FLC CGIL
Testo CCNL Istruzione e Ricerca

http://www.flcgil.it/@3922693
Home » Notizie dalle Regioni » Lombardia » Milano » Sciopero 5 maggio: 35.000 in piazza a Milano con i sindacati della scuola per dire no alla riforma del governo

Sciopero 5 maggio: 35.000 in piazza a Milano con i sindacati della scuola per dire no alla riforma del governo

L’intervento di Tobia Sertori, segretario generale della FLC CGIL Lombardia.

05/05/2015
Decrease text size Increase  text size

A cura dell’Ufficio stampa CGIL Lombardia

Gran parte delle scuole chiuse, 35.000 persone arrivate da tutta la Lombardia e con 75 pullman dalle sette regioni settentrionali che hanno partecipato alla manifestazione di Milano, hanno sfilato in corteo da piazza Repubblica all'Arco della Pace per lo sciopero generale della scuola indetto da FLC CGIL, Cisl Scuola, Uil Scuola, Snals e Gilda Unams, contro il disegno di legge del governo Renzi. “Una manifestazione come non si vedeva da anni, ha commentato il segretario generale della CGIL Lombardia Elena Lattuada, e ancora un corteo pacifico com’è stato quello di domenica, dopo le violenze dei giorni scorsi. Migliaia di lavoratrici, lavoratori, studenti, cittadini lombardi decisi a costruire insieme una grande alleanza per i diritti”.

MilanoPer Tobia Sertori, Segretario generale della FLC CGIL Lombardia, che ha parlato dal palco, “oggi le lavoratrici e i lavoratori della scuola, insieme a studenti e genitori, hanno dato una chiara e forte risposta al governo Renzi. La massiccia adesione alla manifestazione e allo sciopero generale della scuola non può passare inosservata.
Il malessere è sempre più forte; il Ddl del governo traccia un’idea di scuola pericolosa e dannosa per tutti. Se dalla scuola bisogna ripartire, non è con presidi manager né con la cancellazione della partecipazione attiva di tutte le componenti che si potrà avere una scuola migliore. La scuola è un luogo educativo, basato sulla cooperazione e la collegialità; che debba essere rinnovata è un dato condiviso. È cambiata la società, sono cambiati gli studenti. Serve sicuramente una nuova didattica. Ma per rinnovare, ha aggiunto Sertori, servono risorse umane e finanziarie. Senza investimenti non si fa nulla, si fanno solo riforme al ribasso.  E non è una legge che può decidere unilateralmente i diritti, i doveri, l’orario di lavoro e il salario dei lavoratori, ma è la contrattazione tra le parti: il contratto di lavoro. I lavoratori pubblici non sono lavoratori diversi da altri. Basta parole al vento, per ridare il ruolo sociale che l’insegnante merita bisogna innanzitutto che sia valorizzato e riconosciuto il suo lavoro e che lo stipendio sia dignitoso. Serve personale stabile per garantire continuità didattica e qualità, ha aggiunto Sertori.
È giunto il momento di cancellare la piaga del precariato. La stabilizzazione di chi ha garantito il funzionamento della scuola pubblica è un dovere da parte dello Stato. Questo disegno di legge sulla scuola deve essere cambiato, ha concluso tra gli applausi il segretario generale della FLC CGIL Lombardia. Si ascoltino le voci della scuola, delle associazioni professionali e delle rappresentanze sociali. Per noi la scuola pubblica è un bene comune, la vogliamo di qualità e la vogliamo difendere.

Oltre a Sertori, a nome dei sindacati della scuola hanno preso la parola dal palco Carlo Giuffrè, segretario regionale UIL scuola Lombardia, Valeria Ammenti, segretaria regionale Federazione GILDA UNAMS Lombardia, Achille Massenti, Segretario nazionale SNALS, una rappresentante dei docenti precari e Francesco Scrima, segretario generale CISL Scuola.

A simboleggiare l’unità del mondo della scuola, una studentessa, Beatrice Di Padua, dell’Associazione Studenti Medi e uno studente, Lorenzo Baldino, dell’Associazione Unione degli Studenti sono intervenuti per ribadire che continueranno a mobilitarsi, insieme alle lavoratrici, ai lavoratori e ai loro sindacati, finché non cambierà il disegno del governo sulla scuola: privatizzare il sistema, trasformarlo in un’azienda che nega sempre più diritti, lascia indietro chi non può permettersi di accedere all’istruzione e riduce l’offerta formativa. Viviamo in un paese, hanno sottolineato, che ha smesso di credere nella scuola, nell’università, nella ricerca, e nonostante questo continua imperterrito a non voler ascoltare chi ogni giorno continua a viverci, a lavorarci, a studiarci. Abbiamo visto il susseguirsi di ministri incompetenti che non tengono in conto il diritto allo studio; questa riforma ci è stata presentata come una grande rivoluzione, ma gli studenti sono stanchi di “promesse fasulle”, e l’hanno detto in piazza oggi con grande chiarezza.

Sciopero scuola 5 maggio 2015 - Milano