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Siena, documento dell'Assemblea pubblica "Chi difende l'Università?"

L'assemblea si è svolta il 25 luglio e ha prodotto un documento che è possibile sottoscrivere on line

29/07/2008
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Venerdì 25 luglio, si è svolta l'Assemblea pubblica "Chi difende l'Università? presso l'Aula Magna Storica del Rettorato dell'Università degli Studi di Siena. L'iniziativa promossa dalla FLC Cgil ha visto l'adesione di CISL Università, UIL PA-UR, CONFSAL CISAPUNI e CISAL.

All'incontro hanno partecipato numerosi rappresentanti dell'intera comunità universitaria dei sue Atenei senesi, oltre al Presidente della Provincia Fabio Ceccherini, all'assessore Lorenzo Garibaldi per il Comune di Siena, ai segretari provinciali di CGIL, CISL e UIL, e al segretario nazionale della FLC Cgil Marco Valerio Broccati.

L'assemblea si è conclusa alle ore 14, dopo quattro ore di lavori e ha prodotto un documento, sintesi degli interventi, che può essere sottoscritto inviando una mail a flcgil@unisi.it o un commento al sito della FLC Cgil delle Università di Siena.

Roma, 29 luglio 2008
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Assemblea pubblica "Chi difende l'Università?"

La comunità universitaria dei due Atenei senesi, riunita in Assemblea pubblica il 25 luglio 2008, esprime netta contrarietà ai recenti provvedimenti governativi su Università e Ricerca.

La riduzione dei finanziamenti, il blocco del turn over, gli espliciti intenti di privatizzazione, l'attacco ai diritti degli studenti, dei docenti e dei tecnico-amministrativi (senza contratto da oltre 31 mesi e con retribuzioni insufficienti), produrranno il progressivo svuotamento degli Atenei, l'impossibilità per un'intera generazione di giovani e di precari di entrare nei ruoli dell'Università, difficoltà per gli studenti di accedere alla formazione universitaria a causa dell'aumento delle tasse e delle crescenti barriere formali e sostanziali.

La possibile alienazione del patrimonio delle Università come scelta imposta per far fronte alla mancanza di finanziamenti così come la diminuzione dei servizi agli studenti e il rischio della perdita dell'autonomia penalizzano gli Atenei, già oggetto di pesanti tagli. In una parola, scomparirà l'Università italiana come luogo pubblico di ricerca, di creazione e di trasmissione della conoscenza come bene comune. Sarà cancellato il ruolo dello Stato nell'alta formazione, sancito e garantito dal titolo V della Costituzione.

Il popolo della Scuola, dell'Università, della Ricerca, i professori e ricercatori, il personale tecnico e amministrativo, gli studenti, non possono assistere inerti allo scempio che le misure già varate dal Governo e quelle in via di approvazione produrranno sull'Università pubblica.

L'assemblea:

  • invita gli Atenei a sospendere l'avvio del prossimo anno accademico, informando e discutendo con gli studenti e con il personale tutto adeguate forme di mobilitazione;

  • invita le Università a non approvare i propri bilanci preventivi in mancanza delle adeguate risorse economiche;

  • preannuncia, a partire da settembre, un calendario di iniziative di mobilitazione nazionali e locali, per preparare una seconda manifestazione nazionale e arrivare, se necessario, allo sciopero di tutte le componenti universitarie e alla sospensione di ogni attività didattica;

  • invita tutti i lavoratori e gli studenti delle Università a mobilitarsi congiuntamente, nella consapevolezza della gravità della situazione attuale e delle prospettive future.

Motivi che ci spingono a difendere un'Università che privilegi il sapere e la conoscenza e che ci fanno chiedere ai nostri due Atenei che emerga un impegno politico chiaro nel non perseguire, specie senza confronti, l'operazione di trasformazione delle Università in Fondazioni Universitarie.

Infatti siamo convinti che solamente conservando e valorizzando il ruolo pubblico del nostro sistema universitario si possa promuovere sul nostro territorio uno sviluppo locale plurale capace di coniugare il Parco scientifico sulle Biotecnologie con i distretti culturali.

Oggi, in un tempo in cui la privatizzazione sembra essere la parola magica con la quale ogni problema diventa un'opportunità, andrebbe riconsiderata proprio la natura pubblica della funzione nella sua proiezione sociale.

Negli anni passati ci siamo dovuti ergere più d'una volta, quasi tutti noi, a difesa di questa natura pubblica. Altre volte, forse, abbiamo commesso errori; di certo, qualche volta siamo arretrati di fronte alle difficoltà del cambiamento. Ma proprio perché abbiamo vissuto in prima linea possiamo permetterci, come singoli e come sistema, di sostenere che l'Università è e deve continuare ad essere pubblica perché essa è il luogo nel quale il nostro presente si declina al futuro. E lo dobbiamo fare, cambiandola ma anche difendendola, perchè il futuro non può costituire oggetto di appropriazioni.

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