FLC CGIL
Iscriviti alla FLC CGIL

http://www.flcgil.it/@3809223
Home » Scuola » Camera: resoconto della seduta sul decreto 255

Camera: resoconto della seduta sul decreto 255

Resoconto della seduta sul decreto 255 alla Camera

19/07/2001
Decrease text size Increase  text size

La seduta, sospesa alle 11, è ripresa alle 11,05.

(Ripresa della discussione sulle linee generali - A.C. 1175)

PRESIDENTE. Onorevole Briguglio, le chiedo scusa, abbiamo preso atto che il Governo era impegnato in Commissione. La invito a riprendere da dove lei ritiene più opportuno.

CARMELO BRIGUGLIO, Relatore. Signor Presidente, certamente il provvedimento è apprezzabile ed è stato apprezzato in modo uniforme, in particolare perché dà certezza e continuità alla funzione educativa che negli anni scorsi aveva rappresentato uno dei problemi più in gravi avvertito dalle famiglie, dai cittadini, dagli studenti e, in particolare, dal personale scolastico.

Si spera nell'alta progettualità di questo provvedimento affinché, a partire da questo anno scolastico, non si assista più al fenomeno di docenti che si alternano interrompendo la continuità didattica, all'alternarsi delle supplenze e all'assenza di personale docente, esattamente quello che ogni anno, puntualmente, si è verificato.

Il provvedimento punta ad eliminare la discontinuità e gli sbandamenti nell'erogazione di un servizio, perché la scuola deve tornare - anche concettualmente - ad essere vista come un servizio importante, primario. Su questa linea si è sviluppato anche il dibattito in Commissione, al quale tutti componenti hanno fornito un apporto meritandosi i miei ringraziamenti. D'altra parte, bisogna riconoscere che è stata ereditata dal nuovo Governo e dal nuovo Parlamento una situazione di vera e propria emergenza per effetto dei forti ritardi accumulati negli anni scorsi per ciò che concerne le operazioni di gestione del personale di ruolo, operazioni riguardanti i trasferimenti, sistemazioni del personale in sovrannumero, assegnazioni provvisorie ed utilizzazioni. Solo dopo che tali operazioni sono state completate possano essere conferite le supplenze annuali. Di conseguenza, le supplenze da anni - come dicevo prima - vengono conferite, anziché all'inizio dell'anno scolastico, ad anno scolastico già iniziato, con la conseguenza che molti insegnamenti rimangono vacanti per mesi oppure si verificano sostituzioni di insegnanti a metà anno scolastico.

Sotto questo profilo, il provvedimento si lega in modo forte ai principi della centralità degli studenti e delle famiglie, alla qualità dell'istruzione da un lato e alla valorizzazione dei docenti dall'altro.

Un anno fa il ministro De Mauro aveva individuato quale soluzione quella di confermare per l'anno in corso i supplenti che avevano preso servizio nell'anno precedente. Questa soluzione in realtà non è da considerarsi tale perché non rispetta le aspettative di coloro che nel frattempo sono stati collocati nelle graduatorie ed avrebbero titolo alla supplenza dall'inizio dell'anno scolastico; in questo modo non viene assicurata la continuità didattica. L'anno scorso, ad esempio, le nomine annuali sono state fatte fra dicembre e marzo con grave pregiudizio della continuità didattica di cui parlavo prima. Comunque a questa situazione di grave ritardo quest'anno si è sommato un fatto nuovo, relativo all'annullamento delle graduatorie sulla base delle quali vengono effettuate sia le immissioni in ruolo, sia le supplenze annuali. Ci sono state circa cinquantacinque pronunce di tribunali amministrativi regionali, in particolare da parte dei tribunali amministrativi regionali del Lazio e della Campania.

In realtà i criteri per la formazione delle graduatorie sono stati ridefiniti - come noto - dalla legge n. 124 del 1999 che aveva previsto quattro fasce di docenti da utilizzare in ordine successivo.

Vi era una prima fascia comprendente coloro che erano stati inseriti nelle vecchie graduatorie dei concorsi per soli titoli; una seconda fascia nella quale venivano inseriti i possessori dei requisiti previsti dalle norme previgenti alla legge 124 del 1999 (i cosiddetti precari storici), una terza fascia, nella quale venivano contemplati i possessori degli stessi requisiti al momento della domanda di inserimento nella graduatoria, cioè nel 2000, ed una quarta fascia comprendente gli idonei nei concorsi banditi ed espletati prima del maggio del 1999, iscritti nelle graduatorie per le supplenze ovvero vincitori dell'ultimo concorso magistrale antecedente la riforma nonché gli abilitati nelle sessioni riservate.

In merito a tali fasce e a tali criteri così definiti - come ho detto precedentemente - vi è stato un imponente contenzioso. Ben 55 sono state le pronunce giurisprudenziali che hanno avuto come fondamento una tesi recepita dagli organi giudicanti: il precedente Governo, nel momento in cui ha emanato il decreto ministeriale n. 123 del 27 marzo 2000 che ha adottato il regolamento di attuazione della legge n. 124 del 1999, è andato oltre il disposto della legge e nel tentativo di interpretarlo, ha finito per violare la fonte primaria, cioè la legge n. 124, e per forzarne la portata.

Sostanzialmente il regolamento è stato riconosciuto, secondo le pronunce giurisprudenziale, adottato in violazione di legge. Ciò ha provocato l'intervento assolutamente inevitabile con lo strumento della decretazione d'urgenza da parte del nuovo Governo il quale ha dovuto far fronte a tale grave situazione. Infatti, ci sono 15 mila posti da ricoprire attingendo dalle graduatorie, il 50 per cento dei 30 mila posti totali per l'anno scolastico 2000-2001 di cui sono stati finora coperti soltanto 5 mila. Nel caso di definitiva soccombenza le 5 mila assunzioni andrebbero annullate e nuovamente disposte sulla base delle nuove graduatoria.

Ci si è trovati quindi di fronte ad una situazione di emergenza: all'inizio dell'anno scolastico 20001-2002, circa 80 mila sono stati i posti vacanti che non potrebbero essere coperti. Si tratta quindi di una situazione di grave emergenza per fronteggiare la quale il decreto legge in esame, di cui oggi discutiamo la conversione ha dettato norme interpretative che si ponessero in linea con l'interpretazione offerta dai tribunali amministrativi regionali ma salvaguardando le nomine già fatte e consentendo di effettuare le nomine ulteriori.

Nel merito, il decreto-legge n. 255 intende conseguire i seguenti obiettivi.

Primo: salvaguardare il meccanismo degli scaglioni, confermando la prima e la seconda fascia e accorpando la terza e la quarta in un'unica fascia. Tale soluzione valorizza il merito perché le motivazioni quasi uniformi delle sentenze dei tribunali amministrativi regionali stigmatizzano il fatto che il merito, i titoli culturali scientifici vengono molto spesso sopravanzati in modo immotivato dall'anzianità del precariato. Pertanto, la soluzione valorizza il merito, conservando una precedenza esclusivamente per coloro che avevano i requisiti previsti dalla normativa previgente al momento dell'entrata in vigore della legge n. 124 del 1999. Dalle stime che sono state effettuate dal Ministero dell'istruzione risulta che le assunzioni in ruolo già effettuate non verrebbero toccate se non marginalmente (il decreto stesso prevede in merito a ciò una salvaguardia).

Altro dato estremamente importante è che il decreto prevede che le integrazioni delle graduatorie successive alla prima vengano effettuate regolarmente con cadenza annuale e non più triennale; cadenza annuale sulla cui base verranno effettuate le immissioni in ruolo e le assegnazioni delle supplenze, a partire dall'anno scolastico 2002-2003, per così dire "a pettine", cioè inserendo via via coloro che maturano i requisiti nella graduatoria permanente.

Credo che questo sia un obiettivo.

Credo che questo sia un obiettivo di equità e di sostanziale giustizia, del quale bisogna dare atto considerando il contenuto del provvedimento. Il punto su cui vi è stata una discussione di merito in sede di Commissione, e che è certamente qualificante del provvedimento, è quello di prevedere a regime che la valutazione del servizio prestato nelle scuole non statali e parificate dal primo settembre 2000 preveda un punteggio eguale rispetto al servizio prestato nelle scuole statali.

I criteri attuale, come è noto, prevedono un punteggio dimezzato per il servizio prestato presso le scuole non statali; un criterio che viene mantenuto soltanto nella fase transitoria. Su questo aspetto vi è stata una discussione piuttosto approfondita e nella quale anche i colleghi dell'opposizione hanno ritenuto di manifestare posizioni diversificate; certamente, si tratta di una posizione, inserita nel testo del decreto legge, che ha un valore importante e che è stata richiamata anche dalle sentenze dei TAR. Queste ultime si richiamano, nella sostanza, alla legge sulla parità e invitano il Parlamento e il Governo a considerare che, una volta approvata la legge 10 marzo 2000 n. 62, significativamente rubricata "Norme sulla parità scolastica e disposizioni sul diritto allo studio", la quale riconosce che le scuole private svolgono un servizio pubblico e costituiscono, unitamente alle scuole statali, il sistema nazionale di istruzione pubblica, non si può poi non ritenere conseguente, nella legislazione successiva, il riconoscimento del medesimo punteggio al servizio prestato nelle scuole pubbliche, statali e nelle scuole paritarie.

