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I dirigenti scolastici della FLC CGIL a difesa della categoria

Le ragioni della mobilitazione nell’ordine del giorno della Struttura nazionale di comparto

21/03/2016
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In un ordine del giorno assunto nel corso della riunione del 18 marzo scorso a Grottaferrata, la Struttura nazionale di comparto dei dirigenti scolastici della FLC CGIL condivide le ragioni della mobilitazione dei dirigenti scolastici per la difesa delle retribuzioni, per il rifiuto di una valutazione fatta senza regole contrattate non solo per i dirigenti scolastici ma anche per i docenti.

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Ordine del giorno della Struttura di comparto nazionale dei dirigenti scolastici FLC CGIL 18 marzo 2016

La Struttura di Comparto Nazionale dei Dirigenti Scolastici della FLC CGIL, riunita a Grottaferrata il 18 marzo 2016, ha affrontato i temi della retribuzione, della valutazione dei dirigenti e dei compiti ad essi attribuiti dalla Legge 107 in merito alla valorizzazione del personale docente attraverso il bonus.

Dalla ricca e articolata discussione su tali tematiche è emersa la totale condivisione da parte della Struttura di Comparto delle motivazioni che hanno portato alla mobilitazione indetta da FLC CGIL, CISL SCUOLA, UIL SCUOLA e SNALS CONFSAL a difesa della retribuzione dei dirigenti scolastici.

L’analisi dei contratti integrativi regionali (CIR) di tutte le regioni ha evidenziato che i fondi assegnati dal MIUR per gli aa.ss. 2012/13, 2013/14 e 2014/15 producono un arretramento delle retribuzioni dei dirigenti scolastici perché non consentono di confermare le retribuzioni percepite nel 2010/2011.

Nemmeno i tanto celebrati aumenti una tantum del FUN, previsti nella Legge 107/2015 per i soli anni 2016 e 2017, da utilizzare in parte per colmare i noti disavanzi dei fondi regionali, produrranno aumenti stabili delle retribuzioni dei dirigenti scolastici che torneranno a diminuire del 5% nel 2016/17 e dell’11% nel 2017/2018, confermando quindi la diminuzione della retribuzione professionale media rispetto al 2010.

La situazione è resa ancora più grave dal fatto che i dirigenti assunti dal 2007 in poi, non avendo la retribuzione individuale di anzianità (RIA), percepiscono uno stipendio mensile inferiore di circa 350/450 euro netti  rispetto ai loro colleghi in servizio da prima del 2001 - ormai una minoranza della categoria – i quali nel passaggio da presidi o direttori didattici a dirigenti scolastici hanno mantenuto una parte degli scatti di anzianità maturati fino a quel momento sotto forma di RIA.

Si conferma quindi la necessità di proseguire la mobilitazione dei dirigenti scolastici a sostegno della richiesta di FLC CGIL, CISL SCUOLA, UIL SCUOLA e SNALS CONFSAL di un impegno politico del Governo a reperire le risorse necessarie ad impedire un arretramento della retribuzione dei dirigenti scolastici proprio nel momento in cui si appesantiscono i carichi di lavoro e le responsabilità dei dirigenti scolastici e proprio mentre il Governo dichiara che gli stanziamenti della legge 107/2015 serviranno a valorizzare il ruolo della dirigenza scolastica.

La Struttura di Comparto Nazionale dei Dirigenti Scolastici della FLC CGIL ritiene indispensabile attivare un tavolo di confronto con il Governo anche sui temi del concorso dei dirigenti scolastici e, soprattutto, della loro valutazione.

L’implementazione del Sistema Nazionale di Valutazione e, all’interno di esso, della valutazione dei dirigenti scolastici, è stata oggetto in tutte le regioni di un’ampia attività di informazione e formazione da parte del MIUR. In tali occasioni è emerso con grande evidenza che l’impianto valutativo della dirigenza scolastica sarà  incentrato principalmente su due aspetti: la definizione di indicatori basati esclusivamente sui risultati degli alunni e la correlazione deterministica tra questi e la retribuzione di risultato dei dirigenti scolastici.

