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Giù le mani dall’ENEA: ed ora il MISE riveda lo Statuto

Risposta della Ragioneria Generale dello Stato alle controdeduzioni dell'ENEA sui rilievi mossi a seguito di apposita verifica ispettiva.

12/06/2020
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Finalmente, dopo tanta ostinazione dell’attuale presidente Testa nel volere un assetto istituzionale (anche detto governance, per gli amanti degli anglicismi) anomalo ed unico nel panorama della Pubblica Amministrazione, la Ragioneria Generale dello Stato prova a dire la parola definitiva sulla disputa che riguarda l’assetto dell’ENEA, in particolare con rifermento alla sovrapposizione della carica di Presidente con quella di Direttore Generale attualmente in essere. Com’è noto da tempo, si tratta di un’anomalia introdotta attraverso un’interpretazione unica e infondata di quanto previsto dalla L 99/2009 di riordino dell’ENEA, sostenuta da Testa e dal suo circondario, che ha finito per snaturare lo stesso contenuto letterale della norma voluta dal legislatore. Sulla base di questa interpretazione è stato consentito di infrangere i principi costituzionali e di buon funzionamento della pubblica amministrazione, come stabiliti dal Testo Unico D.lgs 165/2001, sovrapponendo i compiti di indirizzo politico-amministrativo, tipicamente in capo alla figura del presidente e del CdA, a quelli gestionali che sono in capo alla dirigenza e quindi alla figura di direttore generale, che appunto all’ENEA attualmente non esiste. Questa anomalia è stata confermata nel nuovo Statuto, nonostante le osservazioni mosse in fase di revisione da parte del ministero vigilante nella sua funzione di controllo, che ne ritardarono lungamente l’iter di approvazione; e i due rilievi mossi dalla Corte dei Conti – Sezione del controllo sugli Enti, sia nel 2017 che nel 2018, laddove aveva sancito che la definizione del Presidente che dirige ed è responsabile è volta a richiamare il suo ruolo di coordinamento e di responsabilità politica “e non già ad introdurre una forma eccentrica di governance rispetto all'ordinamento della pubblica amministrazione

Come FLC CGIL abbiamo più volte richiamato l’attenzione del ministero e della politica su questa anomalia, da ultimo con una petizione promossa insieme alle altre Organizzazioni Confederali rappresentative di settore di oltre mille firme di dipendenti ENEA opportunamente consegnata, attraverso uno specifico presidio, al Ministero dello Sviluppo Economico e al Capo del Governo.

Si badi bene, l’anomalia è in netto contrasto anche con quanto confermato dal decreto di riordino degli Enti Pubblici di Ricerca, di cui l’ENEA fa parte, il D.lgs 218/2016.

Ora la Ragioneria Generale dello Stato (a seguito di apposita ispezione durante la quale furono mossi rilievi di natura amministrativa e gestionale riscontrati nella conduzione dell’Ente, comunicati con lettera protocollo del 20.09.2019 all’ENEA e agli stessi MISE e Corte dei Conti) conferma e tiene il punto sul tema dell’assetto istituzionale, nonostante le controdeduzioni di Presidente e CDA con le quali si è tentato di difendere la “improbabile” interpretazione unilaterale dell’attuale vertice. La protervia con cui questa linea è stata sostenuta si scontra con i rilievi oggettivi della Ragioneria Generale dello Stato, confermati con nota del 1.06.2020 indirizzata al MISE, Enea e Corte dei Conti, per la loro criticità e rinviati all’attenta cura e responsabilità del Ministero, vigilante circa la corretta applicazione della normativa in materia.

Ora anche il MISE non ha più scuse, intervenga con chiarezza sull’Ente esigendo le necessarie modifiche allo Statuto e lo liberi dal sopruso amministrativo di cui continua ad essere vittima, ad opera del suo vertice.

Liberiamo l’ENEA dalla confusione politico gestionale che lo affligge.