Peraltro, e si tratta di un punto che il relatore intende sottolineare non certo per prevenire obiezioni che vi saranno nel dibattito, ma per chiarire meglio la portata politica del provvedimento, occorre ricordare che la stessa legge n. 124 del 1999, nel prevedere all'articolo 2, comma quarto, "una sessione riservata di esami per il conseguimento dell'abilitazione o dell'idoneità richiesta per l'insegnamento nella scuola materna, elementare e negli istituti e scuole di istruzione secondaria e artistica, ha equiparato, quanto ai requisiti di partecipazione, il servizio di insegnamento prestato nelle scuole statali a quello prestato nelle scuole parificate o legalmente riconosciute". In questo caso, parliamo di scuole paritarie.

Peraltro, la riforma Bassanini e i provvedimenti ad essa collegati, anche per quanto concerne l'accesso ai ruoli della pubblica amministrazione, in particolare a qualifiche dirigenziali, laddove si richiede il requisito di una attività quinquennale di tipo dirigenziale, non prevede una differenza fra attività prestata nella amministrazione pubblica e nelle imprese private.

Credo quindi che sotto questo profilo il decreto legge adottato dal Governo, oggi all'esame della Camera, sia assolutamente inattaccabile.

Un altro punto importante che deve essere ricordato è la previsione, contenuta nel decreto-legge, che tutte le operazioni di gestione del personale di ruolo siano completate entro il 31 luglio di ciascun anno, mentre per l'anno scolastico 2001-2002 il termine è fissato al 31 agosto. Anche questo è un elemento importante e qualificante, perché il decreto prevede che dal Io agosto di ciascun anno siano i dirigenti scolastici - quindi di istituto, e non più i dirigenti territorialmente competenti - ad effettuare le nomine annuali; per l'anno scolastico in corso 2001-2002, la competenza passerà ai dirigenti scolastici dal Io settembre.

Anche questo punto è stato compiutamente analizzato dalla Commissione ed è stato anche contestato, tuttavia credo che abbia una fondatezza inattaccabile. Prima di tutto perché è anche nella tradizione normativa di questa materia che vi sia un passaggio di competenze (per esempio dal 31 dicembre al 1o gennaio), non è una novità assoluta e alcune posizioni scandalizzate sotto questo aspetto sembrano infondate, se non pretestuose. Alcune soluzioni terze - come quella di affidare ad una scuola la funzione di polo e quindi di svolgere un'attività per parti di territorio o per alcune categorie di docenti - finirebbero per riprodurre la stessa situazione di non funzionalità che viene affrontata dal decreto legge al nostro esame.

PRESIDENZA DEL VICEPRESIDENTE PUBLIO FIORI (ore 11,25).

CARMELO BRIGUGLIO, Relatore. Il decreto si pone, pertanto, con un'ottica assolutamente positiva di rispetto dell'ordinamento - cioè di adeguamento ai principi che le pronunce dei tribunali amministrativi regionali segnalano all'attenzione del Governo e del Parlamento -, di efficienza dell'intero sistema scuola e di salvaguardia, anche sociale, di posizioni e di aspettative occupazionali ancorché precarie, che non avrebbero potuto trovare accoglimento. Esso si iscrive pertanto nella filosofia dell'efficienza e dell'inizio ordinato dall'anno scolastico, che è un principio ed un'esigenza estremamente semplice, ma che ha un forte impatto sociale e che i cittadini italiani, le famiglie e gli operatori della scuola (e, in particolare, gli studenti) non potranno che apprezzare.

PRESIDENTE. Ha facoltà di parlare il rappresentante del Governo.

LETIZIA MORATTI, Ministro dell'istruzione, dell'università e della ricerca. Vorrei innanzitutto ringraziare il relatore per l'esposizione puntuale e completa che ha svolto in merito al provvedimento adottato dal Governo. Vorrei ringraziare, inoltre, anche le Commissioni che hanno lavorato affinché il decreto potesse giungere in aula nei tempi dovuti per la conversione in legge.

Essendo stata fatta una esposizione estremamente puntuale, mi limiterò a richiamare i principi e le finalità del decreto. Rispetto ai principi, indubbiamente l'obiettivo che il Governo si è posto è di consentire l'avvio regolare dell'anno scolastico, dopo aver preso atto dei gravi ritardi e inadempimenti che avevano portato ad una situazione di emergenza che si era stratificata negli anni.

Questo era inaccettabile. Abbiamo ritenuto, quindi, di intervenire con urgenza per consentire agli studenti di iniziare l'anno scolastico con i docenti in classe. A questi ritardi, si erano, successivamente, aggiunte le preoccupazioni derivanti dalle sentenze - peraltro esecutive - dei TAR che impedivano la formazione delle graduatorie nel tempo necessario per consentire, ripeto, un puntuale avvio dell'anno scolastico.

Questi sono i principi ai quali s'ispira tutta la nostra azione del Governo: porre al centro dell'azione di Governo, per quanto riguarda la scuola, le famiglie e gli studenti, valorizzando, sicuramente, anche gli insegnanti, pregiudicati loro stessi da una situazione d'incertezza non accettabile.

Le finalità sono ridefinire i criteri delle graduatorie, in modo da completare le nomine, ed affidare le supplenze annuali in tempo per l'inizio del nuovo anno scolastico; per garantire che ciò avvenga abbiamo, pertanto, attribuito ai capi di istituto, dal 1o settembre, per quest'anno, la competenza ad affidare le supplenze annuali. Non vorrei aggiungere altro se non che abbiamo già avviato, di concerto con il ministro del Tesoro, anche le assunzioni per l'anno 2001-2002. Quindi, abbiamo proseguito su questa strada per velocizzare tutti i processi al fine di garantire un servizio sempre migliore e sempre più efficiente alle famiglie (Applausi dei deputati dei gruppi di Forza Italia e di Alleanza nazionale).

PRESIDENTE. È iscritta a parlare l'onorevole Sasso. Ne ha facoltà.

ALBA SASSO. Signor Presidente, signor ministro, onorevoli colleghi, voglio ricordare che il decreto-legge 3 luglio 2001, n. 255 - come è stato già detto dal relatore e dal ministro - si pone come una misura adottata per assicurare il regolare e l'ordinato avvio dell'anno scolastico 2001-2002.

Credo che le misure adottate nel merito non serviranno a velocizzare le operazioni di nomina - anzi, come cercherò di documentare, creeranno una situazione di confusione nella scuola che perdurerà per diversi mesi - ma colpiranno prerogative e diritti che un Governo non può mettere in discussione con un decreto-legge. Per questo, non è una misura di efficienza.

Non può esserci efficienza in astratto senza garanzia della certezza dei diritti e dell'equità di trattamento per chi nella scuola lavora e garantisce, appunto, quel servizio di cui parlava il relatore poc'anzi. In realtà, si può escludere, già oggi, che l'obiettivo dell'efficienza possa essere assicurato dalle misure adottate che mirano - in particolar modo nell'articolo 1 - a stravolgere il sistema di graduatorie predisposto per le nomine in ruolo degli insegnanti precari, attraverso l'accorpamento della III e IV fascia, allo scopo di favorire le nomine di quanti hanno prestato servizio nelle scuole private, senza rispettare lo spirito della legge 3 marzo 1999, n. 124, secondo la quale le procedure per l'aggiornamento e l'integrazione delle graduatorie permanenti devono, comunque, salvaguardare le posizioni di coloro già inclusi in graduatoria.

Al ministro vorrei segnalare che con legge approvata dal centrosinistra nel 1999, la legge n. 124 appunto, è stato riattivato, dopo quasi dieci anni di blocco, il sistema di reclutamento concorsuale del personale della scuola.

Per il triennio 2001-2003 era prevista la nomina a tempo indeterminato, articolata su tre contingenti, di oltre centomila insegnanti. Metà di questi posti dovevano essere assegnati, in genere, a laureati non in servizio vincitori dei concorsi per titoli ed esami e metà ai precari in servizio da molti anni e in possesso di abilitazione all'insegnamento conseguita con i concorsi ordinari o riservati.

Già la normativa prevista dal precedente Governo aveva consentito che, insieme al personale che aveva prestato servizio precario nella scuola statale, fossero inseriti in graduatoria coloro che tale servizio non avevano prestato. Il servizio nelle scuole private a tal fine era valutato alla metà e coloro che non avevano almeno trecentosessanta giorni di servizio nella scuola statale venivano collocati in graduatoria e nominati solo dopo quelli che vantavano, appunto, il predetto requisito dei trecentosessanta giorni di servizio.

