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Incontro al Miur con Il Ministero del Lavoro, Regioni e OO.SS.

Si è svolto venerdì 6 giugno l’incontro al Miur, alla presenza dell’on. Aprea, con un rappresentante del Ministero del Lavoro, gli Assessori regionali, responsabili del Coordinamento regionale e le OO.SS. confederali e di categoria.. L’incontro ha riguardato in modo particolare l’eventuale accordo tra Miur, Min. del Lavoro e Regioni sull’istruzione formazione professionale.

09/06/2003
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Si è svolto venerdì 6 giugno l’incontro al Miur, alla presenza dell’on. Aprea, con un rappresentante del Ministero del Lavoro, gli Assessori regionali, responsabili del Coordinamento regionale e le OO.SS. confederali e di categoria..
L’incontro ha riguardato in modo particolare l’eventuale accordo tra Miur, Min. del Lavoro e Regioni sull’istruzione formazione professionale.

In particolare secondo l’on. Aprea, che ha introdotto i lavori, si tratta di definire un accordo che cerchi di recuperare il ritardo della lotta ai tassi di dispersione scolastica, ancora troppo elevati nel nostro paese, rispetto ai dati degli altri paesi europei, e all’abbandono scolastico che in Italia registra un 26,24% fra la popolazione fra i 18-24 anni, percentuale più alta fra i paesi dell’Unione europea.

I passi avanti, che pure ci sono stati negli ultimi anni, non sono stati sufficienti ed occorre, ad avviso della sottosegretaria, mettere in campo tutte le iniziative utili a questo fine, sfruttando tutti gli spazi disponibili.

A tal fine si propone un Accordo quadro che in particolare affronti tre questioni:

  • Rilascio di qualifiche professionali

  • Certificazione dei percorsi

  • Standard comuni nazionali, con modalità attuative diverse da regione a regione.

Il dott. Capone, per il Ministero del lavoro, ha espresso apprezzamento per il tipo di incontro, che in qualche modo conferma la volontà dei due Ministeri di un forte raccordo sui temi comuni. A tal fine è stata annunciata l’approvazione, nella stessa giornata, da parte del Consiglio dei Ministri, del decreto attuativo della legge 30/03, sul mercato del lavoro, che costituirebbe un positivo passo su questa strada.

L’ass.Buffardi, coordinatore degli assessori regionali all’Istruzione, nel valutare positivamente l’incontro, ha sostenuto l’opportunità di ricondurre l’eventuale accordo al problema del 1^ anno di applicazione della legge 53/03, in quanto è più complicato affrontare in questo tipo di incontro tutte le questioni legate alla stessa, per la quale molte regioni, fra cui la Campania, mantengono un giudizio critico di massima. A suo giudizio, ancorché tardiva, è positiva la costituzione di un tavolo interistituzionale, per alcuni versi obbligato dopo le modifiche costituzionali. Così come è importante sperimentare a livello regionale una prima applicazione della legge 53/03, senza un modello predefinito, ma capace di cogliere le diverse specificità regionali. In tal senso l’Assessore giudica positivi i seguenti elementi:
1. la triennalità dei percorsi
2. il rilascio di una qualifica valida a livello nazionale
3. l’integrazione istruzione- formazione, con un mix da decidere bilateralmente a livello regionale (Miur Regione)
4. la certificazione
Secondo l’assessore rimangono aperti, a questo momento, due problemi: le linee guida sugli standard nazionali e le risorse messe a disposizione dal Miur, che le regioni giudicano ancora insufficienti.
Analoghe posizioni sono state espresse dagli altri assessori regionali, che hanno sottolineato in particolare l’opportunità di modalità attuative diversificate, ma dentro un quadro di riferimento nazionale.

Come Cgil scuola abbiamo ribadito la nostra posizione:

  • da tempo sosteniamo la necessità di dare contenuto, chiaro e comprensibile ai più, a standard nazionali, che riconoscano validità nazionale ed europea ai titoli rilasciati a livello regionale.

  • Abbiamo risottolineato la contraddizione tra le affermazioni del Miur e l’abrogazione della legge 9/99 che garantiva almeno un anno in più di obbligo scolastico.

  • Si tratta, a nostro giudizio, di distinguere le finalità dei provvedimenti da adottare: per un verso c’è un’emergenza da affrontare che riguarda, per l’appunto, il vuoto prodotto dalla legge 53/03. Positivo, quindi, che si tenti di recuperarlo con un accordo con le regioni, per tenere nel sistema scolastico e formativo il maggior numero possibile di ragazzi nell’a.s.2003-04. A tal fine riteniamo che si possa utilmente approfittare dell’unicità della situazione di questo anno, essendo tutti i ragazzi che stanno per terminare gli esami di terza media iscritti alla 1^ classe della secondaria superiore. Si tratta, quindi, a nostro giudizio, di prevedere a livello nazionale, in accordo con tutte le regioni, la possibilità di integrare i percorsi di istruzione, già scelti dai ragazzi, con attività di formazione professionale. In questo modo non si porrebbero i problemi della definizione di standard, di riconoscimento di crediti,etc., che sono complessi e richiedono un tempo decisamente più lungo di quanto l’emergenza consenta.

Da questo punto di vista ci paiono un po’ troppo generici i contenuti della Bozza di Accordo, che rinvia, ad esempio, la definizione dei crediti formativi maturati in questi percorsi, cosiddetti integrati, ad un momento successivo alla sua sottoscrizione. Si rischia così, in assenza di standard nazionali, una grande diversificazione di percorsi da regione a regione, con pregiudizio per una loro effettiva spendibilità a livello nazionale. Del resto gli stessi assessori regionali, con accenti e argomentazioni diverse, sottolineano, di quella Bozza, proprio la positività della sperimentazione regionale dei percorsi, date le profonde differenze tra gli stessi sistemi regionali, che non consentirebbe in questa fase la percorribilità per modelli più definiti a livello nazionale. Ma proprio queste loro argomentazioni, a nostro giudizio, rafforzano le ragioni della nostra proposta per affrontare l’emergenza del prossimo anno scolastico, distinguendo questo da interventi di medio lungo periodo.

Per quanto attiene, infatti, il tema più complessivo e di prospettiva più ampia, e cioè il rapporto tra istruzione e formazione professionale, noi riteniamo che questo sia un tema che, pur avvalendosi dei contributi già prodotti da alcune esperienze territoriali, necessiti di un grado di precisazione e condivisione istituzionale, Stato regioni, per il quale va avviato un confronto di merito più approfondito. Gli stessi incontri di questi giorni possono essere considerati un inizio di questo percorso, che peraltro si dovrebbe concludere con l’emanazione dell’apposito decreto legislativo sul diritto-dovere per 12 anni, come previsto dalla stessa legge, per la cui stessa definizione non si dispone ad oggi di una posizione condivisa.

Anche le altre organizzazioni hanno sottolineato la necessità di tavoli specifici su un argomento così complesso.

Pare esserci ancora lo spazio per una correzione rispetto al testo prodotto: ne verificheremo l’attendibilità a seguito dei due ulteriori incontri, uno presso il Coordinamento delle regioni, l’altro presso il Miur, che si svolgeranno in successione martedì 10 giugno prossimo: le stesse regioni hanno chiesto di rinviare a dopo questa data la decisione definitiva.

Roma, 9 giugno 2003

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