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Il CNR derubato!

Solleva non poche rimostranze da parte di tutta la comunità scientifica italiana l’entrata in vigore del Decreto Legge conosciuto come Investment compact.

02/02/2015
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Il 25 gennaio è entrato in vigore il Decreto Legge 3 del 24 gennaio 2015, conosciuto come Investment compact.

Il provvedimento, che ha avuto una lunga gestazione e che comprende una serie di misure a sostegno delle imprese, introduce una significativa e inattesa novità, assegnando, al comma 2 dell’Articolo 5, alla Fondazione Istituto Italiano di Tecnologia, una Fondazione autonoma e di diritto privato istituita nel 2003, con la legge 326 del 23 novembre 2003 da una comune volontà dei ministri Tremonti e Moratti, il compito di “sistematizzare a scopi informativi e di vendita i risultati della ricerca scientifica e tecnologica svolta negli enti pubblici di ricerca, le competenze scientifico-tecnologiche e  le  infrastrutture di ricerca presenti negli enti stessi”, e di “istituire un sistema per la commercializzazione  dei  brevetti registrati da università, da enti di ricerca e  da  ricercatori  del sistema pubblico e disponibili per  l'utilizzazione  da  parte  delle imprese” e di “fungere  da  tramite  tra  le  imprese  per  lo  scambio   di informazioni e per la costituzione di reti tecnologiche o di  ricerca tra esse”.

Il Decreto, che si ricorda è in vigore dal 25 gennaio, al comma 3 stabilisce inoltre che “Gli  enti  pubblici  di ricerca  sono  tenuti  a  fornire  alla Fondazione Istituto Italiano di Tecnologia le informazioni necessarie per gli scopi di cui al comma 2, lettera a”.

In pratica, dietro una condivisa esigenza di aumentare la visibilità e l’armonizzazione della tutela e valorizzazione brevettuale pubblica, si trasferiscono, già da oggi, i risultati della ricerca (e le competenze scientifiche e tecnologiche, le infrastrutture del CNR, come di tutti gli altri EPR) a una istituzione che, peraltro, attraverso i suoi massimi esponenti, ha pubblicamente dichiarato di non essere interessata a tale compito.

Ma la beffa non si ferma qui: il trasferimento include la possibilità di disporre dei beni trasferiti e quindi, oltre al venir meno dell’autonomia si aggiunge una concreta possibilità che le competenze e le infrastrutture siano oggetto di “azioni di valorizzazione” decise in altra sede da un’istituzione privata. Una stessa istituzione che, ricordiamo, per la sua operatività e per la sua tanto sbandierata performance debitamente sostenuta da risorse pubbliche garantite su base pluriennale (caso unico nel sistema ricerca italiano), ha dovuto contrattualizzare la collaborazione con altre istituzioni di ricerca tra cui lo stesso CNR.

Il colpo di mano (di mano ignota come sempre più spesso avviene vista la remora o meglio la vergogna a dichiarare gli autori…) non offre risposte certe a problemi reali e aumenta il livello di confusione e di incertezza su una materia che avrebbe bisogno di ben altri interventi.

Infatti per gestire correttamente i brevetti servono rapporti stretti tra ricerca e mercato (su tutti i settori e in una logica multi e interdisciplinare), competenze gestionali sull’intera filiera della valorizzazione e capacità di relazioni nei diversi ambiti territoriali. Tutte caratteristiche non possedute, quantomeno a livello distintivo, dall’istituzione a cui è stato affidato il compito. Basti pensare a quanto di pertinenza di enti “settoriali” (come CRA o ISS) o a come tale funzione è stata finora esercitata nell’organizzazione dell’IIT.

L’entità dell’intervento è difficilmente definibile ex-ante. Tuttavia, ad aggravare il senso del dispositivo, sempre il comma 3 dell’art. 5, si introduce una distinzione tra la possibilità, fornita alle università, di stipulare accordi con la Fondazione e l’obbligo, assegnato agli Enti, di fornire tutte le informazioni. In tale ambito l’IIT viene elevato a unico soggetto deputato a favorire la generazione di reti di Imprese: “la Fondazione …puo' stipulare accordi, convenzioni e contratti,  comunque denominati, con  il  sistema  camerale, con le associazioni  delle imprese, con i distretti industriali e  con  le  reti  d'impresa”, sottraendo di nome e di fatto al CNR molte delle missioni affidategli dal MIUR, e spostandole concretamente dal MIUR al MEF.

Un Decreto quindi che ha sollevato non poche rimostranze da parte di tutta la comunità scientifica italiana, incluso il Direttore scientifico dell’ITT che ha denunciato il rischio di snaturare la Fondazione con compiti che non gli sono propri. E, come era facilmente prevedibile, cominciano a comparire anche “fiancheggiatori” che cercano di giustificare il dettato del Decreto sulla base di una lettura forzata di numeri e di comparazioni che, peraltro, dimostrano di padroneggiare poco.

Non basta quindi confidare in quelle dichiarazioni che, a livello politico o governativo, hanno promesso interventi correttivi in sede di conversione.  Se l’autore del provvedimento  è ignoto, visto che nessun Ministro dell’attuale Governo ha avuto il coraggio di assumersene la paternità dopo che è risultata evidente l’assurdità di una simile norma, pubblico ed esplicito deve essere il suo rifiuto.  Se la norma è stata dettata forse dalla necessità di trovare strumenti per garantire la continuità del finanziamento di 100 milioni di euro/anno all’IIT, che è prossimo alla scadenza,  questo non deve avvenire sulla pelle del sistema della ricerca italiano.

La FLC CGIL chiede l’immediato stralcio dell’articolo 5, comma 2 e 3 del Decreto che ne interrompa da subito la vigenza e l’operatività!
Il resto sono chiacchiere!

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