Il centrodestra ha criticato sempre duramente questa scelta ed ha attivato schiere di legali per contestare la regolamentazione delle graduatorie di nomina. Com'è stato ricordato in questa sede, il motivo fondamentale della contestazione è consistito nel rivendicare l'equiparazione dei punteggi attribuiti per il servizio prestato nelle scuole private ed in quelle statali nonché il superamento dello sbarramento che prevedeva la precedenza a favore di chi avesse maturato trecentosessanta giorni di servizio nella scuola statale. Molti TAR - e, fra questi, il TAR del Lazio - hanno accolto i ricorsi presentati e non hanno condiviso l'interpretazione della legge fatta propria dal regolamento governativo, sebbene quest'ultimo avesse avuto il parere favorevole del Consiglio di Stato ed avesse superato l'esame della Corte dei conti e delle competenti Commissioni parlamentari.

Quale primo atto di governo della scuola, il Governo Berlusconi ha ritenuto di accogliere in pieno l'interpretazione data dai TAR e di trasfonderla in un decreto-legge che ha preceduto di qualche giorno - impedendone la pronuncia - il parere del Consiglio di Stato richiesto dal precedente Governo. E ciò ha fatto adducendo motivi di urgenza che, a nostro modo di vedere, non esistevano e che, comunque, dopo il parere del Consiglio di Stato, potevano tranquillamente essere invocati a sostegno di un decreto-legge di convalida della normativa in atto.

Il comportamento del Governo segue la stessa linea sulla quale si è posto quando ha bloccato, semplicemente sottraendo i relativi decreti di attuazione all'esame della Corte dei conti, la riforma dei cicli, ovvero quando ha ritirato il rinvio alla Corte costituzionale della legge della regione Lombardia sul buono scuola: si tratta del rifiuto reiterato - nel quale ci imbattiamo anche in questo caso - ad accettare, nella vita delle nostre istituzioni, le pronunce degli organi cui è commesso il controllo di legittimità.

Ma vengo al merito. Tre sono le misure principali con le quali si vuol far credere di risolvere i problemi delle nomine dei docenti al fine di garantire il corretto inizio del prossimo anno scolastico. Con la prima - lo rilevavo già in precedenza - vengono unificate la terza e la quarta fascia delle graduatorie e, di fatto, viene annullata la priorità che veniva garantita a chi aveva prestato almeno trecentosessanta giorni di servizio nella scuola statale. Si tenga presente che, poiché il servizio nelle scuole paritarie veniva valutato, come dicevo, la metà di quello prestato nelle scuole pubbliche, chi ha lavorato nelle scuole statali ed aveva maturato il predetto requisito dei trecentosessanta giorni sarà oggi facilmente scavalcato da chi ha prestato servizio nelle scuole private. Si tenga presente, inoltre, che, nelle operazioni di nomina già effettuate con il precedente assetto delle graduatorie, in alcune province sono stati nominati docenti che, con la graduatoria unificata, non lo sarebbero più. È evidente la disparità di trattamento che si verrà a creare con quanti, presenti alle stesse condizioni in graduatorie di altre province e non ancora nominati a tutt'oggi, verranno a perdere la nomina che avrebbero conseguito prima del decreto. Con la seconda misura, a partire dall'anno 2002-2003 - e non si capisce, pertanto, la motivazione dell'urgenza che, su questo punto, avrebbe giustificato l'uso del decreto-legge - si prevede, al comma 2 dell'articolo 2, la valutazione piena, ai fini dell'attribuzione del punteggio, del servizio prestato nelle scuole paritarie dal 1o settembre 2000, con decorrenza dalla riformulazione delle graduatorie, che avverrà nel corso dell'anno scolastico 2002-2003.

È noto che con tale riformulazione entreranno nella graduatoria permanente tutti i giovani che hanno fatto i concorsi ordinari e coloro che hanno fatto quelli riservati o che hanno preso l'abilitazione nelle scuole universitarie di specializzazione. Queste diverse categorie di cittadini non saranno più sullo stesso piano rispetto al diritto di accedere ad un posto di lavoro. Da questo momento in poi, nel nostro paese, sarà possibile accedere ad una supplenza o ad una nomina a tempo determinato solo se ci si potrà avvalere di servizi accumulati nelle scuole private, ancorché paritarie, essendo quelli statali, probabilmente, ridotti al minimo dalla pressoché totale sparizione dei posti precari.

Per giustificare tale situazione, lei ministro, alla Camera, ha invocato la legge di parità, ma non ha potuto precisare quale articolo o quale comma prevedano l'accesso a tale scuola. Non si capisce - noi non riusciamo a capirlo - come possa essere invocata a copertura di tale scelta una legge che esplicitamente non ha voluto regolamentare le modalità di accesso alle scuole paritarie per consentire a queste ultime la piena libertà di indirizzo culturale e ideologica. Chiamata diretta e limitazione degli accessi per affinità ideale e culturale caratterizzano oggi quel sistema scolastico, per libera scelta dei suoi protagonisti. Ad una così palese disparità negli accessi si vuole far corrispondere una improponibile parità negli effetti; se si considera che in ogni caso ci sarà nei prossimi anni un forte reclutamento, valutandosi in 200.000 unità gli insegnanti che lasceranno la scuola per anzianità nel quinquennio prossimo, si può essere certi che il servizio prestato nella scuola paritaria diventerà un vero e proprio canale di accesso privilegiato per entrare nel sistema scolastico.

Con la terza misura si attribuisce ai dirigenti scolastici la facoltà di nomina delle supplenze annuali fino al termine dell'anno scolastico, per i posti non assegnati dagli uffici periferici dell'amministrazione scolastica entro il 31 agosto ed entro il 31 luglio a regime, in base alla graduatoria permanente per l'incarico a tempo indeterminato. In ordine a questo problema, in ordine alle nomine dei supplenti attribuiti alle scuole - articolo 1, commi 5 e 6, e articolo 4, commi 2 e 3 - vogliamo evidenziare che in molte realtà provinciali esse non potranno essere effettuate sulla base delle graduatorie provinciali, a quella data certamente non esistenti almeno nella forma definitiva. Di qui il ricorso alle graduatorie di istituto con la lesione dei diritti di diverse migliaia di precari o di docenti vincitori dei concorsi per titoli ed esami che, nominati a tempo indeterminato dopo il 31 agosto, sarebbero vincitori solo ai fini giuridici. Non avrebbero, cioè, per l'anno 2001-2002 diritto né al posto né alla retribuzione, e si sa che con la sola decorrenza giuridica non si fa la spesa e non si mangia.

Inoltre, c'è da tenere presente che l'attribuzione alle scuole della competenza nelle nomine, almeno nella forma attuale, metterebbe in moto un pazzesco sistema di comunicazioni, accettazioni e rinunce, praticamente ingestibile, che sicuramente non velocizzerebbe le operazioni. Per di più, i dirigenti scolastici pagherebbero di tasca propria eventuali errori commessi. Non si avvierà - noi crediamo - un anno ordinato, ma si darà il via a caos e a contestazioni infinite.

C'è infine da considerare che con questo provvedimento si colpiscono duramente studenti e famiglie, perché quasi tutti i nominati, in un carosello mai visto nella storia della scuola, cambieranno sede e classe di insegnamento (quasi 100.000 classi cambieranno i loro insegnanti). Non mi sembra che si possa parlare di efficienza e di rispetto della continuità didattica e degli interessi delle famiglie. Il nostro gruppo si è posto, però, in posizione costruttiva nei confronti di questo Governo e di questo decreto, presentando una serie di emendamenti migliorativi (anche a noi sta a cuore l'ordinato avvio dell'anno scolastico) tutti puntualmente respinti, che comunque illustreremo in Assemblea.

Abbiamo proposto, in prima istanza, di ripristinare le graduatorie come previsto dal regolamento attuativo della legge n. 124; abbiamo proposto la soppressione del comma 2 dell'articolo 2 in attesa di normare il reclutamento nella scuola paritaria (anche a noi stanno a cuore i diritti di chi lavora in quelle scuole!) e ancora, abbiamo proposto di rendere più trasparente e garantito, per gli stessi dirigenti scolastici, il meccanismo di nomina presso le scuole con la creazione di "scuole polo" che possano nominare, su tutto il territorio provinciale, per una sola classe di concorso e abbiamo proposto di fare ricorso alle graduatorie provinciali permanenti.

Abbiamo chiesto, e ci spiace veramente che non sia stato recepito dal Governo, un'attenzione alla ricomposizione delle classi dove ci siano alunni portatori di handicap ed alla conseguente nomina degli insegnanti di sostegno e abbiamo proposto di impiegare, con retribuzione coperta dalla spesa per le supplenze - il sottosegretario Aprea ci ha detto che non c'era copertura alla nostra proposta -, tutti coloro che, dopo il 31 agosto, avranno la nomina a tempo indeterminato con sola decorrenza giuridica. Proporremo in aula una attenzione specifica alla questione degli ATA e ai diritti di questi lavoratori.

Inoltre, vorrei anche sottolineare, che, con la discussione in Commissione lavoro il testo del decreto-legge è stato addirittura peggiorato perché è stata attribuita direttamente al ministro (articolo 2, comma 2) la facoltà di modificare, senza i controlli attualmente previsti, la tabella di valutazione dei titoli.

Per i motivi che ho cercato di argomentare e per l'accanito rifiuto di questo Governo di accettare qualsivoglia proposta migliorativa il giudizio su questo decreto-legge rimane per noi, deputati del gruppo dei Democratici di sinistra-l'Ulivo, assolutamente negativo e perciò esprimeremo il nostro voto contrario.

