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Sertori, FLC CGIL Lombardia: vogliamo che la scuola apra. Serve un progetto di ampia veduta per il rilancio della scuola pubblica

Un articolo del Segretario generale della nostra categoria in Lombardia sulla fase di grande incertezza che sta vivendo la scuola.

02/09/2020
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A cura della FLC CGIL Lombardia

VOGLIAMO CHE LA SCUOLA APRA.
SERVE UN PROGETTO DI AMPIA VEDUTA PER IL RILANCIO DELLA SCUOLA PUBBLICA.

Nessuno nega la complessità della situazione. C’è un nemico invisibile che ha portato morte e sofferenza, che ha chiuso nelle case le persone, anziani, giovani, bambini. Quel nemico c’è ancora e nessuna sa come e quanto colpirà ancora. Tutte le precauzioni, anche drastiche, devono essere prese e devono essere rispettate da tutti, perché c’è di mezzo la salute e la vita di tutti. Auspico che tutto il personale scolastico approfitti della possibilità di effettuare i Test sierologici. Lo ritengo un dovere sociale per tutti nei confronti di sè stessi e nei confronti di tutta la comunità. Resta il dubbio che sia stata applicata la volontarietà per la incapacità del sistema pubblico sanitario di sostenere la campagna dei test sierologici. Non apro qui la polemica di come il sistema sanitario pubblico in questo Paese e in questa Regione sia stato via via smantellato dal taglio di risorse, organici, posti letto e taglio degli ambulatori dei medici di famiglia e di come l’epidemia Covid19 abbia fatto emergere gli errori della politica proprio nella regione che si vantava di avere la migliore sanità! In tutto questo e nell’incertezza del domani su quanto il virus colpirà, la scuola arriva all’appuntamento dell’apertura di un nuovo anno scolastico con ancora più incertezze, ritardi, assenza di un progetto politico di investimento sul futuro della scuola (e del Paese), risorse insufficienti, scuole che non sanno ancora se avranno o meno e quanto organico aggiuntivo che, comunque, date le risorse, non soddisferà le esigenze strutturali della scuola. Per non parlare del trasporto pubblico per gli studenti che rischia, ad oggi, di lasciare a casa il 30% delle ragazze e ragazzi. Il problema doveva essere affrontato da tempo con risorse aggiuntive per ampliare le flotte del trasporto e le corse. Il trasporto deve essere al servizio della scuola e non viceversa. Certe affermazioni e certi articoli di giornali han voluto scaricare le inefficienze del Ministero su altri, cercando di nascondere gli errori, i ritardi, le scelte senza confronto, di una Ministra e dei suoi collaboratori che hanno deciso unilateralmente su qualsiasi cosa, fino ad ergersi interpreti anche del CCNL. Ritardi, incompetenza, non ascolto (lo stesso capo della Task Force, Patrizio Bianchi -persona autorevole e di rispetto- nominato dalla ministra, dichiara di non essere stato ascoltato). La realtà che il sindacato descrive è nelle difficoltà drammatiche e talvolta insormontabili che dirigenti e operatori scolastici stanno affrontando in queste ore e in questi giorni per dare la possibilità, davvero, di far rientrare tutte e tutti in presenza e nella massima sicurezza possibile. I Dirigenti Scolastici abbandonati a se stessi senza chiare indicazioni, con uno scaricabarile verso il basso dal Ministero, dalla Regione e così via, in nome dell’autonomia scolastica! Nonostante il Governo abbia prodotto un impegno politico ed economico di non poco conto per affrontare le ricadute dell’emergenza sanitaria con risorse per ammortizzatori sociali a favore dei lavoratori e risorse per imprese e attività produttive, confrontandosi anche con le organizzazioni sindacali, e un parziale investimento di risorse sulla scuola, il ritardo di un intervento diretto sulle politiche scolastiche e sulle azioni confuse e unilaterali di una sua Ministra, non ha permesso di dare ancora oggi certezze alle scuole, alle famiglie e al personale scolastico. Ma, a chi protesta oggi dall’opposizione, ricordo che il taglio più drastico di risorse alla scuola, pari a 8 miliardi di euro in tre anni (pari a 80.000 posti di docente in meno e 40.000 di personale ATA), è stato fatto dalla Ministra Gelmini, dal 2008 al 2011 con il governo di centro destra, Lega compresa. Ma la memoria, ahimè, è corta! 

Perché, purtroppo, la scuola da tempo “serve” alla politica al bisogno: se ne parla solo nelle campagne elettorali o quando si avvicina un nuovo anno scolastico e poi scompare dall’ agenda dei Governi. Ma i numeri e le statistiche ci dicono che stiamo sbagliando. Siamo l’unico Paese in Europa che ha disinvestito negli ultimi vent’anni sull’Istruzione e sull’Università. Il 1° settembre inizia l’anno scolastico. In Lombardia non saranno coperte tutte le cattedre vacanti con docenti di ruolo perché da tempo abbiamo esaurito le graduatorie, causa ritardi dei concorsi, programmazioni errate. Saranno migliaia e migliaia le Supplenze da assegnare e non tutto il personale sarà nelle scuole per il 14 settembre. Di nuovo precarietà e assenza della continuità didattica per gli studenti. Ho l’impressione che tanti parlino di scuola senza conoscerla! Troppi slogan e battute, ci si accorge della scuola solo quando la scuola non c’è! Ma, la scuola vive, nonostante tutto, per la passione delle persone che ci lavorano, anche di fronte ad un declino del valore sociale di questa professione, a volte denigrate dalla politica e sottopagate. È fuorviante parlare di banchi con o senza rotelle, non sono quelli i problemi della nostra scuola. Siamo tra gli ultimi Paesi in Europa come numero di Diplomati; penultimi, come laureati, dietro di noi solo la Romania, con risorse investite sulla scuola che sono tra le più basse nei Paesi Europei. Purtroppo non c’è la consapevolezza da parte di tanti, politica e opinione pubblica, che senza un progetto, un piano straordinario sulla scuola, il Paese va verso un declino economico e culturale? Lo stiamo osservando da tempo in questi ultimi anni. Urge, quindi, un progetto di medio periodo in cui la politica indichi l’Istruzione una priorità per il Paese, con un piano di investimenti senza i quali non si va da nessuna parte. La scuola, non v’è dubbio, deve essere ripensata nel suo insieme di sistema, nelle articolazioni di figure che servono per gestirla, nei cicli scolastici, nella formazione e reclutamento del personale, nelle nuove forme della didattica. Quale scuola e per cosa? Una scuola pubblica e laica, gratuita, obbligatoria fino a 18 anni, nelle varie forme di istruzione e formazione dei percorsi per gli studenti e per il loro orientamento. Una scuola per far crescere la persona, per alzare il livello di conoscenza e sapere, che sappia intrecciare il sapere con il saper fare. Una scuola che, prima di tutto, educhi e formi moralmente lo studente in modo che sviluppi conoscenze adeguate a partecipare responsabilmente all’organizzazione politica, economica e sociale del Paese. Una partecipazione consapevole e attiva dei cittadini. Dobbiamo farlo, insieme, ma spetta alla politica mettere al centro la scuola con un progetto alto, ascoltando le persone di scuola, pedagogisti, sociologi.... Serve, come detto dal segretario generale della FLC CGIL, una Costituente della scuola e dell’istruzione pubbliche che potrebbe essere una prima risposta alla necessaria rielaborazione della riforma complessiva e strutturale. Noi ci siamo.

Tobia Sertori, Segretario Generale FLC CGIL Lombardia