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Anche l'Università Politecnica delle Marche dice NO al DL 112/08

Proseguono le iniziative negli atenei italiani.

28/07/2008
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Le iniziative di mobilitazione negli atenei

Nell'assemblea del 18 luglio scorso, che ha visto una grande partecipazione di tutto il personale dell'Università, assieme alla componente degli studenti è stato approvato all'unanimità un documento unitario, che pubblichiamo di seguito, per ribadire la gravità dell'attacco a tutti i comparti della conoscenza.

Il documento, elaborato dalle RSU ed Organizzazioni sindacali, è stato predisposto come preparazione e riflessione all'assemblea che si è svolta presso la Sala del Rettorato, con Marco Broccati, della Segreteria nazionale FLC Cgil e Claudio Amicucci, della Segreteria nazionale UIL PA-UR. Su tale documento tutta l'assemblea ha espresso un forte consenso.

All'assemblea erano presenti le varie componenti dell'Ateneo Dorico, quali personale tecnico amministrativo, docente, studenti (Associazione Gulliver) e ricercatori, e tutti hanno concordato sulla necessità di intraprendere azioni unitarie del mondo accademico per salvaguardare diritti e beni comuni dei lavoratori e dell'utenza universitaria.

Roma, 28 luglio 2008
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Documento delle RSU e Organizzazioni sindacali dell'Universit à Politecnica delle Marche

Lo scorso 25 giugno, nel silenzio assordante dei mass media, il governo Berlusconi con un decreto legge,un atto che dovrebbe essere emanato solamente in caso di necessità ed urgenza, ha deciso di stravolgere i diritti e gli stipendi dei lavoratori, un attacco profondo alla stessa pubblica amministrazione attuata con una furore ideologico degno di ben altri scopi. Il tutto in assenza di qualunque reale confronto con le parti sociali.

Nella sostanza una riforma che stravolge totalmente i diritti dei lavoratori, pubblici e privati, riduce ulteriormente la capacità di ricerca e di formazione del nostro paese, regala a qualche speculatore i beni pubblici (vedi le c.d. politiche per la casa), riduce pesantemente il nostro corpo insegnanti, riduce ulteriormente i fondi per le nostre università ( -455 milioni di euro nei prossimi 5 anni) cercando, con un semplice pronunciamento del Senato accademico e con il parere dei Ministeri competenti, di privatizzare l'intero sistema universitario ( trasformazione delle Universit à in fondazioni). L'utilizzo di un decreto legge per una riforma di tale portata, lo ricordiamo, non ha alcun precedente nella storia repubblicana.

Vediamo in particolare alcuni punti salienti che riguardano le università.

Meno soldi per tutti con la riduzione dei fondi disponibili per la contrattazione integrativa.

Viene profondamente intaccato il salario accessorio; infatti a decorrere dall ' anno 2009, l ' ammontare complessivo dei fondi per il finanziamento della contrattazione integrativa non pu ò eccedere quello previsto per l ' anno 2004 ridotto del 10 per cento.

Nella sostanza viene profondamente messa in discussione la stessa funzione della contrattazione integrativa creando i presupposti per ulteriori riduzioni della retribuzione complessivamente percepita.

Nel frattempo la definizione all ' 1,7% dell ' inflazione programmata, di molto al di sotto dell'inflazione reale, determinerà nei fatti un non adeguamento, nei prossimi rinnovi contrattuali, neppure al costo della vita. Infatti l'inflazione programmata, lo ricordiamo, rappresenta un elemento determinante nel calcolo dei rinnovi contrattuali per il pubblico impiego.

Il trascinamento da due a tre anni degli scatti per le retribuzioni del personale docente. Infatti dal 1° gennaio 2009 gli scatti biennali dei docenti, pur conservando lo stesso importo, diventano triennali.

Meno diritti per tutti con la riduzione della retribuzione nei primi dieci giorni di assenze per malattia e per permessi retribuiti.

P er primi dieci giorni di assenza è corrisposto il trattamento economico fondamentale con esclusione di ogni indennit à o emolumento, comunque denominati, aventi carattere fisso e continuativo, nonch é di ogni altro trattamento accessorio.

Nella sostanza il dipendente assente per malattia o permesso retribuito avrà diritto, nei primi 10 giorni, al solo tabellare, perdendo tutta la parte accessoria (art. 41, indennità di funzioni, etc.).

Da tale vincolo sono escluse le assenze per congedo di maternità, lutto o patologie gravi che implicano cure salva vita.

Tale normativa, ha carattere estremamente discriminatorio, vi rientrerebbero infatti, stando alla lettura del testo, anche le assenze per malattia dei propri figli, i tre giorni per gravi giustificati motivi, colpendo i lavoratori (ed in particolare le lavoratrici con figli piccoli) che hanno maggior difficoltà; una malattia di un bambino, alcune problematiche di salute, i primi sintomi di quelle che potrebbero diventare malattie professionali vengono colpite dalla scure della riduzione dello stipendio.

Dubitiamo che tale previsione abbia una reale incidenza sui fenomeni dell'assenteismo (di solito chi lo pratica conosce tutti i trucchi e le interpretazioni normative per non incorrere in tali restrizioni) ma che, al contrario, possa agevolare altri comportamenti, se per malattie dei propri figli o altre problematiche,si raggiungono i 10 giorni di assenza oramai diventa più conveniente assentarsi anche nei giorni successivi.

Meno pubblici dipendenti.