PRESIDENTE. È iscritto a parlare l'onorevole Garagnani. Ne ha facoltà.

FABIO GARAGNANI. Signor Presidente, signor ministro, il gruppo di Forza Italia ritiene questo provvedimento, che è già stato ampiamente discusso nelle due Commissioni lavoro e cultura, meritevole di approvazione e di un sincero coinvolgimento da parte di tutto il Parlamento, in quanto si fa carico di esigenze ed aspettative ampiamente diffuse nel paese e perché pone rimedio ad una situazione non rinviabile per i suoi effetti negativi sull'inizio dell'anno scolastico.

Già il ministro ha evidenziato, così come il relatore, la situazione di caos organizzativo, di vera e propria difficoltà della scuola italiana e di emergenza per effetto dei forti ritardi accumulati, negli scorsi anni, nelle operazioni di gestione, sistemazione e utilizzazione del personale, nei trasferimenti, nelle assegnazioni provvisorie.

Tutti sappiamo che le supplenze annuali potranno essere conferite solo dopo che queste operazioni saranno completate.

In questo contesto, come è stato ben evidenziato, il provvedimento al nostro esame si pone come la salvaguardia di tutte quelle legittime aspettative cui ha fatto riferimento anche la collega Sasso, esponente dell'opposizione, anche se in modo un po' improvvido e polemico - ma la polemica è a volte il sale della democrazia - ma soprattutto prescindendo totalmente da una esplicita assunzione di responsabilità. Vorrei chiedere alla collega che mi ha preceduto: dov'era, in questi anni, il Governo che ha preceduto l'attuale? Per quale ragione noi oggi ci troviamo a far fronte - sì in tempo utile ma con un lascito, con un pregresso alquanto negativo - ad una situazione che lascia perplessi noi stessi?

Ci sarebbe da dire molto sulla certezza dei diritti, sull'equità di trattamento, sui criteri che sono stati adottati negli anni passati per l'assunzione del personale, sui scarsi filtri che molto spesso - anche se non in tutti i casi - hanno selezionato personale non sufficientemente preparato per il compito particolarmente delicato che lo attendeva.

Ebbene, di fronte a tale panorama, caratterizzato molto spesso anche da corporativismi inspiegabili, questo decreto-legge cerca di porre rimedio ad una situazione che non può essere ulteriormente tollerata, definendo alcuni obiettivi in modo preciso anche in presenza, come è stato detto e ribadito da molti degli intervenuti, di un'interpretazione fornita dal TAR che questo decreto applica salvaguardando peraltro le nomine già fatte e consentendo di effettuare le nomine ulteriori. È bene tenere presente questo aspetto che mi pare essere particolarmente significativo.

Le perplessità, che si riducono poi ad ostilità preconcette evidenziate anche in questa sede, denotano a mio modo di vedere più che un'opposizione al provvedimento nella sua tecnicità, un'opposizione ideologica, provocata anche da quella parte del decreto-legge che ipotizza una soluzione per gli insegnanti delle scuole paritarie. Questo è il vero punto di fondo! Lo si dica però con estrema chiarezza: l'intervento che ha preceduto quello del sottoscritto, così come quelli svolti in Commissione, hanno evidenziato, dietro il paravento di aspetti tecnici, di graduatorie non completamente definite, di parziale accoglimento - o presunto parziale accoglimento - dei provvedimenti del TAR, un'opposizione preconcetta a questo unico punto, che per la sinistra rappresenta, evidentemente, un elemento dirimente. Mi riferisco alla parità scolastica, quale è stata configurata nel programma del Governo e quale è stata parzialmente definita, limitatamente all'aspetto relativo agli insegnanti, in questo provvedimento.

La ragione, invece, del consenso della Casa delle libertà, e di Forza Italia per quanto ci concerne, è proprio opposta e speculare a quanto sostenuto dalla sinistra: intanto la necessità di dare avvio ad un ordinato svolgimento dell'anno scolastico (lo ha ribadito il ministro e quindi non sto ad insistere su questo aspetto) tenendo conto dei guai, delle situazioni di caos organizzativo e gestionale pregresse, sulle quali il Governo dell'Ulivo ed il centrosinistra hanno una pesantissima responsabilità. Questi infatti si sono lasciati condizionare costantemente da interessi corporativi e da pressioni sindacali, venendo molto spesso meno al dovere di governare, di dare un'impostazione, un assetto preciso - anche se non esaustivo, perché in poco tempo ciò non può essere fatto - che perlomeno risolvesse a grandi linee questo problema che si trascina ormai da troppo tempo. Il problema è quello legato ad una giusta selezione del personale, alla definizione di veri criteri per l'immissione in ruolo per non ricorrere più a - definiamole così - sanatorie che di fatto regolarizzano, com'è avvenuto negli anni passati, situazioni anomale.

Vi è una seconda ragione per cui il decreto è giustificato: credo che la necessità di dare avvio all'anno scolastico abbia permesso di rispondere, modificando la graduatoria e gli scaglioni, anche ad alcune aspettative dei settori più attenti al mondo della scuola, intendendo per essi far riferimento al corpo insegnante, alle famiglie ed agli studenti. Mi riferisco soprattutto al riconoscimento dato al criterio del merito, alla valenza specifica che è stata riconosciuta a questo criterio accogliendo le aspettative peraltro derivanti, per il passato, dall'anzianità di servizio (anzianità di servizio che molto spesso ha prodotto palesi contraddizioni ed incongruenze che tutti noi ben conosciamo).

Un altro aspetto del provvedimento che ci trova pienamente consenziente è costituito - ed è questo il punto dirimente - dalla fusione in un'unica graduatoria dei docenti delle scuole statali e paritarie, particolarmente nella fase a regime. Attualmente si è in una fase di transizione, ma nella fase a regime è stata ipotizzata questa opzione che ripara ad un'evidente ingiustizia e, soprattutto, costituisce un primo tassello - lo dico con chiarezza - sulla via di un'effettiva parità scolastica, in quanto inizia a definire il ruolo del personale docente nell'ambito di un sistema integrato che riconosca la funzione sociale delle scuole paritarie e, di conseguenza, dei docenti che vi prestano servizio.

L'ho detto prima e lo ribadisco: è una singolare contraddizione. Potremmo parlare di duplicità di atteggiamento e di strumentalismo della sinistra che, pur menando vanto, nella passata legislatura ed anche nella recente campagna elettorale, per la cosiddetta legge sulla parità, si contraddice platealmente ad ogni piè sospinto, in un'incomprensibile opposizione a questa parte della normativa, che di fatto è assai limitata.

Non abbiamo ancora approvato la legge sulla parità per la parte che la Casa delle libertà ha definito nella propria campagna elettorale. Tuttavia, vi è una normativa in vigore sulla quale voi, colleghi della sinistra, vi siete cimentati in campagna elettorale, sfidandoci ad essere altrettanto omogenei e coerenti. Ebbene, oggi che si tratta di attuare una normativa che voi avete approvato, abbiamo sentito in quest'aula un'opposizione dura, feroce e preconcetta contro una parte minima della normativa che riconosce e semplicemente pone in essere criteri di equità e giustizia, peraltro unanimemente riconosciuti. Allora, a questo punto, viene proprio da chiedersi se non fossero giuste le obiezioni di molti di noi nei confronti delle modalità con cui fu approvata, negli anni passati, la legge Berlinguer che definisce questi criteri.

Credo, inoltre, che un ulteriore aspetto significativo del disegno di legge in esame sia costituito dalla prevista copertura dei posti di insegnamento fin dall'inizio dell'anno scolastico, evitando quegli avvicendamenti continui che ormai costituiscono la storia delle istituzioni scolastiche nel nostro paese e creano ostacoli al normale iter formativo.

Infine, voglio ancora sottolineare la possibilità, prevista dal provvedimento in esame, di istituire nuove cattedre in presenza dei necessari presupposti numerici; tale possibilità è stata attribuita ai dirigenti scolastici, riconoscendo, in questo modo, una certa autonomia alle realtà periferiche della scuola che tutti riteniamo debbano essere maggiormente responsabilizzate. Anche questo è un primo passo sulla via di una autentica autonomia scolastica che definisca precisi criteri, precisi doveri e precise assunzioni di responsabilità in capo ai dirigenti che, ovviamente, devono vedere riconosciuto nei fatti ciò che la legge dice a parole.

Signor Presidente, signor ministro, onorevoli colleghi in conclusione credo che il provvedimento in esame si giustifichi per le motivazioni di fondo prima enunciate e che sia un primo passo sulla via di quella riforma dell'ordinamento scolastico che il ministro ha preannunciato. Pertanto, confermo l'assoluto favore dei deputati del gruppo di Forza Italia (Applausi dei deputati del gruppo di Forza Italia).

PRESIDENTE. È iscritta a parlare l'onorevole Bellillo. Ne ha facoltà.