Tale diretta correlazione, che avrà una forte incidenza sulle retribuzioni dei dirigenti e produrrà consistenti differenziazioni tra gli stipendi, con incrementi di pochi a danno di tutti gli altri, viene realizzata attraverso:

  • la scelta presente nella legge 107/2015 di destinare le risorse una tantum esclusivamente alla retribuzione di risultato
  • gli interventi del MEF sulle contrattazioni regionali indirizzati all’incremento della quota destinata al risultato a danno della quota della posizione
  • la pretesa di estendere ai dirigenti scolastici il sistema di valutazione previsto dal D.Lvo 150/2009 per la dirigenza pubblica (ma non per la dirigenza della scuola) incentrato sui Piani della Performance e sulla presenza degli Organismi Interni di Valutazione (OIV) che nella scuola non sono previsti.

Il fatto che tutto questo avvenga in totale violazione delle  prerogative della contrattazione sulla valutazione e sulla retribuzione dei dirigenti scolastici, rende incolmabile  la distanza di tutte le  OO.SS. rappresentative della dirigenza scolastica  dall’ANP che ha invece assunto una posizione di totale condivisione di queste scelte del Governo, accettandole e perfino sostenendone le conseguenze.

Infine, rispetto alla questione della valorizzazione del personale docente attraverso il bonus, che appare una delle tematiche più delicate connesse all’attuazione della Legge 107/2015, la Struttura di Comparto Nazionale dei Dirigenti Scolastici della FLC CGIL ritiene infondate le affermazioni fatte dall’Amministrazione che, durante l’incontro di informativa sull’ammontare del bonus, ha sostenuto l’inesistenza dell’obbligo da parte dei dirigenti scolastici di portare le risorse del bonus – di cui pure riconosce la natura di salario accessorio definita dalla legge 107/2015 - ad un confronto con il tavolo sindacale, facendo derivare la sua interpretazione da quanto indicato dall’art. 40, comma 1, del D.Lvo 165/2001 a proposito del rapporto tra valutazione delle prestazioni e contrattazione.

Da una parte l’Amministrazione, a proposito del bonus, dichiara di voler lasciare “la massima autonomia alle istituzioni scolastiche per un  suo utilizzo funzionale alla valorizzazione della professionalità dei docenti”, intervenendo anche  per far ritirare dall’USR Veneto un’inopportuna circolare sull’argomento, dall’altra non resiste alla tentazione di fare una pesante incursione  nei rapporti che esistono all’interno delle scuole autonome tra i diversi soggetti, utilizzando per giunta riferimenti legislativi non pertinenti.

La contrattazione di istituto rappresenta uno strumento indispensabile a garantire condivisione e trasparenza alle scelte di utilizzo delle risorse destinate al salario accessorio e alla retribuzione di compiti essenziali al buon funzionamento delle scuole.

In nessuna parte della legge 107/2015 si afferma che debba essere escluso il confronto sindacale sull’utilizzo delle risorse della valorizzazione dei docenti e i richiami fatti dal MIUR al D.lvo 165/2001, che riconosce le prerogative contrattuali nella distribuzione del salario accessorio, appaiono del tutto impropri.

L’art. 40, comma 1, del D.lvo 165/2001 che stabilisce che la contrattazione è consentita nei limiti fissati dalla legge sulle sanzioni disciplinari e sulla valutazione delle prestazioni, segna i limiti della contrattazione nella definizione di quelle materie di prerogativa datoriale ma non si riferisce al passaggio successivo che è sia quello della definizione delle tipologie di sanzioni disciplinari sia quello della erogazione del salario accessorio a seguito della valutazione, materie che lo stesso D.Lvo 150/2009 riserva alla contrattazione collettiva, come è avvenuto per il contratto della dirigenza scolastica, sottoscritto nel 2010 dopo l’entrata in vigore delle modifiche apportate al D.lvo 165/2001 dal D.lvo 150/2009.

Oltre a essere previsto dalla legge, il confronto con il tavolo sindacale di scuola, attraverso la condivisione e la trasparenza delle scelte di utilizzo delle risorse destinate alla valorizzazione dei docenti, assicura al dirigente scolastico un governo autorevole delle complessità e lo allontana da scelte autoritarie che sono insostenibili nella gestione dei rapporti all’interno di una comunità professionale e che sono perfino censurabili sotto il profilo del rispetto della normativa sulla trasparenza nella pubblica amministrazione.

La Struttura di Comparto Nazionale dei Dirigenti Scolastici della FLC CGIL si impegna, a tutti i livelli, nazionale e regionale, a proseguire nella difesa delle condizioni salariali dei dirigenti e nell’elaborazione di proposte, strumenti di lavoro e suggerimenti per il loro lavoro che li sostengano nella ricerca di soluzioni, partecipate e condivise dalla comunità professionale, alle problematiche di gestione delle scuole.

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