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Il piano di fabbisogno dell’Istat ancora non c’è

L’amministrazione finalmente apre all’articolo 15

14/10/2019
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L’incontro di giovedì 10 ottobre è stato preceduto dall’invio, il pomeriggio precedente, dalla documentazione composta di un file, contenente due interessanti tabelle.

La prima tabella contiene i numeri del personale suddiviso per profilo e livello dal 2015 ad oggi. Va letta con alcuni accorgimenti. I lavoratori a tempo determinato non sono conteggiati se non nella riga finale, e nella colonna relativa al 2019 sono già conteggiati come nuovi assunti i futuri vincitori dei concorsi di I, II e III livello appena riaperti e quelli di V e VII destinati alle categorie protette. Su questi ultimi registriamo una durissima selezione agli scritti: solo 6 (!) sono stati ammessi all’orale per gli 8 posti di funzionario di amministrazione e 7 per i 5 posti da collaboratore di VII livello: tra questi 2 sono presenti in entrambe le liste… Altro che liste di idoneità: in questo caso avremo più posti che vincitori!

All’incontro abbiamo innanzitutto premesso che la “riapertura” dei concorsi del 2018 è un’operazione insensata, che porta solamente numerosi problemi aggiuntivi: su questo invieremo una nota a parte.

Per quanto riguarda il Piano di fabbisogno 2020-2022, che evidentemente l’Istituto non ha ancora disegnato, abbiamo auspicato che sia – finalmente, dopo anni di interventi tappabuchi – un vero piano, che identifichi le effettive necessità dell’Ente per i prossimi anni, con un ampio respiro e numeri all’altezza del necessario ricambio del fortissimo turnover in corso.

Dalla prima tabella emerge che dal 2015 ad oggi l’Istituto ha perso 104 unità e dalla seconda che si appresta, da qui al 2022, a perderne altre 209. Circa i tre quarti di queste diminuzioni è sui profili tecnico/amministrativi. Va detto peraltro che le previsioni dei pensionamenti appaiono sottostimate.

E’ quindi necessario programmare, per il triennio, un numero di posti a concorso consistente sui livelli di ingresso (specialmente al III e al VI, senza rinunciare alle possibilità normative per i concorsi di IV livello), con aree che rispondano ai fabbisogni generali dell’Istituto e non a interessi particolari, evitando di ripetere quanto accaduto nel 2018, e con numeri che consentano di riportare i livelli occupazionali almeno al 2015. E’ evidente che serve un consistente investimento sui concorsi al III livello, anche per rispondere alla domanda interna del personale sottoinquadrato, ma all’Istituto è necessario un ricambio consistente anche nei profili tecnico-amministrativi, come dimostrano i numeri.

Certamente è necessario un ragionamento su un'area destinata agli uffici regionali, sui quali da anni non c’è un investimento specifico, così come sull’informatica, se si vuole porre fine al proliferare dissennato dei contratti di consulenza. Su questo punto, è stato sollecitato da più parti un confronto specifico con l’amministrazione.

Contemporaneamente abbiamo chiesto all’amministrazione di inserire nel Piano di fabbisogno tutti gli strumenti contrattuali esistenti per la valorizzazione del personale e le carriere, oltre alle riserve nei concorsi pubblici. Va assolutamente programmata una consistente tornata di selezioni interne al II e al I livello ex articolo 15 (secondo noi si dovrebbe intanto assumere i residui idonei ancora in causa!), con bandi e criteri trasparenti, e commissioni rappresentative delle diverse professionalità. Ad oggi, anche conteggiando i concorsi banditi al I, II e III livello, i ricercatori e tecnologi sono così distribuiti, mentre il DPR 171/91 indicava come “corretta” proporzione tra i primi livelli le percentuali 20-40-40:

Livello

v.a.

%

I

84

8,9

II

297

31,6

III

560

59,5

totale

941

100,0

Per il 2020, ultimo anno previsto attualmente dalla Legge, va attivato l’art. 22 comma 15 del Dlgs 75/2017, che consente concorsi interni tra profili per chi ha i requisiti.

Ci sono enti che hanno inserito questi strumenti all’interno dei piani di fabbisogno e alcuni stanno già procedendo.

E’ poi necessario che si proceda subito a riattivare le procedure di mobilità tra profili a parità di livello (articoli 52 e 65).

Come FLC CGIL abbiamo inoltre chiesto di riaprire il ragionamento appena accennato dalla precedente presidenza sulla possibilità di internalizzare la fase di rilevazione sul campo, con riferimento in particolare ai rilevatori di forze lavoro e spese.

Il direttore generale ha confermato che al momento il piano di fabbisogno è “un foglio bianco” tutto da scrivere e che quindi ci sarà almeno un altro incontro, anche dopo un confronto della dirigenza. Ha invitato tutti a ragionare sui profili “qualitativi” dei fabbisogni, confermando comunque l’intenzione di costruire un piano triennale con numeri adeguati al turnover. Il Consiglio dovrebbe cominciare ad occuparsene a fine ottobre/inizio novembre.

Il direttore generale si è dichiarato favorevole all’inserimento nel piano dell’articolo 15: si tratta di un importantissimo passo avanti che vorremmo vedere concretizzato con  numeri consistenti e una tempistica di massima. Finora l’Istituto si era infatti dichiarato indisponibile, trincerandosi dietro pareri trasmessi oralmente dagli organi vigilanti.

Il prossimo incontro dovrebbe riguardare i RUP. Le organizzazioni sindacali hanno chiesto un confronto sulle consulenze e il conto terzi.

Sull'articolo 53 l'amministrazione ha confermato l'impegno a far uscire la graduatoria nuova entro il 15/10.

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