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Precari: il Tribunale di Urbino accoglie le nostre richieste

Ancora dei pronunciamenti favorevoli per la nostra vertenza nazionale contro la reiterazione di contratti a tempo determinato.

06/04/2012
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A cura della FLC CGIL Pesaro e Urbino

La FLC CGIL ha deciso di promuovere sin dal 2010 la vertenza nazionale contro la reiterazione di contratti a tempo determinato a favore del personale precario in servizio nei settori pubblici della conoscenza con almeno tre anni di servizio, al fine di ottenere la trasformazione del rapporto di lavoro da tempo determinato a tempo indeterminato.

"Nei ricorsi promossi nel nostro territorio provinciale - dichiara Lilli Gargamelli, Segretaria generale FLC CGIL Pesaro e Urbino - abbiamo chiesto anche il riconoscimento degli scatti di anzianità e il risarcimento del danno perché i lavoratori hanno subìto ingiustamente una condizione di lavoro e un trattamento peggiore rispetto a quelli che gli sarebbero spettati".  La FLC ha tutelato i lavoratori di tutti i comparti della conoscenza che insistono sui tribunali di Urbino e di Pesaro con rapporto di lavoro a tempo determinato che da 3 anni (36 mesi) occupano posti liberi e hanno i requisiti previsti per l'accesso al pubblico impiego (ad es. l'abilitazione per i docenti di scuola, inserimento nelle graduatorie nazionali per AFAM).

"Ora - prosegue Lilli Gargamelli - sono arrivati i primi pronunciamenti positivi anche nel nostro territorio. Di grande aiuto è stata la giurisprudenza europea che condanna il ricorso a contratti a tempo determinato non per esigenze temporanee, ma per coprire buchi di organico, ed è proprio qui che si ravvisa l'abuso dello strumento contrattuale utilizzato".

Le 27 sentenze del Tribunale di Urbino, accogliendo le richiesta formulate dal legale incaricato dalla FLC CGIL, sanciscono, in attuazione della direttiva 1999/70/CE relativa all'accordo quadro sul lavoro a tempo determinato, la funzione centrale del contratto di lavoro a tempo indeterminato e il divieto di utilizzo continuativo del contratto a termine come strumento di "precarizzazione" del mercato del lavoro, riconoscendo ai lavoratori un indennizzo economico pari a 12 mensilità e gli scatti di anzianità.