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Il Senato e il principio costituzionale dell’autonomia degli Enti di Ricerca

Dopo avere approvato definitivamente il Decreto Legge 262 del 2006 con un ordine del giorno il Governo si è impegnato ad intervenire sugli enti pubblici di ricerca solo attraverso leggi.

01/12/2006
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Una delle motivazioni dello sciopero generale della ricerca dello scorso 17 novembre era la richiesta al Governo di valorizzare l’autonomia degli Enti di ricerca.
Richiesta giusta in sé ed ancora di più dopo cinque anni di un Governo che ha limitato fortemente l’autonomia della ricerca subordinandola al gradimento politico.
Il testo della legge finanziaria per il 2007, preparato e approvato dal Governo, prevedeva un articolo, il 42, che azzerava i vertici degli enti pubblici di ricerca, considerandoli analoghi a tutti gli altri enti pubblici e alle agenzie, e li sostituiva con direttori generali e dirigenti apicali, tutte cioè figure di tipo amministrativo.

Di fronte alla protesta spontanea e diffusissima, culminata con la presa di posizione al riguardo molto dura dell’Accademia dei Lincei, il Governo cancellò tale norma. Invece scelse di inserire nel Decreto Fiscale che stava per essere convertito in legge un emendamento che prevedeva la delega al Governo, su proposta del Ministro dell’università e della ricerca, di concerto con il Ministro per le riforme e l’innovazione nella pubblica amministrazione e con il Ministro dell’economia e delle finanze, ad emanare uno o più regolamenti per il riordino degli enti di ricerca vigilati dal MUR.

Al di là delle intenzioni degli estensori dell’emendamento, questo testo è viziato da un grave problema: l’autonomia degli enti pubblici di ricerca non strumentali può essere regolata, in base a quanto afferma la Costituzione nell’art. 33 ultimo comma che pone una riserva di legge, solo attraverso leggi, mentre dei regolamenti, comunque emanati sia da un governo sia da un ministero, non hanno piena valenza legislativa.

Anche su questo testo la FLC ha, quindi, fatto sentire con forza la propria voce, così come è stato fatto anche da altre forze sindacali e da singoli o gruppi di ricercatori degli enti.
Il problema è stato riproposto dal nostro segretario generale al Ministro Mussi durante l’incontro del 15 novembre ottenendo l’impegno ad intervenire rapidamente.

Finalmente si è arrivati all’approvazione definita del decreto e, quindi, alla sua conversione in legge. Dopo tale approvazione nell’aula del Senato è stato presentato un ordine del giorno, che il Governo ha fatto proprio. Con tale ordine del giorno si impegna il Governo a procedere quanto prima al riordino degli enti di ricerca menzionati a mezzo di legge delega e conseguenti decreti legislativi al fine di promuovere l’autonomia statutaria degli enti medesimi….

Riteniamo che in questo modo l’errore sia stato corretto.
Ovviamente vigileremo con assoluto rigore sul rispetto da parte del Governo dell’impegno che ha preso assumendo l’ordine del giorno del Senato della Repubblica.
L’autonomia degli enti pubblici di ricerca è un valore irrinunciabile se non si vuole uccidere la stessa ricerca, per questo non bisogna aggiungere alla già difficile eredità Moratti, della quale bisogna liberarsi quanto prima con le necessarie e rapide scelte di merito, decisioni che aggraverebbero la situazione esistente.

Roma, 1 dicembre 2006