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Confermato l’andamento delle iscrizioni nella scuola secondaria di II grado anche per il 2021/2022: si allarga la forbice tra licei, tecnici e professionali

Preferiti i Licei, con il 57,8% degli iscritti, poi gli Istituti tecnici, con il 30,3% mentre i Professionali si fermano all’11,9%.

28/01/2021
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Pubblicati il 26 gennaio 2021 sul sito del Ministero dell’Istruzione i primi dati sulle iscrizioni alle scuole di ogni ordine e grado.

I numeri relativi alle scelte della secondaria di II grado offrono, come ogni anno, un termometro delle valutazioni di studenti e famiglie, confermando l’orientamento ormai inarrestabile negli ultimi anni: i licei sono stati scelti dal 57,8% degli studenti (56,3% un anno fa): stabili il Classico al 6,5% (il 6,7% un anno fa), lo Scientifico al 26,9% (dal 26,2%) e i Licei ad indirizzo Europeo e internazionale sempre allo 0,5% degli iscritti, mentre il Linguistico scende dall’8,8% all’8,4%. Crescono l’Artistico, dal 4,4% al 5,1% e il Liceo delle Scienze umane, dall’8,7% al 9,7% delle preferenze. I Licei musicali e coreutici scendono dall’1% allo 0,7%. Sostanzialmente stabili i dati relativi agli istituti tecnici al 30,3% delle preferenze delle studentesse e degli studenti (30,8% un anno fa), mentre prosegue il calo degli iscritti agli istituti professionali che raggiungono l’11,9% delle scelte (12,9% lo scorso anno).

Dall’anno scolastico 2015/16 al 2021/22 il trend è costante: i Licei passano dal 50,9% al 57,8% degli iscritti, gli Istituti tecnici sono stabili tra il 30,5% al 30,3%, mentre il vero crollo si registra ai Professionali che passano dal 18,6% all’11,9%.

I dati, nella sintesi effettuata dal MI, manifestano scelte differenziate tra le diverse regioni, segnando nelle varie aree del paese marcate preferenze per i diversi indirizzi: la maggiore preferenza per i Licei si concretizza al centro-sud con il Lazio al 71,2%, seguono Campania (64,3%), Abruzzo (63,9%), Sicilia (63,8%), mentre il Nord si conferma più orientato all’istruzione tecnica e professionale rispetto al resto del paese, con il Veneto, con più adesioni per i Tecnici: 38%, seguono Lombardia (36,2%), Emilia Romagna (36%), Friuli Venezia Giulia (35,7%). L’Emilia Romagna è ancora la prima Regione nella scelta dei Professionali (15,8%), seguita da Veneto (13,8%), Basilicata (13,7%), Toscana (13,5%).

Risulta evidente, pertanto, che famiglie e studenti si rivolgono a percorsi di studio che consentono di scegliere tra una pluralità di opzioni di studio o professionali, piuttosto che cercare sbocchi troppo specifici, ciò spiega l’incremento costante delle iscrizioni ai percorsi liceali. Al tempo stesso, la marcata differenza territoriale dei dati relativi ai professionali, più diffusi in Emilia Romagna e Veneto, è prodotta dalle possibilità concrete di occupazione post diploma offerte dal territorio; di fatto sono le caratteristiche produttive del contesto che incoraggiano gli studenti a scegliere percorsi professionali e, non la supposta scarsa connessione della scuola con il mondo del lavoro che, secondo alcuni, produrrebbe manodopera poco qualificata.

La riforma degli istituti professionali avviata con il DLgs 61/17, non ha fatto che indebolire un segmento, che ha la sola colpa di rivolgersi a contesti industriali e imprenditoriali poveri e frammentati. Dopo tre anni dall’avvio della riforma, prosegue il calo di iscrizioni degli istituti professionali che rimangono ancorati all’idea di scelte di vita precoci e a percorsi a vicolo cieco, che stanno favorendo una sempre più marcata segmentazione e canalizzazione tra gli studenti. Si conferma a posteriori quanto ripetutamente ribadito dalla FLC CGIL rispetto a una affrettata e improvvida attuazione del riordino senza alcun coinvolgimento di chi opera tutti i giorni nella scuola, che ha mostrato di non avere ricadute in termini di orientamento sulle scelte degli studenti.

La lettura del dato sulle iscrizioni, soprattutto se valutato rispetto all’evoluzione dei numeri, dovrebbe orientare verso percorsi di riforma della scuola secondaria di II grado nella prospettiva dell’elevamento dell’obbligo scolastico a 18 anni, soprattutto per combattere gli evidenti processi di separazione e canalizzazione fra studenti e di gerarchizzazione tra i percorsi di studio. Come FLC CGIL, insieme alla CGIL, riteniamo che si tratti di un obiettivo prioritario per lo sviluppo civile, sociale, culturale, economico e democratico del nostro Paese. 

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