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CRA Comunicato della Segreteria sulla situazione della ricerca in agricoltura

Arrestare la deriva del CRA

15/04/2003
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COMUNICATO

Arrestare la deriva del CRA

La situazione del CRA continua a marcire, nonostante il rincorrersi di voci sulla imminente (da almeno 7 mesi) nomina del consiglio di amministrazione e sul ripristino della normalità e della correttezza legale ed istituzionale.

Ormai gli ex IRSA sembrano essere diventati un territorio franco in cui tutto è lecito ad un ministro che proprio su questo terreno ha mostrato una impareggiabile dose di arroganza, disinvoltura e capacità di aggiramento delle leggi, unite ad un totale disinteresse, che rasenta il disprezzo, per quanti negli istituti operano, spesso in condizioni di gravissimo disagio e incertezza.

Infatti, mentre in televisione riafferma a parole in ogni occasione l'importanza delle parti sociali e del dialogo, sulle questioni della ricerca, in circa due anni, ha accuratamente evitato ogni confronto ed ha paralizzato ormai da oltre 15 mesi il CRA penalizzando pesantemente l'attività di ricerca, la vita degli Istituti e terremotando le condizioni di vita e di lavoro dei precari e di tutto il personale.

Inoltre, in barba ad ogni principio declamato di rispetto della legge e dell'ordine, nella ormai incancrenita vicenda del CRA, ha sistematicamente aggirato ogni legalità e messo da parte quell'interesse pubblico che, come ministro della Repubblica, dovrebbe con ogni mezzo tutelare.

Come noto:

ha bloccato un processo di riforma che era già arrivato, dopo oltre 20 anni, alla sua fase conclusiva attraverso un percorso partecipato di cui i lavoratori e le lavoratrici degli Istituti erano stati uno dei soggetti più importanti;

ha bloccato ogni seria attività di ricerca, cancellando o solo accantonando per la valutazione dei progetti e l'assegnazione delle risorse, ogni comitato che avesse anche la parvenza di essere un comitato scientifico ed ogni momento di verifica scientifica, surrogando il tutto con il parere e la valutazione dei suoi funzionari di fiducia;

ha mantenuto in piedi da circa due anni una struttura elefantiaca, fatta di presidenti, commissari ed apparati, che la riforma aveva abolito, procurando un assurdo spreco di alcuni milioni di euro o se preferite di alcuni miliardi di vecchie lire, mentre i precari aspettano da una vita il riconoscimento dell'attività svolta ed i lavoratori a tempo indeterminato, sia del ruolo ministeriale che degli istituti, fanno fatica ad avere applicato il contratto e a vedere riconosciuta la loro professionalità;

ha commissariato e scommissariato "ad libitum" in barba alle sentenze della Magistratura il CRA ed i singoli Istituti. Nel caso del CRA ha pensato che fosse del tutto ovvio nominare commissario dell'Ente un direttore generale del Ministero che sull'ente dovrebbe vigilare e così dicasi, per il direttore generale. Per quanto riguarda i singoli Istituti è arrivato a far diffidare i responsabili degli stessi dal rispettare una recente sentenza del TAR del Lazio che reintegra alcuni commissari scommissariati e sostituiti con uomini di propria fiducia;

Ha reso evidente che il blocco della riforma e le dannose e peggiorative modifiche, fatte apportare con l'art. 14 della legge delega 127 del luglio scorso, non avevano nulla a che vedere con l'intento dichiarato di migliorare l'assetto dell'Ente per rafforzarne le potenzialità sul piano della ricerca, ma erano finalizzate esclusivamente a mantenere in piedi una struttura di sussistenza per propri pretoriani, alla faccia del bilancio dello stato, dei lavoratori e lavoratrici degli istituti e dell'attività di ricerca.

Adesso che il presidente è stato nominato ed i consiglieri di amministrazione designati da quasi tutti gli aventi titolo, cosa aspetta a riavviare il processo?

Aspetta forse di assegnare qualche lauta commessa a qualche istituto di studi e ricerche, magari lo stesso che la Moratti ha utilizzato per snaturare e depotenziare il CNR, l'ASI e l'INAF e ad affossare, così, ogni residua prospettiva di riforma, di sistemazione dei precari, di riconoscimento e valorizzazione della professionalità di quanti negli istituti operano? Naturalmente se la commessa la facesse il commissario vigilante - vigilato non avrebbe nessun problema di confronto con un Consiglio di amministrazione in cui ci potrebbero essere anche voci discordanti e non inclini ad accettare supinamente gli ordini di un qualsiasi ministro.

Di questa situazione, da noi già più volte denunciata, nessuno, tranne qualche parlamentare dell'opposizione, finora sembra si voglia accorgere.

Perché intervenga chi è preposto a tutelare la legalità, a far rispettare la legge, a salvaguardare l'etica della "funzione pubblica" ed i conti dello Stato di cos'altro c'è bisogno?

Roma 15-04-03

SNUR CGIL - Segreteria Nazionale