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CREA: operai agricoli, essenziali ma invisibili. Anzi, dimenticati

Continua l’incertezza sul reclutamento degli operai agricoli nell’unico Ente pubblico di ricerca nazionale in agricoltura, nonostante l’indubbio ruolo che queste figure professionali svolgono per l’esecuzione delle attività sperimentali.

18/05/2020
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Immaginate l’unico Ente pubblico di ricerca nazionale con competenze in agricoltura, provvisto di un patrimonio fondiario tra i più grandi in Italia, composto di edifici agricoli, campi sperimentali, stalle, serre, laboratori, cantine sperimentali, aree boschive, officine meccaniche necessari alla sperimentazione.

Immaginate di avere proceduto al reclutamento di tutte le figure professionali (ricercatori, tecnici, amministrativi), tranne che degli operai agricoli, i quali dovrebbero provvedere alle attività indispensabili per l’esecuzione delle ricerche in campo, in zootecnia, nella floricoltura, alla conduzione e alle prove dei mezzi agricoli, alla preparazione dei lotti da sottoporre a campionamento.

E’ questa la situazione (grave) che rischia di realizzarsi al Consiglio per la ricerca in agricoltura e l’analisi dell’economia agraria (CREA), per una coincidenza di elementi sfavorevoli, tra i quali non è da escludere una buona dose di settarismo professionale, mancanza di visione strategica e sottovalutazione delle conseguenze.

L’Ente affronta da oltre un anno una grave crisi istituzionale, che non giustifica certamente l’assenza completa anche di un semplice documento programmatorio sul reclutamento degli operai agricoli.

Ma, se la situazione istituzionale e il commissariamento dell’Ente possono costituire, solo in parte, la causa dell’inerzia CREA sulla questione degli operai agricoli, meno comprensibile è la posizione del Ministero vigilante (MIPAAF) e della ministra delle Politiche agricole, Teresa Bellanova.

Non è necessario richiamare la storia personale della Ministra, che ha più volte e pubblicamente rivendicato il proprio ruolo nella tutela sindacale degli operai agricoli, rivelando di averne fatto parte Ella stessa.

Nemmeno è necessario rammentare l’attenzione che è stata giustamente dedicata alle condizioni di lavoro dei braccianti agricoli immigrati, che si sono rivelati indispensabili solo in seguito ad una emergenza sanitaria mondiale che ne ha reso impossibile continuarne l’impiego in uno stato di soggezione schiavistica.

Pare che sia, invece, necessario ricordare, principalmente alla ministra, che gli operai agricoli CREA hanno prestato la propria attività con contratti temporanei di varia tipologia, in condizioni di precariato permanente, in un Ente pubblico di ricerca vigilato dal MIPAAF. Si tratta delle figure professionali indispensabili alla conduzione delle ricerche in campo, nella zootecnia, nella floricoltura. Insomma, operatori tecnici, cui sono richieste esperienza e competenze professionali elevate che non si formano in breve tempo. Figure professionali che si inseriscono con piena legittimità nel processo di produzione della ricerca pubblica. Un tipo di ricerca molto particolare, dedicata al miglioramento delle produzioni vegetali e zootecniche e alla sicurezza degli alimenti, per citare solo alcune delle aree di intervento istituzionali.

Dunque, non sono soltanto la moralità o l’etica pubblica, il senso di giustizia o la solidarietà tra lavoratori a rendere ormai doveroso il reclutamento degli operai agricoli e l’assunzione con contratto di lavoro subordinato a tempo indeterminato: è la sopravvivenza medesima dell’Ente e l’interesse strategico nazionale.

Si tratta di una responsabilità politica, non solo gestionale a livello di Ente, che deve essere assunta dalla ministra delle politiche agricole, alimentari e forestali (MIPAAF), a tutela della ricerca pubblica in agricoltura e quindi delle aziende, dei cittadini, dei consumatori che ne sono i beneficiari ultimi.

E’ una responsabilità che richiama direttamente il ruolo di governo di uno tra i pochi Enti pubblici di ricerca non vigilati dal Ministero dell’Università e della Ricerca (MUR). Ente che affronta in solitudine la competizione con Istituzioni europee verso le quali i rispettivi Governi hanno ben altro interesse e attenzione, in un settore (l’Agricoltura) in cui la competizione internazionale è fortissima.

Il paradigma degli operai agricoli è quindi un paradigma della situazione istituzionale che il CREA sta attraversando e dell’insolito, preoccupante, disinteresse politico cui sembra essere condannato da oltre un anno. Fino a prova contraria.


 

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