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Enti di ricerca e riforma Testo Unico pubblico impiego: servono risorse per stabilizzare i precari e passare dalle parole ai fatti

Avviata l’interlocuzione con il MIUR. Il resoconto della riunione del 4 aprile con i sindacati.

07/04/2017
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Si è tenuto il 4 aprile 2017 l’incontro richiesto da FLC CGIL, FIR CISL, UIL RUA e ANPRI con il capo di gabinetto Bono del MIUR, sulle specifiche tematiche di interesse degli enti pubblici di ricerca in relazione alla discussione sulla revisione del Testo Unico sul pubblico impiego di cui, com’è noto, s’è avviato l’iter di modifica, a seguito della specifica delega prevista dalla cosiddetta riforma Madia. La delegazione di parte pubblica, nell’aprire la discussione ha fatto presente di essere interessata ad approfondire le specifiche tematiche degli enti pubblici di ricerca, in tema di riforma della pubblica amministrazione per le quali si ritiene di dover intervenire al fine di rendere esigibile e meglio praticabile la riapertura della stagione contrattuale.

Questo, diciamo noi, anche alla luce delle attese novità introdotte dal protocollo d’intesa del 30 novembre scorso, con il quale il governo si è impegnato con le organizzazioni sindacali confederali a modificare il Testo Unico, al fine di favorire il riequilibrare a favore del contratto e della contrattazione, rispetto al rapporto tra legge e contratto.

A vario titolo le posizioni espresse dai sindacati avevano molti tratti in comune. In particolare la FLC CGIL ha sottolineato l’importanza della discussione rispetto al nudo cruciale della stagione del rinnovo contrattuale e il ruolo che il MIUR può svolgere nel lavoro di ridefinizione del DLgs 165/01 e del 150 ad esso collegato. In particolare si è sottolineato come sul tema della valutazione, non è immaginabile tenere in piedi più sistemi di valutazione, sottoposta a normative diverse e che interessano pezzi diversi di lavoratori: basta pensare alla coesistenza dei sistema di valutazione della performance e degli OIV e quella valutativa dell’ANVUR a cui dovrebbe spettare il compito, rimandato a successivi dpcm, di dettare le line guida per la performance dei ricercatori e tecnologi. Appare pertanto naturale scorporare gli enti pubblici di ricerca, ai quali ancora da ultimo il DLgs 218/2016 ha riconosciuto più autonomia e rimandato all’ANVUR la materia della valutazione anche per gli enti non vigilati dal MIUR, dalla valutazione del resto della PA, così come già avvenuto per il sistema scolastico, e rimandare ad un a più compiuta e coerente trattazione della materia.

Sul DLgs 150 si è fatto presente come siano inaccettabili altre imposizioni precostituite agli ambiti della contrattazione, come le carriere, per le quali si prevede che, oltre ad essere selettive, dovranno essere riservate ad un numero ristretto di personale, senza tenere conto delle peculiarità degli enti. Oppure che il reiterato giudizio negativo per tre volte negli ultimi 5 anni sulla valutazione della performance individuale, possa costituire elemento utile ai fini del licenziamento disciplinare del dipendente.

Più in generale nel testo del DLgs 165/01, dove si riscontrano avanzamenti nel senso di aver reintrodotto la possibilità di modificare la legge a vantaggio del contratto, come nel caso dell’art. 2 comma 2, si registrano poi però veri e propri passi indietro, come ad esempio per le forme di partecipazione. le materie dell’organizzazione e quelle della contrattazione, dove si reintroducono di fatto gli attuali divieti di intervento sulle questioni che interessano i rapporti di lavoro all’interno delle pubbliche amministrazioni, tipo le implicazioni dei processi di riorganizzazione sulle condizioni di vita di lavoro, come nel caso della micro-organizzazione. Una conferma del quadro attuale inaccettabile.

Si è chiesto di estendere, così come già previsto per altri soggetti della pubblica amministrazione, la possibilità di superare il limite alla crescita dimensionale dei fondi di salario accessorio, al momento bloccati al 2016, se in presenza di un’amministrazione sana e accorta dal punto di vista del bilancio o in presenza di risorse provenienti da attività di contro terzi. Ciò anche alla luce delle novità introdotte dal DLgs 218/16 che introduce la norma a budget per la programmazione delle proprie attività.

Superare il riferimento alla “quota prevalente” di salario accessorio da destinare al salario di performance, per la quale andranno destinate ulteriori risorse. Non possono essere utilizzate risorse già destinate ad altre scopi.

