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#liberidinsegnare #liberidimparare, la FLC CGIL Catania parteciperà venerdì 24 maggio a Palermo

Ieri pomeriggio partito il flashmob #Teacher Pride #sospendiancheme per la difesa della libertà di insegnamento durante la presentazione di un libro al chiostro di via Crociferi

22/05/2019
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Anche la FLC CGIL Catania parteciperà venerdì 24 maggio a Palermo all’iniziativa nazionale con una grande assemblea aperta ed una fiaccolata, indetta dai sindacati FLC CGIL, CISL FSUR, UIL Scuola, SNALS Confsal e GILDA UNAMS per esprimere la solidarietà e vicinanza alla professoressa Rosa Maria dell’Aria, insegnante di italiano dell’istituto industriale Vittorio Emanuele III di Palermo, sospesa  per due settimane dall’Ufficio provinciale scolastico perché non avrebbe «vigilato» sul lavoro di alcuni suoi studenti che, durante la Giornata della memoria, avevano presentato un video nel quale accostavano la promulgazione delle leggi razziali del 1938 al “decreto sicurezza” del ministro dell’Interno Matteo Salvini.

E intanto, ieri pomeriggio a Catania, nel Salone Russo della CGIL di via Crociferi durante la presentazione del libro “Le Stanze del Piacere” della professoressa Giovanna Nastasi, è partito il flashmob, lanciato al mattino sui social dagli insegnanti di un istituto di Ostia, Roma, e come in tutta Italia, i tanti partecipanti, armati di cartelli e Costituzione, hanno dato lettura degli articoli 21 e 33 della nostra Carta Fondamentale. 

“Il caso dell’insegnante dell’Aria diventa il caso di tutti, perché è stato punito l’intero sistema scolastico, nella sua libertà di educare e istruire, nella sua autonomia di pensiero, nella sua capacità di insegnare la realtà del mondo – commenta il segretario generale della FLC CGIL Catania Tino Renda – È stata colpita tutta la comunità scolastica, non solo quella dell’istituto di Palermo”.

La scuola pubblica italiana è al centro, ormai da tempo, delle attenzioni di certa politica. Talvolta si è intervenuti in modo manifesto e trasparente, e talvolta lo si è fatto in modo subdolo. Negli anni scorsi, si è tentato di trasformare le nostre scuole in aziende in competizione l’una contro l’altra, affidando ai dirigenti scolastici il ruolo degli “sceriffi”. Poi si è tentato di screditare la scuola pubblica usando il bilancio dello Stato, attraverso tagli continui alle risorse, finanziarie e umane. Oggi, infine, assistiamo alla chiusura del cerchio: quando la Digos entra in una scuola vuol dire che l’esercizio del controllo è divenuto poliziesco e repressivo, suscitando negli studenti il terrore di uscire dal “pensiero unico” e di interpretare liberamente la realtà nella quale vivono.

“Allo stesso tempo vogliamo esprimere forte preoccupazione per la più complessa vicenda che riguarda un’insegnante di Scordia, in provincia di Catania – ricorda Renda –sospesa dopo la poco chiara denuncia di una mamma che l’ha accusata di aver dato uno schiaffo al figlio di terza elementare, additando la stessa docente di essere una comunista, dai temi di insegnamento politicizzati”. “Ora aldilà del provvedimento disciplinare del dirigente scolastico da cui non si evince effettivamente quest’ultima parte – precisa Renda –  vogliamo comunque sollevare il problema di come il rapporto docente-discente sia diventato molto fragile, di come il ruolo e le prerogative dell’insegnante siano messe a repentaglio”. “Vale la pena ricordare come la libertà di insegnamento sia un bene fondamentale e indispensabile in ogni società democratica – sottolinea –  Spirito critico, capacità di analisi e di lettura dei fatti del mondo, sono gli obiettivi che gli studenti dovrebbero raggiungere nel loro percorso di studi per l’esercizio di una cittadinanza attiva – conclude il segretario Renda – Una prerogativa che la nostra Costituzione affida, appunto, alle scuole e ai docenti”.

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