Sono previsti a partire, dal 2009 consistenti blocchi del turn over. Per ogni 10 persone che andranno in pensione potranno essere assunte solamente 1 persona nel 2009, 2 nel 2010 e nel 2011, e 5 nel 2012. Ma come se non fosse sufficiente, il riferimento non è solamente alla spesa complessiva ma anche alle unità di personale. Considerando che i colleghi che vanno in pensione sono, normalmente, nelle fasce e nei gradini più alti, mentre i nuovi assunti partono dalle fasce iniziali, il risparmio effettivo sarà sicuramente più consistente.(ad. es. se vanno in pensione 10 EP4 nella all'università converrà , assumere almeno un Ep1.)

Inoltre tale blocco avrà notevoli ripercussioni anche sulle possibilit à di progressioni verticali, che corrispondono al 50% delle assunzioni complessive.

Il sostanziale blocco delle assunzioni riguarda sia i tecnici amministrativi che i ricercatori-docenti, con le inevitabili ricadute negative anche nel campo della ricerca.

Per quanto riguarda in particolare i ricercatori il perdurare del blocco sino al 2013 coincide, forse non casualmente, con quanto previsto dalla legge Moratti (L. 230/2004) che prevede, per quella data, che la figura del ricercatore vada in esaurimento.

Ma pi ù flessibili.

Anche le procedure di stabilizzazione subiranno profondi rallentamenti, nei suddetti limiti è compreso, per l ' anno 2009, anche il personale oggetto di procedure di stabilizzazione.

Inoltre con la possibilità di trasformare le università in Fondazioni al personale dipendente viene garantito solamente che f ino alla stipulazione del primo contratto collettivo di lavoro, al personale amministrativo delle fondazioni universitarie si applica il trattamento economico e giuridico vigente alla data di entrata in vigore della presente norma.

Tale impostazione non ha sicuramente lo scopo di incentivare comportamenti virtuosi, o una maggiore efficienza ed efficacia dell ' azione amministrativa, infatti i risparmi derivanti, dalle malattie, dalla riduzione dei fondi per la contrattazione decentrata e dal blocco del turn over, non possono essere utilizzate per incrementare i fondi per la contrattazione integrativa ma andranno a miglioramento dei saldi di bilancio dello stato.

Ci si chiede di lavorare con meno personale e di non ammalarsi senza alcuna contropartita per l ' inevitabile aumento di carico di lavoro e di produttivit à .

Meno diritto allo studio per i nostri figli.

La riduzione massiccia degli insegnanti (si parla di una riduzione di circa 150.000 unità) porterà inevitabilmente ad una dequalificazione del nostro sistema educativo.

La privatizzazione delle universit à, tramite l'incentivazione a trasformarle in fondazioni, avrà come conseguenza una divisione fra poche universit à con maggiori fondi, dove esistono grandi gruppi industriali in grado di finanziarle, ma sicuramente pi ù care e quindi meno accessibili per i nostri figli, e la maggioranza delle universit à, nelle regioni dove il privato è meno disponibile a finanziare il sistema universitario, costrette, grazie alla programmata riduzione dei finanziamenti statali, a fornire meno servizi e quindi minore capacità formativa.

La RSU e le OSS dell ' Universit à Politecnica delle Marche programmeranno, nei prossimi giorni, le necessarie azioni informative e/o di mobilitazione contro tale vergognoso decreto.

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Documento dei ricercatori dell'Universit à Politecnica delle Marche

Il D.L. 112/08 collegato alla finanziaria 2009 del Governo è un attacco gravissimo contro l'Università e la Ricerca in Italia.

In particolare il D.L. 112/08 afferma:

  • La possibilità di trasformare le Università in Fondazioni (art.16). Con un semplice voto del senato accademico e con il parere dei Ministeri competenti è possibile privatizzare l'intero sistema universitario con il conseguente trasferimento dell'intero patrimonio degli atenei pubblici in mani private. Questo porterà pesantissime conseguenze sul trattamento economico e giuridico del personale e sulle scelte di indirizzo in materia di didattica e ricerca. Questa politica potrebbe di fatto significare la scomparsa della ricerca di base, fondamentale per lo sviluppo di tutto il sapere scientifico e tecnologico.

  • I tagli al FFO andranno favore dei Centri di Eccellenza (art.17) quali il fallimentare IIT di Genova, con lo scopo di eliminare la ricerca nell'Università per trasformarla in un mero esamificio.

  • Il taglio di 500 milioni di euro in tre anni al FFO e la limitazione del turn over al 20% (art.66) ridurranno fortemente il personale e le risorse, tanto da pregiudicare il corretto funzionamento sia didattico che scientifico degli Atenei.

Inoltre, la trasformazione degli scatti biennali in scatti triennali (art.69) è un grave attacco alla retribuzione dei docenti già tra le più basse d'Europa.

Tutto questo a favore della politica di risparmi che verranno incamerati dal Tesoro e non reimpiegati nell'Università. Nella strategia politica generale questo significa che l'Italia può fare a meno della Ricerca e della Istruzione Universitaria, in un mondo dove invece l'investimento in ricerca ed istruzione viene inserito nella politica più generale di crescita e sviluppo.

I risultati immediati saranno la fine dell'Università pubblica attraverso:

  • Dequalificazione totale della didattica dovuta all'aumento del carico didattico che probabilmente graverà soprattutto sui ricercatori in quanto anello più debole del sistema.

  • Morte completa della ricerca sia per mancanza di personale che di fondi, anche perché le risorse umane dovranno tutte essere dedicate alla didattica.

Per questi motivi, sottolineando che i Ricercatori si sono fatti carico di una parte cospicua della didattica e sostengono la ricerca col loro impegno quotidiano nei laboratori e negli organismi di ricerca nazionali e internazionali, si riservano di assumere le iniziative anche drastiche per contrastare il progetto della distruzione della Università e della Ricerca.

I Ricercatori richiedono altresì che tutte le componenti dei lavoratori dell'Università (docenti, tecnici) e gli organi collegiali e di governo prendano posizione e organizzino forme di lotta adeguate.