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CNR. Il CdA riconosce la validità della rete scientifica dell’Ente. Nominati undici direttori di dipartimento

La nota del Coordinamento nazionale Cnr FLC Cgil

10/03/2006
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Nel corso della seduta dell’otto marzo u. s. il Consiglio d’amministrazione, contestualmente all’aggiornamento del Piano triennale, ha nominato il Consiglio scientifico generale gli undici direttori di dipartimento e ha deliberato la sostanziale conferma di 67 degli attuali Istituti dell’Ente. Per questi ultimi sarà avviata la procedura di selezione dei direttori in base alle modalità previste dai regolamenti.

Per quel che riguarda la rete scientifica, rileviamo innanzitutto che gli attuali Istituti sono stati riconosciuti, stando al comunicato stampa del Cnr, «strutture di ricerca di elevata qualificazione», aventi «capacità di ricerca complessiva adeguata» e in grado di «consentire una cooperazione con analoghe strutture di livello internazionale».

È confermata, per l’ennesima volta, la validità della rete scientifica dell’Ente nel suo complesso, come persino il commissario governativo, al termine del proprio mandato, riconobbe.

Per quel che ci riguarda ciò non rappresenta affatto una novità.

Da sempre confidiamo nella potenzialità dell’Ente e crediamo che la sua presunta crisi derivi più che altro dall’incapacità del Governo di compiere le scelte che avrebbe dovuto compiere.

Così, in luogo di individuare le priorità in sede di programmazione economica e finanziaria, l’esecutivo s’è lanciato in esercizi impropri e, negli ultimi cinque anni, l’intero settore s’è ritrovato sotto tiro, con assetti e geografie ridefiniti per decreto.

Il Cnr, al centro del processo, ha così subito un ulteriore processo di riordino, il cui decreto dispone, tra l’altro, di rivedere la rete scientifica per conseguire la «focalizzazione delle missioni», la «concentrazione delle risorse su dimensioni adeguate (…) per garantire un’adeguata massa critica».

A più di due anni e mezzo dall’entrata in vigore del decreto, l’organo di governo nominato dallo stesso esecutivo che ha predisposto la riforma si ritrova a sancire che oltre l’ottanta per cento del personale di ricerca opera già in istituti che, complessivamente, offrono «una capacità di ricerca complessiva adeguata»!

Ne deriva nuovamente la pericolosità delle azioni messe in campo dal Governo e dalla Moratti. Se consideriamo la consistente diminuzione dei finanziamenti, il quadro, per così dire, si semplifica: l’indicatore più obiettivo dello stato di salute dell’Ente, rete scientifica compresa, è semplicemente la stessa capacità di sopravvivenza.

Riteniamo necessario, per l’immediato futuro, l’adozione di una prassi che conduca l’Ente fuori delle logiche di tipo emergenziale che hanno caratterizzato l’operato dei vertici. Ogni ulteriore operazione di riassetto della rete deve aver luogo prevedendo, oltre che un adeguato livello di confronto con la comunità scientifica, anche il pieno coinvolgimento del Consiglio scientifico generale.

A tutt’oggi, i segnali ricevuti in tal senso dal Presidente e dal Consiglio d’amministrazione sono stati tutt’altro che confortanti.

Roma, 10 marzo 2006

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