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Centro Ricerche Enea Brindisi: un passo in avanti e uno indietro. Ancora una occasione persa

Dopo gli ostacoli a partecipare a bandi regionali, impedita la possibilità di dottorati congiunti ENEA-Università del Salento per dipendenti ENEA.

06/06/2017
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Si è tenuto da poco un incontro con le organizzazioni sindacali territoriali. Ma resta alta l’attenzione dei dipendenti del centro di Brindisi. L’incontro richiesto, ma ottenuto solo dopo due mesi e mezzo, aveva trovato come spunto motivante l’impossibilità decisa dal “Centro Direzionale” romano di partecipare a bandi ricerca della Regione Puglia alla portata di un centro di eccellenza come quello ENEA di Brindisi. Sembrava, comunque nell’incontro che si fosse capito che non c’era nulla di strumentale nelle richieste delle organizzazioni sindacali regionali e provinciali, le quali  non possono certo rimanere passive circa un eventuale declassamento anche di ruolo di un centro come quello di Brindisi.

Le organizzazioni sindacali nazionali preannunciano nel loro comunicato dopo il presidio del 30 maggio al MISE un imminente sblocco del piano assunzionale. Ritorneremo sul tema. Per forza. Quando si lascia ancora a casa una assegnista di ricerca con oltre cinque anni di attività e poi su quanto emerso nell’incontro col Dipartimento stanno venendo alla luce inesattezze circa le giustificazioni date sul processo assunzionale che il Dipartimento intende assegnare per Brindisi, cioè zero ricercatori, su oltre cento laureati previsti per l’ENEA nel 2017.

Qui vogliamo parlare del fatto che ancora una volta un’iniziativa interessante partita da un centro di ricerche ENEA meridionale viene bloccata senza addurre un vero motivo. È sfumata, infatti, la possibilità di avviare già dall’anno accademico 2017/2018 una convenzione con l’Università del Salento per posti di dottorato senza borsa riservati a dipendenti ENEA.

L’iniziativa partita da alcuni dipendenti del Centro di Brindisi mirava a stipulare una convenzione con UNISALENTO per corsi di dottorato congiunto. Seguendo un approccio per gradi, l’iniziativa si sarebbe articolata in più fasi la prima delle quali prevedeva la stipula di una convenzione per due posti di dottorato senza borsa da riservare ad altrettanti dipendenti ENEA. In un secondo momento si sarebbe arrivati a una convenzione più consistente per l’attivazione di borse di dottorato congiunto per aprire, quindi, la strada alla stipula di convenzioni più ampie per la condivisione di strumentazione scientifica. Dopo un lavoro di consultazioni e affinamenti successivi durato alcuni mesi, che ha coinvolto inizialmente anche l’unità ENEA preposta ai rapporti con le università (ANTRUN), agli inizi di maggio di quest’anno appariva il documento che sarebbe stato portato in discussione al Consiglio di Dipartimento di Ingegneria dell’Innovazione dell’Università del Salento. Il documento prevedeva una prima attivazione di due posti di dottorato riservati a dipendenti ENEA su tematiche tecnologiche di interesse comune. La bozza di convenzione non prevedeva alcun impegno anticipato di spesa da parte dell’ENEA verso l’università, a copertura delle spese di gestione; l’ENEA si sarebbe soltanto fatto carico di eventuali costi di missione previsti dal corso di dottorato, qualora ci fosse stata copertura finanziaria idonea, in base ai progetti attivi al momento di fare le eventuali suddette missioni.

Di fronte a tutto ciò diventa davvero difficile capire il motivo per cui il Dipartimento Sostenibilità dei Sistemi Produttivi e Territoriali, che è il Dipartimento prevalente presso il Centro di Brindisi, abbia fatto marcia indietro impedendo di portare in discussione all’organo collegiale universitario il documento approntato in modo congiunto. La motivazione fornita è assolutamente generica: data l’importanza dell’argomento e l’interesse simile che potrebbe sorgere in altre sedi ENEA con altri atenei è necessario del tempo per approfondire la questione! Il paradosso che proprio l’Università salentina era stata oggetto di una visita del Presidente Mattarella appellandosi in quella sede a rimuovere ogni ostacolo per incoraggiare la ricerca nel Mezzogiorno! Detto fatto! Ogni iniziativa anche minima va scoraggiata! In altre parole, il buon senso avrebbe suggerito di non essere  capovolto. Nessuna pretesa di validare un modello in altre sedi ENEA e in altri Dipartimenti. Ma non si può bloccare  tutto per un preteso approfondimento al fine di produrre una convenzione nazionale, le cui complicazioni sono così facilmente immaginabili, da far apparire a chiunque l’intenzione velleitaria.

Il titolo di dottorato è valido a livello internazionale, come internazionale è il contesto a cui chi fa ricerca si rivolge. È semplicemente paradossale che un ente pubblico di ricerca frustri la volontà di studio e legami ad università regionali che potevano avere ricadute positive per l’ente, senza comportare costi vivi da parte dell’amministrazione. A qualcuno già viene da pensare che al Dipartimento Sostenibilità dell’ENEA interessino i dottorandi di ricerca solo in quanto forza lavoro non tutelata e più conveniente rispetto a un assegno di ricerca, visto che pure quello costa troppo. Poi ci sono tutti i discorsi ufficiali sul ruolo nobile di un ente di ricerca per la promozione culturale del proprio paese.

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