KATIA BELLILLO. Signor Presidente, vi è una caratteristica di questo Governo e di questa maggioranza che si delinea giorno dopo giorno negli atti che compie e negli adempimenti che propone: quella di presentarsi sul piano mediatico come paladini delle garanzie di libertà che sarebbero state calpestate dal Governo di centrosinistra che cercate di delegittimare utilizzando tutti i mezzi per stravolgere gli importanti interventi di riforma approvati che ritengo inserissero in questo paese elementi di giustizia sociale, di rafforzamento dei diritti per tutto e per tutti a partire dai più deboli e di ridistribuzione delle ricchezze.

Fate tutto ciò per riproporre la vostra cultura liberista che, come tale, garantisce solo la libertà di chi ha più opportunità. In queste poche settimane non pochi sono stati gli esempi di cinica mistificazione confezionati ad arte per raggiungere questo scopo. Il più eclatante - la sfilza di numeri presentati dal ministro Tremonti - ha l'unico scopo di costruire la vicenda del buco per rifarsi la faccia rispetto all'elettorato (perché le promesse elettorali, in quanto tali, non possono essere mantenute) e preparare, quindi, un DPEF che sicuramente va nella direzione di garantire le libertà, non, però, per tutti (come promesso) ma per i soliti pochi privilegiati che vi apprestate a tranquillizzare e a garantire.

Il decreto-legge che oggi stiamo esaminando è in sintonia con questa filosofia. Ufficialmente il Governo si è affrettato diligentemente a varare questo provvedimento per garantire il corretto avvio dell'anno scolastico. Quest'ultimo era stato messo in dubbio soprattutto dall'annullamento delle graduatorie da parte di alcuni tribunali amministrativi regionali, in particolare da quello del Lazio, contro il quale il Governo di centrosinistra aveva - credo giustamente - presentato appello al Consiglio di Stato.

Sappiamo tutti che la legge n. 124 del 1999 ha modificato le norme sul reclutamento del personale della scuola, incidendo, tra l'altro, sulle graduatorie dei concorsi. Il regolamento attuativo n. 123 del 2000 ha stabilito anche che il servizio prestato presso le scuole parificate ha diritto ad un punteggio pari alla metà di quello attribuito per il servizio presso le scuole pubbliche. Voi considerate ingiusta tale previsione che io ritengo, invece, assolutamente corretta poiché introduce un principio di pari opportunità per i docenti delle scuole pubbliche e private (in sintonia con la legge sulla parità scolastica approvata dal Parlamento) tenendo anche conto, però, delle differenze nei percorsi di carriera fra la scuola pubblica e quella privata. Credo, infatti, che non possano essere equiparati coloro che, al momento della presentazione della domanda, hanno maturato trecentosessanta giorni di servizio nella scuola pubblica e coloro che non vi hanno mai insegnato. Non si può mettere sullo stesso piano chi, assunto come precario, per anni ed anni ha dovuto partecipare a concorsi e frequentare corsi di specializzazione, e chi è stato assunto nelle scuole private per chiamata diretta, per conoscenza personale o perché frequentava la stessa parrocchia. Non ho nulla da ridire su questo, ma non ditemi che si tratta di uguaglianza o di giustizia. Questo, al contrario, è eliminare le differenze e prevedere privilegi per chi ha avuto percorsi più facili.

In realtà, con la presentazione del decreto-legge in esame, questo Governo ha evitato la pronuncia del Consiglio di Stato che era attesa per il 13 luglio. Giudico questo atto molto grave.

L'intervento della collega, onorevole Sasso, mi trova assolutamente d'accordo: è stato estremamente preciso e puntuale, quindi mi limiterò a sottolineare alcuni aspetti. Accorpare la terza e la quarta fascia si presenta come una chiara misura che privilegia l'interesse dei docenti delle scuole parificate penalizzando, così, i docenti precari delle scuole pubbliche. Inoltre, eliminando la possibilità, prevista dal decreto De Mauro, di confermare i supplenti dell'anno precedente non si garantiscono né la qualità del servizio, né la continuità didattica. Insieme a quello dei docenti precari che lavorano da anni nella scuola pubblica si calpesta il diritto degli studenti che, finora, non ho sentito nominare. Gli studenti hanno diritto ad avere non solo una scuola che funziona, ma anche una continuità nello studio e nei rapporti con i propri insegnanti.

Giudico ancora più grave l'introduzione della misura che attribuisce ai dirigenti scolastici le nomine delle supplenze annuali per i posti non assegnati entro il 31 agosto. Si tratta di una misura che avalla un comportamento clientelare ed avvalora la tesi che le nomine potranno essere effettuate in maniera assolutamente discrezionale dal dirigente scolastico. Il termine del 31 agosto, inoltre, non consentirà certamente a molte realtà provinciali di effettuare le nomine sulla base delle graduatorie provinciali che, a quella data, forse non saranno state ancora compilate. Le nomine effettuate direttamente dai dirigenti scolastici risulteranno, dunque, prevalenti rispetto a quelle provinciali. Credo che non dobbiamo nemmeno sottovalutare la probabilità che si aprirà un contenzioso, non più con i TAR, ma con la magistratura del lavoro, verso la quale, comunque, i dirigenti scolastici non avranno nessuna copertura e saranno chiamati ad assumersi personalmente ogni responsabilità. Quindi, altro che intervento per garantire la celerità dell'avvio dell'anno scolastico: qui si aprirà una fase devastante per la qualità del lavoro all'interno della scuola pubblica.

Abbiamo già visto che il decreto-legge al nostro esame lede la qualità del servizio, la continuità didattica e, in più, determinerà tanti e tali conflitti che metteranno in seria difficoltà, non solo l'attuazione dell'autonomia scolastica, ma il percorso di trasformazione in senso europeo della scuola pubblica di questo paese, che era alla base della riforma complessiva del sistema scolastico italiano.

Tutto ciò non ci coglie impreparati, perché noi eravamo a conoscenza - in modo fin troppo evidente - del vostro obiettivo: voi volete smantellare la scuola pubblica, perché in questo paese vi infastidisce la presenza di una struttura che garantisce l'attuazione di uno dei diritti fondamentali dell'uomo, il diritto allo studio.

I Comunisti italiani, quindi, dicono "no" a questo provvedimento, ma, soprattutto, alla sua urgenza: il ricorso al decreto-legge non è assolutamente giustificato, dal momento che il Governo avrebbe potuto aspettare il pronunciamento del Consiglio di Stato - atteso per il 13 luglio - o avrebbe potuto proporre modifiche alla legge n. 124 del 1999 con un provvedimento ordinario.

Comunque, per quanto ci riguarda, è assolutamente da abolire il comma 2, dell'articolo 2 - che equipara il punteggio maturato con insegnamento prestato presso le scuole parificate a quello delle scuole pubbliche - e questo, non per un elemento di ingiustizia ma, invece, per garantire, nella formazione delle graduatorie, il riconoscimento effettivo dei titoli, del lavoro, della fatica che molti docenti precari delle scuole pubbliche hanno portato avanti nel corso di questi anni.

Ritengo che non si tratti di una questione di anzianità - perché a questa spesso può o meno corrispondere la qualità del servizio -, ma del fatto che, comunque, per anni ai docenti precari pubblici è stato chiesto, appunto, un percorso sicuramente e assolutamente diverso da quello dei docenti che hanno lavorato o che lavorano nelle scuole private.

Quindi, noi non diciamo che in un sistema integrato non deve proseguire, in modo progressivo, la possibilità di inserimento dei docenti delle scuole parificate - non delle scuole private -, ma riteniamo che tutto ciò debba avvenire senza calpestare i diritti di tanti lavoratori e di tanti docenti precari che, in questi anni, sono stati chiamati, proprio dalla scuola pubblica e dallo Stato, ad enormi sacrifici.

È chiaro che le nomine effettuate direttamente dai dirigenti scolastici avranno l'effetto di aumentare le disfunzioni all'interno del sistema scolastico, introducendo - come dicevo prima - l'assunzione basata sulle conoscenze e i favori personali: altro che curriculum, altro che competenze, qui noi diamo la stura a decisioni in base ad una logica che io giudico assolutamente clientelare.

Questo atto è, in realtà, indirizzato ad un unico obiettivo: quello di privatizzare il sistema formativo e, quindi, dare - insieme agli atti che già sono stati adottati nel corso di queste poche settimane - un duro colpo al diritto allo studio. Onorevole sottosegretario, vorrei ricordare che il ministro Moratti nel 1999 ha sottoscritto il documento "Scuola libera", la cui proposta mira, essenzialmente, alla nascita di una scuola non statale e prevede la generalizzazione del buono scuola.

Questo è il motivo per cui questi atti, emanati in queste poche settimane dal ministro del Governo Berlusconi, non ci sono nuovi.

Naturalmente, appena nominata, ha virato a trecentosessanta gradi l'attività del Ministero verso l'obiettivo da raggiungere, vale a dire quello di sacrificare la qualità e il ruolo della scuola pubblica per creare un sistema privatistico, negando, in tal modo, le basi fondamentali delle regole che disciplinano la convivenza civile in questo nostro paese, negando appunto il dettato costituzionale in alcuni suoi principi che ritengo irrinunciabili: uguali diritti per tutti i cittadini, l'obbligo dello Stato ad istituire scuole di ogni ordine e grado, il "no" ai finanziamenti alla scuola privata, la libertà di insegnamento e di apprendimento.

