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Diplomifici. La magistratura scopre una fabbrica di diplomi facili

Misure cautelari nei confronti di gestori, presidi e insegnanti di 40 scuole, anche paritarie, sparse in 11 regioni italiane

21/05/2004
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L’operazione “diplomi no problem” avviata dalla Procura di Verona, che ha portato nella giornata di ieri all’esecuzione di 23 misure cautelari nei confronti di gestori, presidi e insegnanti di 40 scuole, anche paritarie, sparse in 11 regioni italiane - Roma, Napoli, Foggia, Crema, Cassino, Reggio Emilia, Palermo, Trapani, Agrigento, Vibo Valentia, Lanciano (Chieti), Torino, Imperia e Cesena - mette a nudo tutte le contraddizioni dell’idea di scuola paritaria disegnata dalla Moratti da quando è alla guida del MIUR.

Le accuse per i 23 indagati sono pesanti: “associazione per delinquere finalizzata alla commissione di più delitti di corruzione continuata per atti contrari ai doveri d'ufficio di insegnanti, con funzioni di pubblico ufficiale o di incaricati di pubblico servizio, tendente a favorire il conseguimento, con modalità illecite ed in violazione della normativa scolastica, diplomi di maturità a favore di numerosi candidati; falsità di atti pubblici e privati, sostituzione di persona e di rivelazione di segreti d'ufficio”.

Avevamo avuto modo di denunciare la ripresa in grande stile dei diplomifici e delle maturità facili fin dall’estate dell’anno scorso a ridosso degli esami, per via della sospetta presenzain alcune scuole paritarie di candidati privatisti esterni all’esame finale di stato e della costituzione di commissioni d’esame con solo candidati esterni. La nostra indagine basata sui dati sugli esami pubblicati nel sito del MIUR ci aveva indotto a dire che il fenomeno aveva il suo epicentro in alcune scuole paritarie di Roma per poi diramarsi in tutto il territorio nazionale.

L’indagine della Procura di Verona conferma quanto da noi sostenuto tant’è che alcune di quelle scuole da noi individuate ieri sono state oggetto dell’intervento della Magistratura.

Quella scoperta dalla Magistratura è solo una prima filiera di un fenomeno decisamente più vasto e più complesso

Come abbiamo segnalato in precedenti occasioni la ripresa del fenomeno dei diplomifici è riconducibile, a nostro modo di vedere, ad una serie di atti di normazione primaria e secondaria che hanno modificato la riforma sugli esami introdotta da Berlinguer (L. 425/97).

Gli atti introdotti dal Governo e dalla Moratti che hanno modificato il sistema previgente sono:

  • il comma 7, dell’art. 22, della legge 28 dicembre 2001, n. 448 (Finanziaria 2002) che ha stabilito, per le scuole statali e per le scuole paritarie, che le commissioni di esame di maturità fossero composte di soli membri interni ad esclusione del presidente;

  • la c.m. 28 febbraio 2002, n.23 applicativa di quanto disposto dalla legge;

  • la c.m 18 marzo 2003, n. 31 che ha consentito la possibilità di dar vita a classi collaterali rigenerando il fenomeno della cosiddetta piramide rovesciata con una presenza di classi finali superiore a quella del corso completo.

Le statistiche, pubblicate peraltro dall’INVALSI, confermano la stretta correlazione tra le modifiche introdotte dalla Moratti e la ripresa dei diplomifici con particolare riferimento alla presenza di candidati esterni nelle scuole paritarie.

Nell’anno scolastico 2000/2001 i candidati esterni nelle scuole paritarie erano meno di mille (1,7%), mentre nell’anno scolastico 2002/2003 questi risultano saliti a quasi novemila (15,83%).
Dalle informazioni che abbiamo è prevista, per questo anno scolastico, la presenza media di candidati esterni del 18% circa sul totale dei partecipanti alla maturità nelle scuole paritarie, con picchi elevati nel Lazio ( 7324 candidati) e in Sicilia (3459), ossia con percentuali che superano il 45%.

Ora il Ministro Moratti annuncia, almeno da quanto riportato dalla stampa di oggi, la costituzione di una specifica commissione ministeriale d’indagine per accertare “eventuali irregolarità amministrative”, in attesa degli sviluppi dell’indagine della Magistratura.

Eppure il fenomeno dei diplomifici, come ha ammesso lo stesso Ministro nella relazione presentata al Parlamento qualche giorno fa sullo stato di applicazione della legge di parità, è ampiamente conosciuto dall’Amministrazione. Eppure alle scuole indagate è stato concesso lo status di scuola paritaria! Evidentemente l’Amministrazione centrale e periferica non ha svolto appieno il suo compito per verificare il possesso dei requisiti richiesti dalla legge per accedere alla parità scolastica da parte di queste scuole sia in occasione del riconoscimento sia in fase successiva.

Del resto la vicenda della scuola fantasma di Pomezia la dice lunga sull’efficacia dell’attività di vigilanza dell’Amministrazione.

A proposito sia l’Amministrazione centrale che periferica conosce benissimo ciò che sta accadendo anche in altre scuola paritarie dove la presenza di candidati privatisti esterni per sostenere l’esame di maturità per il corrente anno scolastico è superiore rispetto a quello fissato dalle norme. Eppure non ci risulta che siano in corso ispezioni capillari e puntuali, né tanto meno sono state presi provvedimenti in merito.

Nella sua relazione al Parlamento il Ministro sostiene il carattere pubblico del servizio reso dalla scuola paritaria. Alla luce di tale affermazione c’è da chiedersi: per quale motivo e sulla base di quale fondamento giuridico viene chiesto agli alunni di scuola paritaria esterni di pagare una “tassa d’esame” o una “spesa d’esame” che oscilla tra i 2000 e 7.500 euro in aggiunta alla tassa d’esame pagata allo stato di 12,50 euro prevista per legge?

Roma, 21 maggio 2004

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