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Con l’alternanza scuola lavoro del Governo soldi alle aziende anziché agli studenti

Dalla lettura del testo del Protocollo di intesa sull’ alternanza scuola-lavoro, sottoscritto alcuni giorni fa dall’ Ufficio scolastico regionale per la Calabria e Confindustria Calabria scopriamo che:

02/03/2004
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Dalla lettura del testo del Protocollo di intesa sull’alternanza scuola-lavoro, sottoscritto alcuni giorni fa dall’Ufficio scolastico regionale per la Calabria e Confindustria Calabria scopriamo che:

  • verranno attivati 10 percorsi didattici in alternanza scuola-lavoro, affidati rispettivamente a 10 istituzioni scolastiche;

  • le scuole vengono individuate dalla Direzione scolastica regionale;

  • si può costituire una apposita classe destinata a realizzare i percorsi di alternanza;

  • la Confindustria provvederà alla formazione dei tutor e anche dei docenti non direttamente coinvolti ma che manifestano interesse;

  • le istituzioni scolastiche “ conferiscono alle aziende, ove necessario, un compenso, che di norma non può eccedere il 50% della somma ad esse assegnata dall’Ufficio Scolastico Regionale. Il compenso compete per ogni singola annualità del progetto. Il compenso è onnicomprensivo di ogni servizio prestato dall’azienda (tutor, attività lavorative, materiali, assicurazioni contro i rischi, ecc…)”.

Forse l’unico commento appropriato sarebbe il no comment. Ma per timore di essere fraintesi torniamo a ripetere quanto andiamo sostenendo da tempo:

  • per noi l’alternanza scuola lavoro è una modalità didattica, finalizzata ad ampliare ed arricchire la formazione culturale di base dei giovani;

  • in quanto tale deve essere a disposizione delle istituzioni scolastiche di tutti gli indirizzi della scuola secondaria superiore che, nell’esercizio dell’autonomia didattica, decidono di utilizzarla all’interno del curricolo ordinario e per tutti gli alunni che compongono la classe;

  • per lo stesso motivo non può avere finalità addestrative e le esperienze in azienda devono rispondere alle finalità culturali proprie di un percorso scolastico;

  • il rapporto con le associazioni imprenditoriali è utile sia per individuare le aziende che abbiano caratteristiche di qualità da poter accogliere ragazzi in formazione (rispetto della legalità, dell’ambiente, condizioni di lavoro e processo produttivo adeguati..), sia per garantire l’accoglienza e la permanenza dei giovani, rispettose del progetto didattico alla base dell’inserimento;

  • il sindacato è un soggetto da coinvolgere, sia a livello territoriale (sarebbe auspicabile che gli accordi lo vedessero fra i protagonisti) sia a livello aziendale (è una garanzia contro il rischio di utilizzo distorto degli inserimenti degli studenti, come sostituzione gratuita di manodopera).

Non troviamo nulla di tutto ciò in quel protocollo, ma al contrario leggiamo che le scuole saranno individuate dall’Ufficio scolastico regionale, con buona pace della loro autonomia, e le aziende percepiranno un compenso costituito da risorse finanziarie del Miur.

Facciamo notare a tal proposito che in molte esperienze di alternanza realizzate in questi anni dalle scuole, sulla base di accordi sindacali territoriali ed aziendali, si prevedevano forme di rimborso spese per gli studenti impegnati negli inserimenti aziendali: siamo ormai all’esatto opposto delle migliori esperienze maturate. Ma forse perchè la loro è modernità!

Non solo meno risorse alla scuola pubblica e più risorse a quella privata. Ora siamo al finanziamento delle aziende, evidentemente equiparate alla scuola e quindi da sostenere nella loro funzione formativa!

E tutto questo mentre lo stesso Miur taglia risorse alla scuola autonoma e da tre anni non garantisce più i finanziamenti necessari per la terza area delle classi quarte e quinte degli Istituti professionali di Stato, parte integrante del curricolo ordinario, finalizzata proprio all’alternanza scuola lavoro.

Roma, 2 marzo 2004

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