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Scuola dell’infanzia: l’ennesima porta in faccia alle precarie e ai precari delle GAE

Bocciato l’emendamento sulle assunzioni di circa 2000 docenti. Ancora negato l’organico di potenziamento.

21/12/2017
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Dopo la decisione della Conferenza unificata di distribuire ai Comuni, tramite le Regioni, i 209 milioni previsti dal decreto 65 del 2017, creando una disparità di trattamento tra il Nord e il Sud dell’Italia, la scuola dell’infanzia statale ha sperato di poter recuperare almeno l’organico di potenziamento attraverso un emendamento alla legge finanziaria che prevedeva l’assunzione di circa 2000 docenti precari dalle GAE.

L’emendamento è stato bocciato e con esso la speranza per i docenti delle GAE di avviare il loro processo di stabilizzazione come la politica aveva promesso, prima della pubblicazione del Decreto.

Il sistema formativo 0-6 sta franando sotto i colpi di provvedimenti che ne inficiano il vero spirito: il passaggio del segmento 0-3 al sistema formativo, in un’ottica inclusiva del modello pedagogico della scuola dell’infanzia.

Il MIUR avrebbe dovuto essere la cabina di regia di questa operazione prevista dal Decreto 65, ma ad oggi non si conosce il Piano nazionale pluriennale di azione per la promozione del sistema integrato di istruzione da 0 a 6 anni, varato dal Consiglio dei ministri il 12 dicembre 2017.

Di quel piano ancora sconosciuto si sa soltanto che i Comuni tramite le Regioni riceveranno la loro parte, che i Comuni del Nord riceveranno una fetta molto più consistente di quelli del Sud, colpevoli di avere “pochi” bambini da iscrivere ai nidi e alle scuole dell’infanzia e di aver “troppe” scuole dell’infanzia statali.

Dove sta il superamento delle disuguaglianze previsto dal Decreto 65, se le Regioni economicamente più deboli vengono abbandonate a se stesse con criteri scientificamente decisi da Conferenza unificata?

Riteniamo che le procedure messe in campo non siano accompagnate da un adeguato ruolo della Cabina di regia, rappresentata dal MIUR, con una declinazione delle azioni puramente economica e comunque poco cogente rispetto agli obiettivi del Decreto 65.

La FLC CGIL è stata buona profeta quando all’uscita del decreto 65/2017 prevedeva già quello che sarebbe successo.

Continueremo a reclamare uno 0-6 di qualità, vigilando che non si perda il patrimonio di scuola rappresentato dal modello 3-6, unico al mondo.

Una regressione verso il sistema dei servizi sta caratterizzando le azioni di molti Comuni sulle loro scuole dell’infanzia: da Firenze a Bologna, da Rimini a Venezia un tam tam di dismissione del modello pedagogico che va fermato se vogliamo mantenere quanto meno gli assunti della legge 62 del 2000 sulla parità scolastica.

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