So perfettamente che il ministro, il Governo, il Presidente Berlusconi, sono molto sensibili ai sondaggi, dunque, a costoro non sarà sfuggito che la stragrande maggioranza del paese vuole la scuola pubblica e non è disponibile a pagare con i soldi pubblici chi liberamente sceglie di frequentare le scuole private che, in questo paese, possono essere aperte liberamente, perché anche questo è previsto dalla Costituzione. Oggi, grazie alla legge sulla parità, si accettano le regole dello Stato e anche le regole per la selezione, non più privata e clientelare dei docenti, che possono integrarsi nel sistema pubblico, diventando esse stesse un servizio pubblico.

Siamo d'accordo sull'attuazione di questo sistema, ma questo deve essere il sistema e non interventi che, in realtà, sono diretti al raggiungimento del vostro obiettivo, vale a dire quello di smantellare quel diritto fondamentale rappresentato dal diritto allo studio.

Dunque, siccome siete sensibili ai sondaggi, siccome sapete - come lo sappiamo noi - che la maggioranza del paese vuole difendere la scuola pubblica, questa nostra scuola, vuole migliorarla e adeguarla al sistema europeo, ebbene questa maggioranza non sarà silenziosa!

PRESIDENTE. È iscritta a parlare l'onorevole Bimbi. Ne ha facoltà.

FRANCA BIMBI. Signor Presidente, onorevoli colleghi, signor sottosegretario, il complesso del decreto sull'avvio dell'anno scolastico 2001-2002 non ci soddisfa, al di là del fatto che alcuni singoli provvedimenti ivi contenuti cerchino di porsi, in parte, in continuità con la lettera, più che con lo spirito, della legge di parità varata dal precedente Governo.

In particolare, l'articolo 1, relativamente agli insegnanti precari, nell'unificare la terza e quarta fascia e nel definire criteri paritari di valutazione tra insegnanti di scuola statale e paritaria, fornisce un'interpretazione della disciplina transitoria dell'integrazione delle graduatorie provinciali permanenti che appare impostata in base alla legge di parità, la quale definisce un sistema scolastico pubblico integrato tra scuole statali e non statali, ivi comprese le scuole paritarie. Perciò, riconosciamo una ratio congruente nel decreto in ordine tendenziale all'interpretazione della legge n. 124 del 1999.

Tuttavia, va valutato criticamente che la modalità di integrazione scelta dal Governo ha impatto sui destinatari della normativa in oggetto, o almeno su parte di essi, producendo anche effetti controversi, che riguardano proprio una parte degli insegnanti precari.

Comunque, nel complesso, nel decreto si prende atto che vi è stato un mutamento dello stato giuridico del personale delle scuole paritarie e che questo è un punto nodale della legge n. 124 del 1999 che deve essere rispettato. Resta il fatto che devono essere definite, quanto prima, dal Governo, a partire da un grande sforzo di concertazione tra le varie componenti delle differenti scuole, proprio le regole del reclutamento degli insegnanti delle scuole paritarie, pur nella salvaguardia delle specificità di queste varie tipologie di scuola.

Sfugge ai più che tutte le scuole pubbliche, statali e non statali, devono contemperare due aspetti fondamentali, che riguardano sia il contenuto dei programmi e le modalità pedagogiche, sia i processi e le metodologie organizzative, e cioè la libertà di insegnamento garantita dalla Costituzione ad ogni singolo insegnante ed il piano dell'offerta formativa della scuola. Su queste basi occorrerà costruire la regolamentazione delle reclutamento che noi riteniamo necessaria.

Il contemperamento dei due aspetti, libertà di insegnamento e specificità dell'offerta formativa della scuola, deve consentire, in maniera congruente, di rispettare la specificità degli approcci pedagogici delle singole scuole, statali e non statali, le differenze di orientamenti culturali tra scuole statali e vari tipi di scuole paritarie, come pure i diritti dei singoli docenti in ordine a tutte le dimensioni sottese alle garanzie della libertà di insegnamento.

Dunque, in parte, nell'articolo 1 abbiamo rintracciato la volontà del Governo di realizzare la parità scolastica, nonostante la parziale incongruità degli effetti dovuta al metodo prescelto; per le ragioni su esposte, tuttavia, non siamo disposti, invece, a dare altrettanto credito alla regolamentazione prevista dall'articolo 2, che riguarda le modalità di integrazione delle graduatorie a regime. L'articolo 2 appare non pertinente al presente decreto-legge - come si direbbe, è materia ultronea - almeno per due motivi: innanzitutto, in esso non può essere rilevata l'urgenza relativa all'ordinario avvio dell'anno scolastico 2001-2002 che motiva il decreto-legge; inoltre, il reclutamento degli insegnanti delle scuole paritarie ha bisogno di una legge complessiva, che dia attuazione piena al sistema integrato della scuola pubblica, contemperando tradizioni, specificità, interessi diversi nel contesto degli interessi generali, che devono essere garantiti dalla qualità di bene pubblico che la scuola riveste.

Infine - e qui faccio riferimento agli interventi delle colleghe Sasso e Bellillo che mi hanno preceduto -, sono in particolare le disposizioni sull'utilizzazione delle graduatorie e sulla facoltà di nomina da parte dei dirigenti scolastici a motivare la nostra insoddisfazione rispetto al decreto-legge, al di là del riconoscimento delle buone intenzioni del Governo nel voler assicurare agli studenti, alle famiglie, agli insegnanti un ordinato avvio dell'anno scolastico. Infatti, le disposizioni relative alle modalità di utilizzazione delle graduatorie integrate, ai fini dell'assegnazione degli incarichi per l'anno scolastico 2000-2001, a nostro avviso, non solo non danno certezza che gli studenti e le famiglie non soffrano dei ritardi nelle nomine degli insegnanti, ma anzi determineranno tra gli insegnanti, e, di conseguenza, nell'organizzazione della scuola situazioni difficilmente gestibili in quelle realtà, che ci sembrano prevalenti e nelle quali i dirigenti territoriali non avessero al 31 agosto portato a termine le nomine. Ne risulterà, tra l'altro, una congerie di ricorsi, a causa di disparità non giustificabili che potranno determinarsi tra gli aventi diritto.

In sintesi, al di là del merito degli aspetti specifici del provvedimento, ci preoccupa il fatto che esso anticipi, in particolare all'articolo 2, comportamenti del Governo tesi a decostruire in pratica il valore del sistema scolastico pubblico integrato, così come attualmente definito. Prevale un approccio mercantile, prevale nella governance del sistema formativo un approccio di tipo mercantile, strettamente utilitarista, non redistributivo, avverso alle pari opportunità di accesso al sistema scolastico da parte delle famiglie, non orientato all'implementazione continua del diritto allo studio e, quindi, non sufficientemente centrato o, meglio, non centrato su un sistema pubblico dell'istruzione, cui vengano garantiti standard di qualità anche attraverso la regolazione del reclutamento degli insegnanti delle scuole paritarie.

È un esempio dell'atteggiamento - che qui stigmatizziamo - in sostegno alla buono scuola della regione Lombardia, che si verifica nel momento un cui il Governo ha ritirato il ricorso del Governo precedente alla Corte costituzionale. In realtà, esattamente in nome di una malintesa libertà delle famiglie si tenta di stravolgere lo sviluppo di un sistema pubblico di istruzione, aperto a tutti e ciò teso anche al riequilibrio delle diseguaglianze sociali, a partire dalle concrete diseguaglianze di risorse e di capitale sociale che patiscono molti giovani e molte famiglie. Al centro della legge di parità, come della riforma dei cicli (così è stato sostenuto nel corso dell'azione del precedente Governo), vi è lo sviluppo sempre più alto del diritto allo studio come diritto di tipo universalista.

PRESIDENTE. Non vi sono altri iscritti a parlare e pertanto dichiaro chiusa la discussione sulle linee generali.

(Repliche del relatore e del Governo - A.C. 1175)

PRESIDENTE. Ha facoltà di replicare il relatore, onorevole Briguglio.

CARMELO BRIGUGLIO, Relatore. Signor Presidente, userò pochissime parole di replica perché credo che nella relazione introduttiva i punti essenziali del decreto legge siano stati affrontati e certamente il confronto si arricchirà durante l'esame dell'articolato.

Ritengo che il dibattito successivo possa recepire gli apporti provenienti dal Parlamento, anche dalle posizioni di minoranza, salvo alcuni elementi irrinunciabili. Certamente il primo è quello di dare una risposta certa, anche in termini normativi, ai problemi posti dalle pronunce dei tribunali amministrativi regionali, che - lo dobbiamo dire - essendo uniformi ed essendo oltre 50, hanno posto in condizione, direi, seriale dei problemi che difficilmente sarebbero stati superati da una pronuncia del Consiglio di Stato. Quindi, sotto questo aspetto, non mi sembra che quanto sollevato da alcuni colleghi negli interventi testé pronunciati possa avere fondatezza o comunque possa indurre a rivedere la portata del decreto-legge n. 255. Credo anche che, all'interno dell'ordinamento, per quanto concerne il problema della parità del servizio prestato nelle scuole paritarie rispetto a quello prestato nelle scuole statali, il decreto legge non fa altro che porre in essere una operazione di esplicitazione di principi, che ormai esistono nel nostro ordinamento, ed anche di norme di diritto positivo. Per cui, se c'è ormai una legge sulla parità e se ci sono anche altre norme esistenti nella stessa legge n. 124 del 1999, che vanno in questa direzione, difficilmente ci si può opporre a questo processo per far sì che il nostro sistema scolastico vada nella direzione tracciata da obiezioni che sembrano poco fondate.

