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Ancora tagli sugli ATA. Se la scuola paga, non c’è risparmio

La prossima apertura delle scuole e l’impossibilità delle segreterie di lavorare senza i 3.900 precari ATA. Le proposte concrete per far funzionare la scuola senza aggravi di spesa.

31/08/2012
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Le scuole riaprono i battenti, ma molte segreterie sono sguarnite di personale a causa di una norma, voluta dal governo dei professori, che licenzia migliaia di precari ATA anche con esperienza decennale. Un taglio di 3.900 posti che dovrebbero essere coperti  in gran parte da docenti, dichiarati inidonei all’insegnamento per motivi di salute e quasi alle soglie della pensione. Tutti saranno costretti a svolgere un lavoro per cui non sono stati formati e in molti casi non potranno svolgere per motivi di salute.

L’apertura dell’anno scolastico è aggravata anche dall’ultima circolare del Miur sulle supplenze ATA che rende tutto incerto e, nel caso degli assistenti amministrativi e tecnici, rinvia senza termine la copertura dei posti liberi. 
Le complesse operazioni di inizio anno saranno scaricate sulle spalle delle poche unità di personale rimasto in servizio (AA, AT). A tutto ciò si aggiunge la gravità del dimensionamento che ha privato 1.158 scuole autonome di un Dirigente scolastico e Dsga in pianta stabile.

Le ragioni che hanno portato il Miur a non autorizzare da subito le nomine in ruolo dei collaboratori scolastici (e altri profili) si spiegano solo con un particolare accanimento nei confronti di questi lavoratori che invece sono indispensabili per aprire le scuole e fare in modo che esse siano pronte e accoglienti all’inizio delle lezioni.

La revisione della spesa pubblica è giusta se serve ad utilizzare meglio le risorse pubbliche a vantaggio dei cittadini. Non è così nel caso del D.L. 95/2012 (ora L. 135 del 7 agosto 2012), questo non avviene.

La FLC ha duramente contestato sin dal primo momento l’applicazione di questa norma, che sta producendo guasti profondi alla funzionalità delle scuole, proponendo, sin dal mese di luglio, misure alternative:

  • affidare il revisorato al personale della scuola in esubero come compito di istituto. Ci sono molti Ds, dsga e docenti di materie economiche e giuridiche che potrebbero essere utilizzati a tale scopo senza costi aggiuntivi, ma con un risparmio strutturale di oltre 15 milioni di euro.
  • Consentire la dispensa dal servizio del personale docente che a suo tempo era già stato dichiarato permanentemente inidoneo all’insegnamento. Non si tratta di derogare alle norme Fornero, ma di applicare correttamente quelle già esistenti presenti nel T.U. della scuola (297/94) e ancora vigente.
  • Cancellare tutti i progetti a carattere nazionale attualmente gestiti dal Miur che porterebbero a un recupero di circa 30 milioni di euro.
  • Utilizzare le economie del FIS degli anni 2011 e 2012. Si tratta rispettivamente di 31,84 e di 63,68 milioni di euro (dati fonte Miur).

Poche e semplici misure che, senza incidere sui saldi di finanza pubblica, servirebbero a salvaguardare le professionalità acquisite dagli ATA dopo anni di precariato, a ridare serenità ai docenti inidonei e agli ITP coinvolti, loro malgrado, in questa scellerata operazione.

Purtroppo non siamo stati ascoltati e ora temiamo conseguenze preoccupanti:

  • sui livelli occupazionali dei precari ATA
  • sulle condizioni di lavoro e di salute degli inidonei
  • sui livelli delle prestazioni nelle segreterie
  • sul settore ATA in generale (nei fatti si tratta di un ulteriore taglio agli organici). 

Ai ministeri interessati (Miur, Mef, Ministero del lavoro) chiediamo di avere la forza e la volontà politica di mettersi intorno ad un tavolo per trovare soluzioni alternative per il bene della scuola pubblica.

La FLC ritiene che ci siano ancora spazi per fare scelte diverse, evitando l’applicazione draconiana della norma. Se questo non avverrà la nostra reazione sarà decisa. Condurremo questa battaglia di civiltà nelle sedi politiche e giudiziarie.

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