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Comunicato della consulta ricercatori e tecnologi della FLC CGIL

Comunicato

22/03/2005
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Mentre la ricerca in Italia è sempre più in sofferenza, come si può vedere dai numeri del dossier sui tagli consultabile all’indirizzo http://www.cgilscuola.it/programma%20conoscenza/itagli.htm

mentre siamo costretti ancora una volta a scioperare per il rinnovo dei nostri contratti (comparto ricerca ed ENEA) scaduti da più di tre anni,

mentre il numero dei precari di tutte le forme continua ad aumentare senza alcuna prospettiva, visto il ripetuto blocco delle assunzioni (dal 2002 al 2007),

mentre negli enti di ricerca prosegue la gerarchizzazione, la burocratizzazione e il controllo politico, mentre….(potremmo continuare a lungo con questo elenco),

il Governo manda in Parlamento un decreto perché venga convertito in legge che ha il titolo di "Disposizioni urgenti per l’università e la ricerca, …".

In questo decreto oltre a numerose elargizioni date a polisportive, a università private (togliendo i soldi a quelle pubbliche) o a nuove università nate per far piacere al politico di turno nato in quella città, ci sono alcune chicche che riguardano la ricerca.

1. Ci si accorge, a Finanziaria ormai varata, che occorre far fronte agli impegni internazionali e si finanzia con 14 milioni di euro il sincrotrone di Trieste, ma lo si fa togliendo le risorse dal fondo per il finanziamento degli enti di ricerca.

2. Ci si accorge che nel consiglio direttivo dell’INGV ci sono ancora dei rappresentanti dei ricercatori e, essendo costoro un pericolo per la ricerca, ci si affretta a toglierli.

3. Infine si scopre l’importanza della ricerca, ma solo se svolta ad altissima quota (sopra i 4.000 metri) e si decide di finanziarla.

Intanto il Comitato di settore degli enti di ricerca, formato dai suoi Presidenti e quindi da persone profondamente interessate al bene dei loro ricercatori, produce finalmente il suo atto di indirizzo in cui, tra l’altro, dice che i ricercatori italiani sono pagati troppo poco rispetto ai colleghi europei. Peccato che detto Comitato si dimentichi di indicare quante risorse sono necessarie per rinnovare il contratto della ricerca e quindi l’atto non arriverà mai in Consiglio dei Ministri ma sarà rinviato indietro dai Ministeri competenti. E noi continuiamo ad aspettare il rinnovo del contratto almeno con salari italiani se non europei.

Infine, unica notizia positiva, la Commissione Europea ha prodotto l’11 marzo una Raccomandazione contenente "La carta europea per i ricercatori ed un codice di condotta per il reclutamento dei ricercatori". Questa carta era stata ampiamente annunciata nel contesto della costruzione di uno spazio europeo della ricerca.

Si tratta di una raccomandazione e quindi la strada perché abbia concreta attuazione sarà ancora lunga, ma è comunque un importante passo avanti che conferma le linee che abbiamo da tempo seguito come Consulta e, più in generale, come CGIL.

La Raccomandazione parte collocando la ricerca nel contesto del processo di Lisbona, ribadendone tutta l’importanza, sia come strumento per l’aumento delle conoscenze che per assicurare il progresso tecnologico e l’aumento della competitività, che, ancora, per migliorare la qualità della vita ed assicurare ai cittadini europei lo welfare. Ricorda la necessità di aumentare il numero dei ricercatori, di assicurare loro una corretta carriera ed anche di diffondere nella società la consapevolezza del ruolo che la ricerca, e quindi i ricercatori, hanno per lo sviluppo dei paesi.

Gli elementi presenti nella Carta dovranno essere fatti propri dai paesi membri, che ne hanno già condiviso i contenuti, per essere attuati nelle leggi nazionali e la Commissione monitorerà tali attuazioni periodicamente.

I principi a cui la Carta fa riferimento sono quelli del diritto dovere dei ricercatori a formarsi, il diritto ad essere assunti in modo stabile, ad essere valutati con criteri trasparenti omogenei in tutti i paesi, a godere di copertura sociale e pensionistica in tutte le fasi della propria carriera, a veder rispettati i propri principi etici e l’autonomia del proprio lavoro, la libertà di pensiero e di espressione e quella ad identificare i metodi per fare ricerca, e, infine, il diritto a partecipare ai momenti ed alle strutture in cui si assumono decisioni.

L’elemento guida che viene ribadito è quello della competenza scientifica che deve essere attestata in modo oggettivo e che deve costituire il criterio unico per l’assegnazione degli incarichi.

Molto spazio viene dato all’importanza della mobilità, sia tra paesi diversi, sia tra pubblico e privato, sia tra differenti settori e discipline: a tale scopo i paesi devono individuare gli strumenti per riconoscere l’attività svolta qualunque sia il rapporto giuridico del singolo ed in tutte le fasi della carriera, anche nel periodo iniziale di formazione, sia a livello di riconoscimento scientifico che in tutti gli aspetti pensionistici e in generale di welfare.

Si afferma esplicitamente che il periodo iniziale, identificato come dottorato e post dottorato deve avere una durata limitata (4 anni) e, anch’esso, deve godere di protezioni sociali.

L’instabilità viene vista come un problema per l’attività stessa e quindi deve essere evitata.

Il testo della raccomandazione è presente sul sito della Comunità Europea all’indirizzo http://europa.eu.int/eracareers/europeancharter mentre non è ancora stato posto sul sito del MIUR.

I punti che hanno maggior rilevanza politica sono:

1. La stabilità del posto di lavoro nell’ambito di qualunque realtà di produzione di ricerca, associata con i diritti di copertura sociale e previdenziale, è un valore ed una condizione necessaria per perseguire sia livelli di efficienza che di eccellenza. Esattamente l’opposto di ciò che questo governo sta proponendo in tutti i settori lavorativi a cominciare dal mondo della ricerca.

2. Il periodo di formazione per un ricercatore è il primo momento del suo percorso lavorativo, deve essere di durata limitata e godere di diritti. Il precariato lungo, diversificato, senza protezioni e senza futuro a cui oggi assistiamo non è in linea con le posizioni della Commissione Europea.

3. La partecipazione attiva agli organismi che assumono decisioni, accompagnata con garanzie dell’autonomia lavorativa, è un diritto di tutti coloro che svolgono attività di ricerca. La gerarchizzazione che si sta imponendo agli enti di ricerca violano i principi della Carta.

4. La competenza è l’elemento cardine per ricoprire ruoli e responsabilità: assegnazioni di incarichi con criteri politici, clientelari o comunque basati su rapporti fiduciari, come avviene in quasi tutti gli enti di ricerca, violano la Carta.

Come si può vedere siamo distanti anni luce dall’impostazione del Ministro Moratti che mentre ama richiamarsi alle linee europee se ne allontana sempre di più e, purtroppo, fa allontanare anche il nostro paese dall’Europa e dal suo sviluppo.

Roma, 22 Marzo 2005