In conclusione, signor Presidente, ritengo che il provvedimento possa andare avanti ed essere esaminato. Credo che nel merito ci sia anche la possibilità, così come abbiamo visto nel corso del dibattito nella XI Commissione, che alcuni suggerimenti, che pure sono stati sollevati, possano essere recepiti. Anche se si tratta di poche questioni, a noi sembra che i principi fondamentali e la filosofia cui si ispira il decreto legge n. 255 siano positivi e quindi meritevoli di approvazione da parte dell'Assemblea.

PRESIDENTE. Ha facoltà di replicare il rappresentante del Governo.

VALENTINA APREA, Sottosegretario di Stato per l'istruzione, l'università e la ricerca. Signor Presidente, ringrazio i colleghi che sono intervenuti ed il relatore che ha condotto tutto l'iter in Commissione lavoro, un iter sicuramente importante perché ha visto il Parlamento impegnarsi in un confronto serio su un problema che appartiene al paese, visto che da cinquant'anni non si inizia regolarmente l'anno scolastico. Da cinquant'anni le lezioni iniziano in modo precario, gli studenti che sono chiamati a frequentare le lezioni non hanno la garanzia della presenza del corpo insegnante nonostante si sia in questi anni enfatizzato il lavoro e la programmazione degli istituti scolastici e nonostante siano intervenute delle norme che hanno previsto addirittura autonomia didattica ed autonomia nell'elaborazione del progetto dell'offerta formativa.

Insisto su questo perché, da quando queste norme hanno ulteriormente attribuito responsabilità e libertà di insegnamento alle scuole, diventa ancora più importante garantire la presenza degli insegnanti durante l'anno scolastico.

Se la legislazione è andata in questa direzione, l'amministrazione ha dilatato i tempi dell'organizzazione scolastica in modo inaccettabile, al punto che le operazioni di inizio d'anno che ancora sono in capo all'amministrazione - oggi composta da direzioni regionali, dirigenti territorialmente competenti a diversi livelli, in quale caso anche ministero, ieri dai provveditorati - di fatto, vanno avanti per tutto l'anno scolastico. Il tempo delle operazioni è fuori controllo, si è dilatato fino a coincidere con quello delle lezioni. Sono operazioni che devono, avrebbero dovuto precedere il tempo delle lezioni, di fatto, vanno avanti tranquillamente durante il corso delle stesse.

Lo scorso anno abbiamo assistito a punte di emergenza con nomine di insegnanti titolari effettuate nelle grandi città fino ad ottobre e novembre. Stiamo parlando di operazioni relative al personale di ruolo; utilizzazioni ed assegnazioni provvisorie sono state effettuate intorno ai mesi di ottobre e novembre. Parliamo di insegnanti di ruolo! Sono situazioni critiche - legate allo svolgimento degli ultimi concorsi, alla formazione delle graduatorie permanenti, alle nuove assunzioni in ruolo - che l'anno scorso hanno costretto il Governo ad intervenire con due decreti. Si è andati incontro ad una decretazione d'urgenza per stabilire quali supplenti dovessero rimanere nelle classi. Pensate che tipo di deformazione, di degenerazione rispetto ad una operazione che - ripeto - dovrebbe precedere l'inizio delle lezioni.

Onorevole Sasso a tutto ciò, in riferimento a questo anno scolastico, si è aggiunto un contenzioso enorme che nella storia dell'amministrazione scolastica non si era mai verificato.

Si sono avute cinquantasei sentenze delle quali, soltanto quattro appellate al Consiglio di Stato da parte del Ministero della pubblica istruzione.

Questa è la ragione per cui siamo anche intervenuti, come è stato già ribadito dal relatore. Non si poteva attendere la sentenza del Consiglio di Stato del 13 luglio perché comunque era riferita alle quattro sentenze appellate. Ne sarebbero rimaste 52. In tal caso, avremmo dovuto accettare il blocco delle assunzioni e, semmai, l'annullamento di tutte le graduatorie. Abbiamo, pertanto, scongiurato l'evento catastrofico dell'annullamento delle graduatorie. Eppure, alcune sentenze direttamente esecutive andavano in quella direzione.

Noi abbiamo la coscienza a posto sulla necessità ed urgenza del decreto. Certo, adesso ci dividiamo sul merito del decreto ma sul ricorso allo strumento del decreto tutte le organizzazioni sindacali, nessuna esclusa, erano d'accordo. Ripeto, sui contenuti del decreto ci dividiamo come sappiamo adesso si sono divise le organizzazioni sindacali.

Bisognava quindi intervenire, da una parte, per garantire la ripresa delle assunzioni, attingendo alle graduatoria permanente, quindi delle immissioni in ruolo e dando anche una risposta alle sentenze del TAR. Si tratta quindi di un decreto interpretativo e ciò è stato detto più volte. Mentre si è fatto tutto ciò abbiamo voluto mettere il dito nella piaga. È la verità, lo abbiamo fatto! Abbiamo voluto di nuovo ripristinare tempi certi per tutti, per chi attende l'incarico, quindi per gli insegnanti che aspirano all'immissione in ruolo, alle supplenze, e se si tratta di insegnanti di ruolo, all'assegnazione provvisoria o alle utilizzazioni. Sono tantissimi! Ricordo all'Assemblea che vi sono migliaia di insegnanti distaccati. Ci sono sempre tantissimi posti vacanti all'inizio dell'anno. Non è pertanto accettabile che l'amministrazione o gli uffici preposti non affrontino questo tipo di emergenza in tempo utile perché è realtà ben conosciuta che vi sono posti vacanti, insegnanti distaccati o utilizzati altrove. Si tratta peraltro di operazioni che devono seguire i trasferimenti. Abbiamo chiesto quindi tempi certi, indicando naturalmente non date qualsiasi, ma date assolutamente precedenti all'inizio delle lezioni: in prima attuazione il 31 agosto, in seconda attuazione, il 31 luglio come di norma dovrebbe assolutamente avvenire. Ricordo all'Assemblea - anche se vi sono pochi parlamentare attenti ed interessati , ma è bene che queste cose si dicano - che gli insegnanti di ruolo presentano le domande entro febbraio. Pertanto, i tempi tecnici ci sono.

Non sono, quindi, ammesse scusanti. Addirittura, anche a causa di certe situazioni personali, è anche difficile per gli insegnanti stabilire con tanto anticipo quando presentare una domanda di trasferimento. Eppure si fa! Se è vero, quindi, che all'inizio dell'anno viene chiesto agli insegnanti di scegliere le nuove sedi per l'insegnamento, gli uffici devono essere in grado di fornire loro una risposta positiva o negativa in tempo utile, entro il 31 agosto o entro il 31 luglio, se sono insegnati in ruolo.

Certamente quest'anno si aggiunge la grave questione relativa agli insegnanti di ruolo e complessivamente alle immissioni in ruolo; è stato ricordato che si sono svolti concorsi i cui vincitori devono utilmente essere immessi in ruolo ed assegnati alle diverse scuole.

Anche per tali assunzioni occorrono tempi certi: in ogni caso, l'entità del fenomeno è veramente enorme, essendoci anche il problema delle graduatorie che in qualche caso non sono state ancora terminate, oltre a concorsi e corsi che si stanno ancora svolgendo. Siamo a conoscenza di quest'aspetto e occorre tenerne conto. Vi sono operazioni concorsuali che non si sono ancora concluse. Per questa ragione, abbiamo pensato, da una parte, di accelerare al massimo le assunzioni, portando a compimento il primo piano - quello del 2000-2001, che come ben si comprende è in ritardo - che prevede 30 mila assunzioni, ma, dall'altro lato, di prevedere subito, come ricordato dal Ministro, nuove assunzioni per il 2001-2002. Tutto ciò entro il 31 agosto.

In ogni caso, a partire dal primo settembre, al di là di queste operazioni, gli insegnanti saranno richiamati in servizio e le famiglie e gli studenti sono a conoscenza del fatto che dovranno iniziare un nuovo anno scolastico; le famiglie hanno iscritto, magari per la prima volta, i propri figli nei vari ordini di scuola. Gli studenti si presenteranno puntualmente - e speriamo tutti - nelle loro classi. In quel momento noi dovremo essere pronti ad iniziare l'anno scolastico.

Non è vero che si pensa di collocare insegnanti qualunque, chicchesia; ricordo infatti che l'anno scorso si è sicuramente riconosciuto il principio della continuità didattica con la conferma dei supplenti; tuttavia, quella norma, sì, era altamente conflittuale e teneva conto di una, per così dire, grazia ricevuta, nel senso che chi aveva avuto la fortuna di ricevere l'incarico anno precedente se lo è visto confermare. Anche in quella occasione si utilizzò un decreto-legge, una norma che ha posto in discussione l'intera assegnazione dei docenti in ordine alle classi. Non poteva pertanto avere valore quel principio che fu effettivamente definito eccezionale.

