gruppi di lavoro stabili;

c) prevedere, realizzare e proteggere spazi orari adeguati alla Storia quale disciplina fondamentale ed autonoma all’interno dell’organizzazione scolastica;

d) recuperare e restituire dignità alla dimensione sociale della disciplina Storia, sul versant delle sue connessioni interdisciplinari con gli studi sociali e la geografia, finora parti integranti di una sola area;

e) affidare l’insegnamento della disciplina a docenti esperti, che hanno partecipato a corsi di formazione specifici, a gruppi di ricerca ed autoaggiornamento, a laboratori adulti per la didattica della Storia;

f) recuperare e valorizzare nella pratica didattica l’organizzazione in gruppi-classe, gruppi di alunni, laboratori, in un contesto di cooperazione e lavoro di gruppo;

g) valorizzare l’apporto culturale di allievi provenienti da altri paesi;

h) accogliere gli eventuali alunni anticipatari nella prima classe ed accostarli alle premesse didattiche della Storia, assicurando la gradualità necessaria;

i) sollecitare che i nuovi sussidiari vengano redatti tenendo conto delle Raccomandazioni per la storia, piuttosto che delle Indicazioni, al fine di evitare che diventino l’unica modalità di mediazione didattica, per preferirne invece l’uso in un contesto di interazione con altri strumenti ed ambienti di apprendimento (biblioteca di classe; audiovisivi; laboratori di ricerca)

j) favorire e sostenere la realizzazione di unità di apprendimento contenenti tematizzazioni sul passato e sulla storia locale, quale ambito privilegiato foriero di esperienze didattiche formative propedeutiche all’approccio alla storia generale.

Confidiamo che lei voglia tener conto di come potrà essere dannosa l’applicazione della riforma, se nelle scuole si prenderanno in considerazione solo le Indicazioni, mal concepite e scritte peggio nella definizione degli obiettivi specifici: esse sono consigliere di un pessimo insegnamento della storia. Contiamo anche che voglia adoperarsi o per le necessarie correzioni al fine di rendere le Indicazioni coerenti con le Raccomandazioni e rispondenti ai pregi delle soluzioni didattiche più efficaci o per far in modo che le Raccomandazioni non vengano trascurate da insegnanti e dirigenti scolastici che saranno scoraggiati dalla lettura di 140 pagine e le considereranno un insignificante e inutile complemento delle Indicazioni.

Con saluti cordiali

Per il direttivo di “Clio ’92”
Il presidente
Ivo Mattozzi

Bologna, 06/01/2004

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