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Scuola digitale: personale ATA, le nuove figure previste dal Piano devono essere retribuite

Come si colloca la professionalità ATA nel Piano Nazionale Scuola Digitale? Le note ministeriali prevedono nuovi obblighi per le scuole senza indicare una remunerazione specifica per Assistenti Amministrativi e Tecnici a fronte di un nuovo e maggiore lavoro.

17/03/2016
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Vogliamo focalizzare l’attenzione sul concreto coinvolgimento del personale ATA nell’applicazione della legge 107/15, soprattutto in termini di maggiore lavoro non remunerato per tutti i profili, senza una valorizzazione della specificità della funzione e della professionalità.

Andiamo a vedere nello specifico di cosa si tratta.

Cosa prevede il Piano Nazionale Scuola Digitale

Il PNSD (comma 56, legge 107/15) prevede che anche i DSGA, gli assistenti amministrativi e gli assistenti tecnici siano tra i destinatari degli obiettivi di formazione (comma 58).

Le note ministeriali, emanate nei giorni scorsi, in applicazione del PNSD, individuano una serie di azioni e di incombenze che sono a carico delle scuole (indicate quali Poli formativi) nell’organizzazione e gestione delle attività riguardanti i percorsi di formazione, che avranno avvio a partire dal 22 marzo prossimo.

Le risorse per finanziare tutto il progetto, nonché i percorsi formativi, sono in parte a carico del MIUR (animatori digitali, team per l’innovazione digitale) e in grossa parte provenienti dai fondi PON “Per la Scuola” 2014-2020. Questi ultimi andranno a coprire la formazione per l’innovazione didattica e organizzativa del personale scolastico (tra cui i DSGA, il personale amministrativo e tecnico).

Cosa succede nelle scuole

Una delle attività previste dal PNSD consiste nell’individuazione, da parte delle scuole, dei formatori per tutte le fasi dei corsi previsti (nota MIUR n. 4603/16).

La raccolta della documentazione, la valutazione e la selezione delle candidature, nonché la definizione delle modalità e dei criteri per l’individuazione dei formatori, il loro reclutamento (interno o esterno), con l’attribuzione e la gestione degli incarichi, il pagamento e la successiva rendicontazione (le risorse sono la maggior parte a valere sui fondi strutturali) sono tutte incombenze a carico delle segreterie delle scuole.

Queste dovranno anche procedere al caricamento nell’apposito ambiente Sidi/Polis dei corsi previsti, al fine di consentire la successiva iscrizione da parte del personale docente.

Al fine di coordinare la prima fase di formazione, il MIUR (nota n. 4604/16) chiede alle istituzioni scolastiche anche di individuare, secondo la normativa vigente e secondo i criteri che tengano conto della ricaduta sul sistema scolastico (anche confrontandosi con l’Animatore digitale), nr. 2 assistenti amministrativi e nr. 1 unità di personale ATA per l’assistenza tecnica nei cosiddetti “presìdi di pronto soccorso tecnico”.

Resta nelle intenzioni del Ministero coinvolgere in futuro non solo queste figure, ma tutto il personale scolastico al fine dell’attuazione complessiva del PNSD.

Le nostre richieste

La legge 107/15 ha introdotto dei forti cambiamenti organizzativi per il personale ATA, oltre che sul tempo scuola e sul potenziamento dell’offerta formativa, anche nell’erogazione dei servizi amministrativi e nell’inserimento di nuove figure di supporto non previste dal contratto. Né tantomeno indicate dalla legge la quale, al comma 59 non fa riferimento a figure ATA, ma specifica solo l’identificazione da parte delle scuole dei docenti, cui affidare il coordinamento delle attività (cosiddetti Animatori Digitali) e ai quali può essere affiancato un insegnante tecnico-pratico.

Dunque, nella normativa non sono contemplate figure ATA di supporto al PNSD, ma solo destinatarie dei percorsi formativi. Peraltro viene puntualizzato che, dall’attuazione delle disposizioni, non devono derivare nuovi o maggiori oneri per la finanza pubblica.

Le note ministeriali non indicano quale tipo di attività dovranno essere svolte da queste figure ATA, né quali impegni aggiuntivi o di intensificazione del proprio lavoro saranno richiesti per questo coinvolgimento messo in campo da parte del Ministero.

Quindi, i processi d’innovazione introdotti stanno prospettando dei mutamenti nelle condizioni di lavoro senza prevedere, per contro, alcuna remunerazione per tutto il lavoro supplementare richiesto agli ATA. Noi chiediamo perciò l'incremento del FIS per pagare il lavoro fatto in più da questi lavoratori, i quali non sono comunque obbligati a farlo.

Nessun accenno, ovviamente, alle conseguenze pratiche sulla pianificazione generale dei servizi scolastici, in termini di ulteriori ricadute sui carichi di lavoro, già gravato da tagli e restrizioni alle sostituzioni operati dalla legge di Stabilità 2015.

Per la FLC CGIL la disponibilità all’assunzione di nuovi e maggiori incarichi non contemplati dal contratto deve trovare, da un lato, il riscontro positivo da parte del personale interessato e, dall’altro, nel fatto di essere un impegno aggiuntivo da retribuire adeguatamente.

Tutte attività che si vanno a sovrapporre a quelle nuove previste dalla stessa legge 107/15 (rendicontazione carta docente, gestione organico potenziato, etc…) e a supplemento di quelle pregresse (obblighi sull’anticorruzione, fatturazione elettronica, etc…).

La legge 107/15 ha pensato a una scuola dove i lavoratori ATA sono solo dei meri esecutori, da considerare periferici nei diritti, ma centrali nei doveri!

Per questo abbiamo già inviato una richiesta d’incontro al Ministero dell’Istruzione, dal momento che le note introducono dei cambiamenti che non sono coerenti con gli impegni presi dal Capo Dipartimento per l’Istruzione riguardo all’inserimento, in via sperimentale, dell’Assistente Tecnico nei circa 20.000 laboratori della scuola del primo ciclo. Lo stesso dicasi per quello sulla revisione dei criteri di determinazione degli organici al di sotto della soglia per garantire i livelli essenziali delle prestazioni, o quello a interloquire col MEF per interpretare in via amministrativa le misure sulla limitazione delle supplenze brevi, nonché l’altro, assunto dal Sottosegretario Faraone, a rivedere i tagli.

Stiamo portando e sostenendo tutti questi temi alla mobilitazione generale del personale ATA, avviata il 19 febbraio scorso, che è aperta a una molteplicità di azioni di tutela e di lotta per riaffermare la centralità delle funzioni ATA all’interno della comunità educativa.

Una di queste azioni è rappresentata dalla raccolta di firme sulla petizione unitaria lanciata dai sindacati per aprire, nella scuola e all’opinione pubblica, il confronto sulla piena efficienza dell’area dei servizi, sul riconoscimento del personale ATA e per rivendicare il diritto al rinnovo contrattuale da cui dipenderanno anche il riconoscimento dei diritti e della professionalità ATA.

La questione Ata si dovrà tradurre in una rivendicazione contrattuale, dove l’alto livello di professionalità acquisito negli anni da questi lavoratori dovrà necessariamente comportare il giusto riconoscimento dell’innalzamento delle retribuzioni e dei profili.

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