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Appello ai Docenti universitari ed ai Ricercatori e Tecnologi degli EPR iscritti allo SNUR-CGIL

La bozza di Legge Finanziaria 2002 presentata dal Governo contiene una serie di norme che intervengono pesantemente sugli assetti dell’Università e degli Enti di ricerca, sia direttamente, sia ponendo le premesse per potenziali interventi successivi.

30/10/2001
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Ai Docenti Universitari

ed ai Ricercatori e Tecnologi degli EPR

iscritti allo Snur Cgil

La bozza di Legge Finanziaria 2002 presentata dal Governo contiene una serie di norme che intervengono pesantemente sugli assetti dell’Università e degli Enti di ricerca, sia direttamente, sia ponendo le premesse per potenziali interventi successivi. In primo luogo si rileva un consistente taglio di risorse finanziarie: l’adeguamento del Fondo di finanziamento ordinario dell’Università per il 2002 è inferiore all’evoluzione naturale dei costi, mentre per gli anni successivi sono previsti addirittura importi inferiori in valore assoluto al 2001; i fondi della ricerca ex-40% sono dimezzati, passando da circa 300 a 160 mld.; il fondo per la ricerca di base, istituito lo scorso anno con un primo finanziamento di 90 mld. è completamente sparito; tagli addirittura più consistenti riguardano i finanziamenti alla ricerca applicata. Viene ridotto il finanziamento a tutti gli Enti di ricerca, sia riducendo di 100 mld. il fondo unico della L. 204/98, che finanzia gli enti maggiori, sia con tagli diffusi all’insieme degli enti. Abbiamo tra l’altro appreso, extra finanziaria, che il Ministero ha bocciato il Piano triennale del CNR, inibendo la funzione di microagenzia, che come è noto, contribuiva al finanziamento anche del sistema universitario. Il quadro che si delinea è dunque di un ripiegamento consistente e generalizzato di tutte le fonti di finanziamento, con le prevedibili conseguenze sull’attività di ricerca pubblica e sullo stesso funzionamento ordinario degli Atenei e degli Enti.

L’art. 19 consente al Governo, attraverso regolamenti, e senza interventi legislativi, di procedere a privatizzazioni o trasformazione in fondazioni private o soppressione delle Amministrazioni pubbliche, senza alcun vincolo relativo alle funzioni svolte; questa norma potrebbe consentire un intervento immediato sugli Enti di ricerca. Nelle settimane scorse numerosi articoli sui quotidiani hanno ad esempio già ipotizzato come possibili obiettivi il CNR e l’Istat. Sull’Università, oltre che sugli Enti, può invece intervenire l’art. 20, che dispone una forte esternalizzazione delle funzioni, anche qui senza vincolo alcuno, neppure inerente all’attività istituzionale, talché anche segmenti di didattica e ricerca potrebbero essere svolti al di fuori degli Atenei.

L’art. 12 dispone il blocco totale del reclutamento pubblico per il 2002, con eccezione della docenza universitaria, blocco che è destinato ad incidere in modo significativo sia sul personale di ricerca non universitario, sia sul personale tecnico-amministrativo dell’Università per il quale, come è noto, si pone seriamente il problema di incoraggiare il rinnovo delle risorse umane. Proprio nel momento in cui più acuta è la necessità di un intervento straordinario di reclutamento, che consenta l’immissione di risorse umane fresche, vengono invece bloccate le assunzioni, comprese quelle dei concorsi già in corso di espletamento. Pensiamo ai giovani, ai dottorandi, a coloro che da anni attendono, lavorando a diverso titolo all’interno delle nostre istituzioni, di potere consolidare la propria condizione lavorativa. Anche sul piano dell’immagine, a fronte della spesso ricordata "fuga dei cervelli", è una scelta che va in totale controtendenza con le necessità del sistema.

Il problema generale, poi, che investe l’intero settore pubblico è l’assoluta inadeguatezza delle risorse per il rinnovo dei contratti 2002-2003, che non copre neppure l’inflazione reale, mettendo in discussione gli accordi che hanno in questi anni sostenuto e difeso la struttura della contrattazione, rispetto alla quale si afferma l’esplicita volontà di un potere di intervento dell’Esecutivo volto a limitare l’autonomia negoziale delle parti.

Le norme brevemente descritte vanno lette in parallelo con la presentazione del "Libro bianco" del Ministro Maroni, che ha al centro un progetto di destrutturazione integrale del mercato del lavoro, di introduzione di flessibilità estreme, di demolizione della contrattazione collettiva e delle norme sulla rappresentanza.

Anche nei nostri settori si afferma dunque una linea fondata sull’indebolimento dell’intervento pubblico a favore di una logica tesa a privilegiare il privato; il ritrarsi del pubblico dai settori dell’alta formazione e ricerca pone per un verso seri problemi di garanzia di funzioni istituzionali cruciali, dall’ambiente, alla sanità, all’informazione; e per altro verso sposta verso il mercato privato, di eccellenza o meno, le funzioni dell’alta formazione. Né si può invocare, per quanto riguarda la ricerca, la supposta maggiore efficienza del privato poiché, come è noto, il gap storico che separa il nostro sistema dagli altri sistemi nazionali riguarda in primo luogo il basso contributo del privato alla ricerca italiana: In Italia, in molti settori cruciali, la ricerca, soprattutto quella di base, o la fa il pubblico, oppure semplicemente non si fa.

Per tutte queste ragioni, a seguito di confronti con il Governo che non hanno prodotto risposte adeguate sui problemi aperti, tutte le categorie pubbliche di CGIL-CISL-UIL hanno indetto scioperi nazionali sulla Finanziaria, ritenendo che le ragioni di preoccupazione siano davvero di grande portata, e avviando contemporaneamente i contatti con le forze politiche e parlamentari utili ad ottenere emendamenti al testo. Le categorie dell’Università e della Ricerca sciopereranno il 12 novembre per l’intera giornata; consapevoli della tradizionale difficoltà della docenza universitaria e di ricercatori e tecnologi ad aderire ad azioni di sciopero, riteniamo di chiedervi in questa circostanza uno sforzo particolare per sostenere e partecipare allo sciopero, e rendere visibile un dissenso diffuso, anche alla luce del fatto che sono in gioco, a nostro avviso, non solo questioni relative alla tutela degli interessi diretti dell’insieme o di parti del mondo del lavoro, ma scelte politiche ed organizzative che investono il cuore delle nostre istituzioni, la loro natura ed il ruolo che rivestono nell’interesse dell’intero Paese.

Vi segnaliamo inoltre, tra le azioni di pressione, che circolano prese di posizione ed appelli sui temi in oggetto, promosse dall’interno della comunità scientifica, e alle quali riteniamo opportuno aderire, non in quanto organizzazione, ma invitando iscritti, simpatizzanti, e più in generale quanti condividono nella comunità scientifica ed accademica le preoccupazioni espresse, a sottoscrivere. Uno di questi appelli sarà ospitato anche sul nostro sito, e ci faremo carico di veicolarlo verso l’opinione pubblica e i destinatari. Ringraziandovi per la vostra attenzione, e confidando in una positiva risposta allo sciopero, vi invio i migliori saluti.

Il Segretario Generale CGIL-SNUR

30 ottobre 2001