Per quanto riguarda il lavoro flessibile si è chiarito che le norme di stabilizzazione dovranno riguardare anche gli assegni di ricerca, essendo personale selezionato con concorso pubblico, il cui sbocco può essere chiaramente identificato all’interno dell’ordinamento professionale degli enti pubblici di ricerca. Questa soluzione non può più essere rinviabile e va colto il momento storico per sanare una ingiustizia che non ha più nessuna ragione di esistere. Inoltre le norme di stabilizzazione devono diventare più esigibili, ovvio che c’è un problema di risorse, ma occorre che anche il MIUR faccia il suo lavoro di sostegno nei confronti degli enti, ma anche degli altri ministeri che hanno vigilanza sugli epr, per una lettura più favorevole, a partire dalla possibilità offerte dal DLgs 218/16, per quanto riguarda la norma a budget e le risorse utilizzabile ai fini delle assunzioni di origine diversa dai Foe, già a partire dal triennio in corso 2017-2019. In questo senso analogo impegno dovrà essere finalizzato a destinare risorse aggiuntive per le stabilizzazioni, coerentemente con gli impegni dichiarati dal governo in sede di revisione del Testo unico sul pubblico impiego. Al riguardo occorre garantire il mantenimento in servizio del personale precario, fino all’avvenuta stabilizzazione, ed intervenire sul meccanismo dei requisiti per consentirne l’estensione anche a chi è stato in servizio, che abbia maturato o maturerà i tre anni anche presso altre pubbliche amministrazioni dello stesso comparto, e con diverse tipologie contrattuali flessibili.

Occorre salvaguardare infine per gli enti pubblici di ricerca la possibilità di utilizzare la contrattazione integrativa come strumento per prorogare i contratti a tempo determinato in scadenza, in deroga alle norme di legge, così come previsto dalle normative vigenti.

È stato inoltre sollevato il tema delle sanzioni disciplinari, che anche esse dovranno essere ricondotte nell’alveo del CCNL.

Infine si è richiamata la necessità che in sede di emanazione dell’atto di indirizzo per il rinnovo del contratto dell’Istruzione e Ricerca, ci si orienti alla salvaguardia delle specificità del settore ricerca (che dovrà riguardare il personale di ricerca presente in altre Enti come ANPAL e INAIL)  e dei Ricercatori e tecnologi, anche tenendo conto delle novità in tal senso introdotte dal DLgs 218/16 in termini di autonomia, di riconoscimento della carta dei ricercatori, partecipazione e recepimento dell’european framework for research careers.

Nella replica la Bono ha fatto presente che, essendo alcune delle richieste avanzate di interesse generale per tutta la pubblica amministrazione, da parte del MIUR non ci sarebbe stato nella direzione della loro soluzione. Si è pertanto soffermata sulle questioni più specifiche, invitando le organizzazioni sindacali ad un lavoro “comune” per individuare le soluzioni più opportune ai problemi posti.

Il tema più rilevante è stato quello degli assegni di ricerca per i quali il MIUR ha rappresentato la volontà di andare ad una soluzione, sollecitando in tal senso una posizione sindacale unitaria. Condivide anche la richiesta di “deroga” per gli epr dal sistema di valutazione della performance e la necessità di trovare una soluzione per il rinvio ad una specifica trattazione.

Problema difficile, quello della disomogeneità contrattuali per le quali si dovrà lavorare con oculatezza sul tema delle sezioni contrattuali. Tema complesso su cui sarà necessario un approfondito lavoro di “scavo” sulle storie contrattuali dei vari comparti, che sono alla base delle differenze oggi esistenti.

Ha comunque confermato la volontà del ministero di lavorare per il triennio alle stabilizzazioni del personale precario degli epr e sollecitato l’invio di documenti unitari da sottoporre all’attenzione della Ministra.

Nel corso dell’incontro si è inoltre appreso che sono in corso di emanazione le linee di indirizzo per i PTA in base alle quali gli epr potranno dare corso ai loro piani di fabbisogno e procedere con i rispettivi PTA previsti dal 218/2016. Le linee in questo caso riguarderanno solo gli enti vigilati MIUR in quanto, come prevede la norma, ogni Ministero vigilante sarà chiamato a dare le sue linee guida per i PTA dei rispettivi enti vigilati. C’è stata per questo una sollecitazione da parte del MIUR nei confronti del MISE per quanto riguarda il PTA predisposto dall’ENEA. È stata sollecitata la costituzione della Consulta dei Ricercatori e Tecnologi prevista dal DLgs 218/16, per il quale il Miur sta procedendo all’emanazione di un decreto specifico, sul qual abbiamo richiesto un confronto preventivo. Si è infine appreso di una “conflitto” istituzionale in atto fra il MIUR e il MEF su come interpretare la norma a budget, rispetto alle risorse che possono essere utilizzate, fra quelle variabili, ai fini delle assunzioni: segno evidente di un “scontro” con il MEF su come leggere la norma, vero collo di bottiglia e vero vigilante degli epr. Su questo abbiamo sollecitato il MIUR a porsi come soggetto trainante anche nei confronti degli altri ministeri che vigilano sugli EPR, per un’azione più efficacie nei confronti del MEF e consentire l’applicazione di quanto previsto dal DLgs 218/16 in termini di fabbisogno.

Dall’incontro è emersa la necessità di lavorare, nei confronti del MIUR, prevalentemente sulle specifiche questioni di settore in materia di revisione del TU e della 150. Ma appare evidente che per la FLC CGIL il tema prevalente è quello delle risorse, senza le quali non si potrà dare alcuna prospettiva reale di soluzione al problema del precariato, alle legittime aspettative per un rinnovo contrattuale dignitoso, ne rilanciare in maniere seria il sistema degli enti pubblici di ricerca, strozzati da troppo tempo dalla sistematica riduzione di risorse ordinarie. Se non saranno date risposte alle questioni poste, non ci sarà altra strada che la mobilitazione dei lavoratori del settore.