Va invece confermato il diritto ad essere chiamati se si è utilmente collocati nelle graduatorie permanenti. È vero quindi che le nomine verranno effettuate dai dirigenti scolastici - e sottolineo dirigenti (essi hanno infatti già maturato un anno di esperienza in tale veste), trattandosi del secondo anno in cui l'amministrazione si serve di dirigenti nelle scuole. Prima questa figura non esisteva: da sempre i dirigenti scolastici possono nominare nei posti vacanti a partire dal primo gennaio.

Vi era dunque una norma definibile come clausola di salvaguardia. Fino al 31 dicembre proseguivano le operazioni in provveditorato, a partire dal primo gennaio i presidi nominavano dalle loro graduatorie, addirittura da quelle di istituto. Nel decreto legge invece si prevede che, essendo a conoscenza di coloro che realmente lavorano nella scuola, ovvero i supplenti che garantiscono concretamente il servizio e che sono impegnati in attività didattica (quelli collocati nelle graduatorie provinciali), i dirigenti nominino dal primo giorno di scuola - e questo è fondamentale - dalle graduatorie provinciali. A questi supplenti è garantito il posto di lavoro per tutta la durata dell'anno scolastico.

Credo che in questo modo possano "fare la spesa"; ciò per rispondere all'onorevole Sasso. Abbiamo così garantito anche questo aspetto. Esso dunque non ci sfugge.

Non ci sfugge nemmeno la circostanza che, avendo garantito in ogni caso l'immissione, ai fini giuridici, in ruolo con la nuova assegnazione, ciò consente di velocizzare le operazioni. È pur vero infatti che le operazioni dell'amministrazione non determineranno effetti per quest'anno scolastico; tuttavia, si riuscirà, se si prosegue in questa direzione, ugualmente a concludere entro il 31 luglio tutte le operazioni relative almeno all'immissione in ruolo dei vincitori dalle graduatorie. In tal modo i posti risulteranno coperti.

Certamente potrà esservi qualcuno che non sarà chiamato e che non lavorerà, anche se appare difficile statisticamente. Tuttavia, a questo punto noi pensiamo, nell'equilibrio che abbiamo creato, di aver dato per la prima volta forse un po' di più agli studenti, senza nulla togliere, peraltro, ai docenti (visto che le garanzie, come abbiamo detto, sono state mantenute per tutti). In ogni caso, auspichiamo che, procedendo con le immissioni in ruolo, siano pochissimi quelli in attesa (non delle supplenze, ma dell'immissione in ruolo) che rimarranno completamente scoperti.

Nel dibattito avremo modo di ritornare sull'opportunità di dare ai dirigenti queste nomine. È singolare la proposta del centrosinistra della "scuola polo": chissà perché un dirigente dovrebbe avere la competenza di effettuare nomine per tutta la provincia, non si capisce perché si debba dare fiducia ad un solo dirigente e non a tutti. La questione invece è un'altra - e la conosciamo - e cioè che il sistema indicato dal centrosinistra consente, sostanzialmente, di non modificare nulla e di mantenere l'assegnazione provinciale delle cattedre. Credo che vi possano essere altri modi per favorire i docenti rispetto alle possibilità. Nel momento in cui il 31 agosto l'amministrazione dichiara concluse le proprie operazioni, le scuole dovranno segnalare immediatamente, il Io settembre, la disponibilità dei posti. Le disponibilità verranno poi ovviamente rese pubbliche negli uffici territorialmente competenti e nelle sedi delle organizzazioni sindacali (che, come sappiamo, stanno già svolgendo questo tipo di lavoro). Gli insegnanti che sono in posizione utile per avere le supplenze annuali potranno così anche tener conto delle disponibilità esistenti nella propria provincia, per poter scegliere le supplenze conferite. Non intendiamo lasciare che le singole scuole possano gestire la copertura dei cinque-sei posti vacanti. Sappiamo, infatti, che statisticamente non vi sono mai più di dieci posti vacanti in una singola scuola (le scuole più sfortunate, quelle che hanno una mobilità eccessiva, si ritrovano all'inizio dell'anno con dieci posti vacanti, ma la media è di tre-quattro posti). Pertanto, anche se il dirigente scolastico dovrà perdere una settimana dal Io settembre per coprire questi posti, seguendo la graduatoria, in ogni caso per il 10-12 settembre, quando arriveranno i ragazzi a scuola, quelle nomine saranno state effettuate.

Con gli altri sistemi - e anche con la proposta della "scuola polo" -, invece, i tempi sarebbero lunghi quanto quelli dell'assegnazione da parte dei provveditorati. Avremo soltanto spostato la sede, ma non avremo cambiato la procedura: al posto del provveditore vi sarebbe il dirigente scolastico, ma la procedura rimarrebbe la stessa, ed è questo alla fine che non funziona.

Credo che ne parleremo ancora la settimana prossima, ma vorrei rispondere anche a chi ha parlato di nomine clientelari, come l'onorevole Bellillo: i dirigenti saranno tenuti a seguire le graduatorie, non faranno nessuna chiamata diretta, ma dovranno tenere conto delle graduatorie e nominare docenti che hanno diritto all'insegnamento per aver conseguito i titoli provinciali per l'immissione in ruolo e per le supplenze annuali. Siamo copertissimi da questo punto di vista.

Per quanto riguarda l'equiparazione del punteggio degli insegnanti delle scuole paritarie - neanche legalmente riconosciute, solo paritarie e a partire dal 1 settembre 2000 - vorrei si comprendesse che la legge n. 124 istituisce graduatorie permanenti, non graduatorie che terminano l'anno prossimo. Il concetto di graduatoria permanente impone una legislazione che tenga conto anche delle novità che intervengono nella legislazione scolastica. Poiché nel 2000 è intervenuta una norma che ha modificato il quadro della legislazione scolastica, qualsiasi legge dal 2000 in avanti deve tener conto di queste modifiche intervenute rispetto al sistema nazionale dell'istruzione.

Per quanto riguarda il problema del reclutamento di questi insegnanti, richiamato dall'onorevole Bimbi, la garanzia data è che si tratta di insegnanti in possesso degli stessi titoli richiesti per le scuole statali: abilitazione e titoli di studio precedenti. Certo, c'è la chiamata diretta, ma non potrebbe non esserci perché si tratta di scuole non gestite dallo Stato ma che nascono con un proprio progetto educativo.

Quindi, nel momento in cui questi insegnanti vengono ammessi ai concorsi pubblici - poiché stiamo parlando di scuole pubbliche che fanno parte del sistema pubblico - il servizio prestato deve essere equiparato, lo ripeto, a partire dall'anno 2000, da quando, cioè, la legge n. 62 riconosce ad alcune scuole non statali, non a tutte, il fatto che le stesse svolgano un servizio pubblico. Quindi, non abbiamo iniziato a smantellare il servizio statale, perché, comunque, quello pubblico abbiamo detto, è più ampio. Non lo faremo, anzi, la nostra intenzione - come, peraltro, è emerso anche dalla relazione programmatica del ministro, dalle intenzioni del Governo e, prima ancora, del Presidente del Consiglio - è garantire una scuola seria, aperta a tutti, democratica e, sicuramente, anche - se possibile - di qualità, con percorsi di eccellenza per chi ha talento; ma che sia pubblica e che, partendo dalle scuole statali che sono il 97 per cento, garantisca gli stessi standard anche in tutte le altre scuole.

Quindi, in tutte le scuole di questo paese, statali e non, se sono pubbliche, devono essere scuole di qualità e, noi aggiungiamo, di libertà. Certamente, su questo avremo modo di confrontarci. Concludo, dicendo che non abbiamo preso in considerazione le proposte dell'opposizione, non per mancanza di volontà, ma soltanto perché non si trattava di proposte costruttive; erano proposte legittime, ma erano in collisione con quelle che sono le nostre scelte di decentramento, di efficienza e di garanzia dei diritti degli insegnanti e dei diritti degli studenti. Questo è stato il motivo per cui non abbiamo potuto accogliere tutti gli emendamenti sebbene vi sia stata qualche proposta. Con questo spirito affronteremo l'esame degli emendamenti la settimana prossima (Applausi).

PRESIDENTE. Il seguito del dibattito è rinviato ad altra seduta.

Servizi e comunicazioni

Rivista mensile Edizioni Conoscenza
Rivista Articolo 33
Filo diretto sul contratto
Filo diretto rinnovo contratto di lavoro
Ora e sempre esperienza!
Scuola: principali approfondimenti
Mobilità scuola 2018/2019
Testo Unico su salute e sicurezza integrato e aggiornato
Filo diretto sul contratto
Le funzioni nel consiglio di classe
Ricostruzione di carriera
Come si convocano i supplenti
Link utili
Logo MIUR
Logo MEF
Logo NOIPA
Logo INPS
Logo Fondo ESPERO
Logo EBINFOP
Seguici su facebook