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Dirigenti di Arezzo: appello ai genitori per la scuola contro i tagli

Riceviamo e volentieri pubblichiamo un documento elaborato ed approvato dal Collegio dei Dirigenti Scolastici di Arezzo e Provincia, sotto forma di lettera aperta ai genitori.

26/11/2003
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Riceviamo e volentieri pubblichiamo un documento elaborato ed approvato dal Collegio dei Dirigenti Scolastici di Arezzo e Provincia, sotto forma di lettera aperta ai genitori. Riteniamo molto significativo l’appello all’utenza affinché partecipi alla discussione e alle iniziative che si possono mettere in campo a difesa della scuola pubblica e della sua qualità.

Ecco il testo

COLLEGIO DEI DIRIGENTI SCOLASTICI
DELLA PROVINCIA DI AREZZO

LETTERA APERTA AI GENITORI DEGLI ALLIEVI
Cari Genitori,

come Dirigenti delle Scuole della Provincia di Arezzo sentiamo il bisogno di rivolgerci direttamente a voi per illustrare la situazione in cui ci troviamo ad operare, i problemi che quotidianamente dobbiamo affrontare, le prospettive che si delineano per il sistema scolastico nella nostra Provincia e nel Paese.

La Scuola italiana (non solo quella aretina), negli ultimi anni, è stata interessata da una serie di norme e provvedimenti che ne hanno ridisegnato il profilo. Sono stati accorpati istituti, in linea verticale ed orizzontale; è stato riorganizzato l’assetto amministrativo con la scomparsa dei Provveditorati e la nascita dei Centri per i servizi provinciali e le Direzioni regionali; è stata riconosciuta alle singole istituzioni scolastiche l’autonomia progettuale, organizzativa, gestionale, operativa e di ricerca.

I genitori hanno avvertito i cambiamenti organizzativi, hanno constatato l’impegno delle singole scuole nella progettazione e realizzazione dei piani dell’offerta formativa, si sono resi conto che i cambiamenti sono necessari ma che i processi di innovazione richiedono conoscenza e condivisione.

Intanto, milioni di alunni hanno frequentato e frequentano le scuole italiane, studenti e genitori chiedono risposte adeguate ai fabbisogni formativi, domandano spazi, risorse materiali e professionali.

Se ci guardiamo intorno, cogliamo con estrema facilità l’inadeguatezza degli ambienti che ospitano bambini, ragazzi e giovani studenti. Sono insufficienti le aule a disposizione; mancano spazi per le attività operative, per la ricerca e per i laboratori; è molto difficile riscontrare l’esistenza di spazi destinati alla ricreazione, al relax, allo scambio informale; sono inimmaginabili ambienti per ospitare assemblee, per mense, per l’organizzazione dipartimentale delle discipline.

Attendiamo, per la fine del 2004, la messa a norma degli edifici scolastici.

Senza parlare degli organici. Oggi assistiamo alla saturazione delle cattedre a 18 ore, con seri problemi per la sostituzione dei docenti assenti, alla progressiva decurtazione dell’organico con la costante diminuzione del personale docente e ATA.

La scuola diventa più povera di risorse professionali nel momento in cui dalle famiglie e dalla società è sempre più pressante la richiesta di ampliamento e qualificazione dell’offerta formativa, con l’insegnamento delle lingue straniere e delle nuove tecnologie al primo posto. I bilanci delle scuole, da alcuni anni, sono sotto tiro. Il decremento dell’assegnazione dei fondi è progressivo. Sia i finanziamenti per lo svolgimento delle attività ordinarie, sia i fondi per l’autonomia e per la qualificazione dell’offerta formativa hanno subìto tagli spaventosi. Come sta succedendo, purtroppo, per altri servizi, anche per quello scolastico - se intendiamo conservarne la quantità e la qualità attuale – siamo costretti ad appellarci alle tasche delle famiglie. Non siamo ancora al collasso. Siamo, tuttavia, condizionati a non rinnovare e a non aggiornare i laboratori e le attrezzature didattiche e scientifiche; a ridurre fino a cancellare i servizi extracurricolari; a bloccare ogni iniziativa di ampliamento ed arricchimento delle opportunità formative.

Il quadro che abbiamo dipinto è piuttosto problematico, ma corrisponde alla realtà. Le prospettive non sono rosee. Avremmo bisogno di maggiori investimenti per la scuola e per l’istruzione, senza riferirci all’università e alla ricerca. Invece, il tempo pieno nella scuola elementare e il tempo prolungato nella media vanno verso un rapido declino. Gli istituti professionali e gli istituti tecnici sono ancora nell’incertezza di un riassetto e di una definitiva destinazione. Per la scuola le “finanziarie” non riservano se non briciole.

Infine: quale futuro possiamo immaginare per la scuola media superiore, strutturata in due canali: otto licei quinquennali nazionali e un sistema di istruzione e formazione professionale quadriennale affidato alle Regioni? Siamo molto preoccupati e temiamo che questa riforma sia condizionata da problemi di spesa e di bilancio.

Cosa fare? Potrebbe essere chiesto da molti di voi. La risposta è molto semplice: seguire la vita scolastica dei vostri figli, informarvi, partecipare alla gestione delle scuole, far sentire la vostra voce nei luoghi deputati dalla democrazia alla discussione e alla proposta, affinché si faccia della scuola e dell’istruzione il volano dello sviluppo del nostro Paese.

Distinti saluti

Arezzo, 13 novembre 2003

IL COLLEGIO DEI DIRIGENTI SCOLASTICI

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