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La FLC continua a difendere l’autonomia del sistema pubblico della ricerca

La FLC specifica, ancora una volta, che cosa si debba intendere per autonomia degli enti pubblici di ricerca e segnala che le ultime proposte del Governo non vanno nella direzione corretta

02/11/2006
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La difesa dell’autonomia della ricerca è sempre stato uno degli impegni forti della FLC, fin dalla sua nascita. Nei documenti congressuali ed in tutto il lavoro di preparazione abbiamo sempre ribadito che gli enti di ricerca devono essere autonomi e che il loro ordinamento deve essere garante di tale autonomia e abbiamo contestato le riforme del Governo Berlusconi proprio perché ignoravano tale principio e cercavano, con l’aiuto dei presidenti scelti dal Governo, di realizzare modelli organizzativi forse adatti a svolgere compiti definiti altrove, ma sicuramente non idonei a produrre ricerca ed a far avanzare la frontiera della conoscenza.

Abbiamo difeso e continuiamo a difendere la legge 168/89 che afferma che gli enti di ricerca non strumentali hanno autonomia scientifica, organizzativa, finanziaria e contabile ai sensi dell’art. 33 della Costituzione e si danno ordinamenti autonomi, nel rispetto delle loro finalità istituzionali, con propri regolamenti.

Per questo motivo riteniamo grave quanto scritto nel testo della finanziaria che si proponeva, per fare cassa, di azzerare le direzioni degli enti di ricerca per porre al loro vertice strutture amministrative, come se la ricerca potesse essere sottoposta alla burocrazia amministrativa.

Ma anche il testo di emendamento al decreto fiscale approvato alla Camera non ci appare rispettoso dell’autonomia degli enti di ricerca.

Infatti mentre è legittimo che il Parlamento intervenga con una legge sulla missione degli enti e lo è altrettanto la richiesta di delega al Governo per un loro riordino, non ci appare corretto e condivisibile pensare di operare su tali enti attraverso regolamenti di emanazione ministeriale, perché ciò espone al rischio di una delegificazione senza regole che avrebbe per conseguenza la perdita reale dell’autonomia.

Auspichiamo semmai una delegificazione che, dotando gli enti anche di autonomia statutaria, ne rafforzi l’autonomia sottraendo alla potestà legislativa l’intervento di dettaglio sul modello organizzativo di ciascun ente.

E’ in questo contesto che si colloca la lettera che CGIL, CISL e UIL hanno scritto al Presidente della Repubblica, in quanto garante delle norme costituzionali, ed al Presidente del Senato perché è in tale sede che deve essere approvato il decreto fiscale. Ed è per le considerazioni qui espresse che tra le motivazioni dello sciopero del comparto ricerca del 17 novembre c’è la difesa dell’autonomia degli enti.

Auspichiamo che in tutti i prossimi provvedimenti il Governo presenti al Parlamento e questo approvi norme che valorizzino il sistema della ricerca pubblica, cosa che non può avvenire senza autonomia.

Roma, 2 novembre 2006