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ENEA, ultim’ora: finalmente l’Ente considera l’emergenza ed apre al lavoro agile a partire dal 10 marzo

In crescita la protesta nei centri. Di particolare impatto il comunicato della RSU di Bologna.

10/03/2020
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Ancora ieri, 9 marzo 2020, l’ENEA non intendeva assumere provvedimenti straordinari adeguati al contenimento del contagio da coronavirus COVID 19, in crescita esponenziale nel paese. Ancora ieri gli unici interventi al di fuori dell’ordinarietà erano limitati strettamente alle province in zona “rossa”, laddove si ipotizzava tuttavia il ricorso all’utilizzo di ferie ancor prima del lavoro agile: “i Responsabili di Macrostruttura dovranno, prima di richiedere la concessione del LAG, valutare, la possibilità di porre in ferie d’ufficio il personale con più di 32 giorni di ferie arretrate”. 

L’atteggiamento minimalista dell’ENEA lasciava interdetto il personale. Dopo le prese di posizione dei sindacati è cresciuto il disagio nei centri. Di rilievo il comunicato stampa unitario della RSU di Bologna che rafforzava una loro precedente presa di posizione sempre critica sulla gestione dell’emergenza.

Il comunicato stampa della RSU di Bologna (che riportiamo in fondo), in particolare: “denuncia l’atteggiamento dell’ENEA che ostacola il ricorso al lavoro agile dei suoi dipendenti nel corso dell’emergenza sanitaria nazionale COVID19”. Anche se “la modalità di lavoro agile è stata da subito individuata come il principale strumento di gestione delle attività produttive telelavorabili sia per ridurre la mobilità dei lavoratori che per avere l’opportunità di potersi prendere cura dei minori”. Ma “la reazione dell’ENEA è stata la disposizione di una farraginosa procedura” e  “non ha provveduto a concedere la possibilità di ricorrere al lavoro agile in deroga agli ordinari limiti mensili di 6 giorni” “È evidente che con una emergenza sanitaria che nella Regione Emilia Romagna dura ormai da 15 giorni e che nella migliore delle ipotesi si protrarrà per un altro mese, tale atteggiamento equivale a svuotare di effetto lo strumento del lavoro agile in aperto contrasto con gli obiettivi perseguiti dal Governo Italiano e dalle Regioni”.

Poi, in piena notte, una nuova comunicazione alle 23,05. Una prima svolta per affrontare anche all’ENEA l’emergenza Coronavirus sin dalla giornata del 10 marzo. La dichiarazione dell’intero paese a zona protetta, la dichiarazione che ora anche Roma è nella massima vigilanza, ma anche la protesta crescente nei centri di ricerca hanno fatto mutare l’atteggiamento di scarsa sensibilità a quella emergenza che tutto il paese sta affrontando.

Il lavoro agile è uscito finalmente dall’attuale regime ordinario di 6 giorni mensili e viene ora considerato, per tutti i lavoratori, utilizzabile in 15 giorni mensili fino al 3 aprile prossimo. Un limite di giorni che comunque non può coinvolgere le zone già in emergenza primaria, ma occorre chiarire anche cosa si intende per “accudimento minori”, laddove va considerata, parlando di scuola, non solo quella primaria, ma anche quella dell’obbligo. All’ENEA non sanno ancora che sono state chiuse tutte le scuole? Passo in avanti per i telelavoristi non più vincolati al rientro settimanale. Si attendono provvedimenti straordinari per l’igiene e la pulizia.  

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RSU ENEA Bologna Comunicato stampa

La RSU ENEA di Bologna denuncia l’atteggiamento dell’ENEA che ostacola il ricorso al lavoro agile dei suoi dipendenti nel corso dell’emergenza sanitaria nazionale COVID-19

Bologna, 09 marzo 2020 - Nella strategia di contenimento e gestione dell'emergenza epidemiologica da COVID-19 messa in atto dal Governo e dalle Regioni Italiane uno dei cardini è rappresentato dalla massima limitazione della mobilità e degli spostamenti delle persone fisiche. Molte delle misure che è stato fin qui necessario imporre alla popolazione hanno comportato pesanti stravolgimenti delle abitudini dei cittadini, con conseguenti problemi sul fronte della conciliazione dei tempi di vita e di lavoro dei lavoratori; in primo luogo i provvedimenti di chiusura dei servizi educativi per l'infanzia e delle attività didattiche nelle scuole di ogni ordine e grado e la difficoltà, da parte di alcuni dipendenti residenti nelle zone rosse, a raggiungere il luogo di lavoro.

Con la decretazione dello stato di emergenza (Decreto Legge n. 6 del 23 febbraio 2020) e con i successivi DPCM emanati, la modalità di lavoro agile è stata da subito individuata come il principale strumento di gestione delle attività produttive telelavorabili sia per ridurre la mobilità dei lavoratori che per avere l’opportunità di potersi prendere cura dei minori.

L’ENEA, l’Agenzia nazionale per le nuove tecnologie, l'energia e lo sviluppo economico sostenibile, il secondo ente di ricerca italiano, vigilato dal Ministero dello Sviluppo Economico, ha diverse sedi localizzate nelle regioni in cui sono stati individuati dei focolai con l’istituzione delle zone “rosse”.

Ciò nonostante, in risposta all’emergenza sanitaria, la reazione dell’ENEA è stata la disposizione di una farraginosa procedura per consentire l’attivazione della modalità del lavoro agile in emergenza anche a chi non lo avesse già richiesto come istituto ordinario. Il risultato è stato quello che dopo due settimane dall’inizio dell’emergenza (6 marzo 2020), non si è proceduto all’attivazione del lavoro agile per nessuno dei dipendenti che ne avevano fatto richiesta! Ma anche dopo l’attivazione delle nuove richieste, avvenuta forse causalmente dopo che l’emergenza è stata estesa a livello nazionale e a Roma, l’ENEA non ha provveduto a concedere la possibilità di ricorrere al lavoro agile in deroga agli ordinari limiti mensili di 6 giorni, come invece hanno ritenuto opportuno fare altri Enti di ricerca italiani quali l’ISTAT e l’ASI oltre che tanti datori di lavoro sia pubblici che privati.

È evidente che con una emergenza sanitaria che nella Regione Emilia Romagna dura ormai da 15 giorni e che nella migliore delle ipotesi si protrarrà per un altro mese, tale atteggiamento equivale a svuotare di effetto lo strumento del lavoro agile in aperto contrasto con gli obiettivi perseguiti dal Governo Italiano e dalle Regioni.

Per tali motivi, la RSU del Centro Ricerche dell’ENEA di Bologna ha richiesto che anche l’ENEA conceda ai propri dipendenti la possibilità di ricorrere al lavoro agile in deroga agli ordinari limiti mensili per tutta la durata dell’emergenza sanitaria nazionale.                                       

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