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Comunicato della segreteria Nazionale su disegno di legge 1753

Comunicato della segreteria Nazionale su disegno di legge 1753 (delega al Governo per il riordino, il coordinamento e l’integrazione delle legislazione in materia ambientale e misure di diretta applicazione)

15/05/2003
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NOTA

della Segreteria Nazionale sul decreto delega al Governo per il riordino, il coordinamento e l’integrazione delle legislazione in materia ambientale e misure di diretta applicazione

Roma, 15 Maggio 2003

Mercoledì 14 maggio, al Senato, il Governo ha presentato l’emendamento 1.2500 al disegno di legge 1753 (delega al Governo per il riordino, il coordinamento e l’integrazione delle legislazione in materia ambientale e misure di diretta applicazione) e su di esso ha posto la questione di fiducia.

Con l’emendamento presentato, oltre a ribadire quanto già contenuto nel disegno di legge 1753 (l’esproprio delle capacità/possibilità del Parlamento e di tutta la Pubblica Amministrazione di intervenire con le proprie competenze su disposizioni legislative e normative, lo stravolgimento del concetto di rifiuto, la minimizzazione degli scempi ambientali), si accentua la marginalizzazione dell’APAT (l’Agenzia per la protezione dell’ambiente e per i servizi tecnici) operativa da soli pochi mesi, e si crea, stando al testo, un super Ente di ricerca ambientale. Viene infatti istituito (commi da 44 a 56) l’Istituto di Alti Studi Ambientali che svolge attività di ricerca, sperimentazione e alta formazione in materia di ambiente e tutela del territorio.

Senza volersi soffermare sulle sue caratteristiche di funzionamento peculiari (ad esempio il personale tecnico e i docenti sono reclutati dal Comitato scientifico, mentre il personale amministrativo è assunto dal Consiglio di Amministrazione), va comunque notato che le sue funzioni sembrano sovrapporsi, anzi sostituire alcune attività e competenze dell’APAT, del CNR, dell’ENEA e di tutti gli Enti attivi in campo ambientale.

Al comma 47 lettera b) si dice che l’Istituto coordina e gestisce le iniziative di ricerca , di sperimentazione e formazione promosse o finanziate dall’APAT. Questo in realtà dovrebbe essere compito del Ministero, ma nello stesso comma si scopre che l’Istituto coordina e gestisce anche le attività del Ministero stesso.

Al comma 48 si prevede poi che l’Istituto si possa avvalere delle competenze e delle strutture dell’APAT. Insomma l’APAT, che ha già un’autonomia estremamente limitata dal suo Statuto, dovrà ulteriormente sottoporsi alle indicazioni e al controllo, oltre che del Ministero, anche di questo Istituto e dovrà mettere a disposizione di tale Istituto il proprio personale e i propri mezzi.

E’ lecito chiedersi come si realizzerà il coordinamento delle attività svolte tra il nuovo Ente, con le sue prerogative forti, e l’attività di ricerca e tutela ambientale delle altre istituzioni. Non si può, ad esempio, non preoccuparsi del fatto che il dibattito degli ultimi mesi si è svolto sull’opportunità o meno di smembrare l’ENEA, sottraendogli, tra l’altro, le attività ambientali, e che il nuovo istituto nasce proprio mentre sia il CNR che l’ENEA sono oggetto di decreti di riordino, e dunque, presumibilmente, in una turbolenza organizzativa che ne muterà la fisionomia.

Ma nell’emendamento del Governo non c’è solo l’istituzione dell’Istituto di Alti Studi Ambientali. Al comma 35, si prevede l’istituzione di una Segreteria Tecnica composta da non più di ventuno esperti di elevata qualificazione, per migliorare e aumentare l’efficienza degli interventi in materia di tutela delle acque interne, di rifiuti e di bonifica dei siti inquinati. Altre attività dell’APAT espropriate o quantomeno sottoposte ad ulteriore controllo, (e altri 21 posizioni di consigliere del ministro).

Esprimiamo quindi la più viva preoccupazione per questo cantiere perennemente aperto, per le modalità con cui si imposta la politica ambientale, per le scelte di accentramento e controllo politico che le riforme introducono. E’ necessaria una forte presa di posizione di chi opera nella ricerca, per evitare che il destino delle istituzioni diventi funzione degli equilibri di rapporti interni al Governo, tra i Ministeri, e non funzione degli interessi generali.

LA SEGRETERIA NAZIONALE

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