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La VII Commissione permanente del Senato approva un'importante risoluzione sugli Enti di Ricerca. Ma Renzi, lo sa?

Conferenza stampa di presentazione del gruppo parlamentare del PD della risoluzione finale sulla ricerca promossa dal senatore Bocchino

10/10/2014
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Si è tenuta il 9 ottobre a Palazzo Madama, presso la Sala Nassirya del Senato, la conferenza stampa per la presentazione della risoluzione, approvata all'unanimità dalla Commissione Istruzione e Cultura del Senato, sugli Enti pubblici di Ricerca. La risoluzione prevede il cambiamento della governance del sistema nazionale della ricerca attraverso la costituzione di un coordinamento interministeriale da porsi sotto la guida di Palazzo Chigi. Oltre che un piano di rifinanziamento settennale della ricerca pubblica.

Alla conferenza erano presenti il presidente della commissione, sen. Andrea Marcucci (Pd), il relatore del provvedimento, sen Fabrizio Bocchino (ILIC), la senatrice Rosa Maria Di Giorgi (Pd) e il senatore a vita Carlo Rubbia. Questo il documento della risoluzione approvata lo scorso 7 ottobre.

Si tratta dell’atto finale di un lungo processo di studio e analisi sullo stato degli EPR in Italia, fata dalla VII Commissione permanente del Senato della Repubblica. Il lodevole tentativo del Parlamento di giocare un ruolo fondamentale di ascolto e di indirizzo sul tema della Ricerca pubblica, per il quale sono state effettuate 32 audizioni di tutti gli Enti, sia quelli vigilati dal MIUR che non, tutte le organizzazioni sindacali e le associazioni di categoria, le reti e libere associazioni, comprese quelle dei precari, la Crui, l’Anvur e Confindustria, finalizzato a diventare strumento anche per l’azione di governo, tanto più all’indomani del “preannunciato” intervento del presidente del consiglio Renzi sul riordino del sistema della ricerca pubblica.

La Risoluzione spiega in sintesi la genesi e la metodologia del lavoro adottata, riepiloga i punti salienti emersi a seguito delle audizioni (gratuito, secondo noi, il richiamo nella risoluzione ad alcuni specifici contributi su singoli temi, proposti da alcuni soggetti in fase di audizione), e infine propone e impegna il governo ad intraprendere iniziative finalizzate all’uscita dallo stato di crisi in cui versa la Ricerca. Una serie di azioni, fra le quali richiamiamo:

  • Rifinanziare la ricerca con 3 miliardi in 7 anni, per far crescere dallo 0,52% sul PIL al 0,75% entro il 2020 il livello di investimenti pubblici in R&S per l’Italia
  • Prevedere un Fondo unico ordinario per gli EPR, sia MIUR che non
  • Abolire i limiti del turnover già dal 2015, le piante organiche e introdurre strumenti di programmazione del fabbisogno “a budget”
  • Favorire strumenti di mobilità fra i ricercatori e tecnologi degli EPR, con il mondo universitario e il resto delle istituzioni di ricerca nazionali ed internazionali
  • Piano straordinario di reclutamento e semplificazione delle forme di lavoro flessibile, con previsione di un'unica tipologia di contratto a TD con possibilità di stabilizzazione attraverso la tenure track (che altri non è che l’art. 5 del CCNL)
  • Una governace del Sistema nazionale della Ricerca che superi l’attuale distinzione fra EPR vigilati dal MIUR e non, o quella anch’essa superata fra enti strumentali e non, da realizzarsi attraverso tre livelli:
    • Programmatico, con la definizione unitaria delle politiche della ricerca e dei relativi stanziamenti, tramite una cabina di regia interministeriale che determini indirizzi e priorità strategiche nell’ambito del DEF e del PNR, con l’obbligo di finanziare anche la ricerca libera;
    • Finanziario, con la costituzione dell’Agenzia Nazionale della Ricerca che faccia da collettore per la gestione coordinata e centralizzata di tutti gli strumenti di finanziamento;
    • Organizzativo, con l’individuazione degli attuatori delle politiche di ricerca, cioè il sistema degli epr, università e altri soggetti pubblici e privati che in piena autonomia implementano le attività di ricerca;
  • Riconoscere uno status speciale agli EPR nell’ambito della PPAA, per rispondere alle esigenze di flessibilità più specifiche della Ricerca;
  • Potenziare l’attività di valutazione dell’Anvur, ridurre il peso degli indici bibliometrici e rafforzare il peso dell’attività di revisione fra pari; per renderla più coerente con l’attività degli EPR ed estesa a tutti gli enti;
  • Favorire la partecipazione dei ricercatori alla vita degli EPR, coerentemente con quanto raccomandato dalla Carta Europea dei Ricercatori.

La Risoluzione infine raccomanda alcune questioni urgenti al governo, fra cui segnaliamo la fine del commissariamento dell’Enea e la costituzione di tutti i suoi organi di vertice.

Insomma, si tratta per noi di una risoluzione importante, che contiene sostanzialmente molte delle indicazioni che la FLC CGIL ha rappresentato, appunto, nel corso della audizione al Senato .

Restano a nostro dire alcune debolezze nella Risoluzione, come quello di ritenere soddisfacente l’obiettivo dell’innalzamento del finanziamento in r&s al misero 0,7% sul PIL per il 2020; il non esplicito richiamo da parte della Commissione alla necessità di rinnovare urgentemente il CCNL del Comparto Ricerca, ad oggi unico vero collante di un settore come s’è visto molto frammentato, come strumento principale per valorizzare professionalmente ricercatori, tecnologi e addetti alla ricerca, per accrescerne retribuzioni e tutele, per meglio salvaguardare le forme di lavoro flessibile, ma anche per il riconoscimento di forme di stato giuridico specifiche per i ricercatori; alcune indeterminatezze sulla realizzazione della cabina di regia o dell’Agenzia; o la scarsa attenzione al tema della ricostruzione di carriera per i periodi lunghissimi di precariato a cui i ricercatori sono sottoposti.

Ma riteniamo tuttavia la Risoluzione un passo avanti nella strada del definitivo riconoscimento delle specificità del Sistema degli Enti di Ricerca, anche in chiave di un riordino complessivo del settore preannunciato dal governo Renzi ad inizio del suo mandato.

Certo, ora si tratterà di capire quanto il Governo terrà conto di questa Risoluzione, visto che si continua a parlare ad esempio di tagli esorbitanti agli enti non MIUR come l’ENEA, ISFOL o il CRA, di trasformazione in agenzia di tutti gli enti non MIUR che hanno una maggiore e spiccata vocazione strumentale, o della necessità di tagliare, in chiave spending review, di circa 1 miliardo di € il fondo degli enti. Come non è un mistero per nessuno che il MIUR stia pensando di tagliare il FOE (Fondo Ordinario degli EPR) per finanziare il reclutamento dei 148000 docenti della scuola previsti dal Piano Renzi per la Buona Scuola! 

Quindi nonostante la Risoluzione della VII Commissione del Senato, che giudichiamo positiva, siamo preoccupati, perché la Risoluzione non è del Governo e più si avvicina la presentazione della legge di stabilità e più si sente parlare di tagli alla spesa pubblica.

Per non parlare di quello che succede più in generale sul versante del lavoro con la scrittura del Jobs Act e l’attacco all’art. 18 dello Statuto dei Lavoratori, altra faccia della stesa medaglia dove si conferma l’attacco generalizzato ai diritti del mondo del lavoro e la musica non cambia: è sempre la stessa dei governi precedenti. 

Per questo se non si cambia verso saremo in campo: